Thursday, 24 September 2009

Valdatorte, o di quello che resta solo nei ricordi

I weekend in Italia passano veloci ma mi lasciano sempre alcune cose, ogni volta le stesse, ogni volta diverse per intensità e colori: la dolcezza dei ricordi, la nostalgia che mi assale alla stazione ferroviara di Gatwick, una certa acidità di stomaco dovuta al troppo vino bevuto e la promessa mai mantenuta di essere più moderata in futuro.

Il fatto di sapere che sarebbe stato l'ultimo weekend prima di lasciare definitivamente l'Inghilterra mi ha donato un po' di malinconia, il giusto per evitare di non imprecare troppo quando sia all'andata che al ritorno mi sono sorbita ritardi causa valigie: all'andata avevano caricato una valigia in più e allora via! Tira giù tutto, ri-conta, non si trova la valigia extra, ri-conta di nuovo tutto. Al ritorno i treni erano nel caos perché qualcuno aveva dimenticato una valigia sul treno e allora via! Ferma il treno, chiama gli artificieri e tutti gli altri treni si bloccano e il ritardo cresce e cresce e cresce... Ok, alla fine ho tirato giù qualche maledizione nei confronti delle efficienti ferrovie britanniche, ma ero giustificata!!! Che alla fine non è mica il fatto di fare ritardo che mi da fastidio e fa arrabbiare: da italiota media ci sono più che abituata.
E' di nuovo quello scontrarsi con l'idea che nel nord Europa le cose funzionino meglio: non è così, e il tutto è aggravato dal modo di fare un po' finto e ipocrita con cui comunicano i ritardi, li accettano, ma poi mi trattano come venissi dal paese di Pulcinella pronta a sfoderarmi in un assolo di mandolino, declamando le proprietà benefiche della pummarola.


Ma tant'è. Il week-end è alle spalle, ma ne porto ancora i segni sotto forma di sonno endemico, che ieri mi ha fatto prendere una testata in sala riunioni, quando mi sono beatamente addormentata, salvo poi svegliarmi nel momento in cui la fronte ha toccato il legno del tavolo. Ahi, che dolor!


Ho visto amici e famiglia. Ho portato amore, un maiale di ceramica che farà -è il caso di dirlo- la sua porca figura nella casa nuova del metallaro con le pattine, un ultimo barattolo di marmite. 
Ora, io sarò anche crudele e cattiva, ma il mio titolo come maestra del male vacilla: io l'ho portata, ma non sono stata io a convincere la cameriera del Tribeca a provarla, dicendole che era una leccornia!!!

Sara ha ricominciato l'asilo e Davide in poco meno di tre mesi ha conquistato la posizione eretta e corre per casa, o quanto meno trotterella veloce.
I miei hanno preso la notizia del mio rientro con un aplomb quasi inglese: mancavano i fuochi d'artificio, ma per il resto era tutto pronto.



La notizia più importante di questa quattro giorni italiana comunque è che non ho causato nessun danno e/o grave reazione allergica a Vivi.
Il giorno del suo compleanno le avevo promesso la versione celiaca di questa torta, che avrei giusto giusto recapitato a Valdapozzo.
Potremmo discutere su come la Linzer Torte che ho mangiato da Florence sia ormai diventata un'ossessione per me, ma questo non è il momento e poi a che pro? Ognuno ha le sue fisse, la mia non è dannosa, se non al mio colesterolo.  

Ottimo, torta decisa, che ci vuole? Una torta è una torta, anche se al posto della zerozero usi la gluten-free.
Certo, come no, ovvio!!!
Dopo 4 chiacchiere con il gestore del "Celiachia market", inizio ad avere i primi dubbi sulla fattibilità di una torta e mi chiedo se non mi convenga comprare una confezione di brioche.
Tornata a casa, leggo il contenuto sulla scatola della farina, apro il pacchetto e finalmente comprendo perché fare torte per celiaci sia difficile: la farina è composta da vari amidi e farine di riso, mais e simili e hanno la consistenza e poca elasticità di questi tipi di alimenti.
Dopo aver sfornato la torta, ero stanca come poche volte mi è capitato e mi sono sentita molto solidale con i celiaci di tutto il mondo (unitevi!).

Alla fine però la torta è piaciuta e Vivi è ancora pimpante e felice. Obiettivo raggiunto: non è come la torta di partenza, ma è giusto che sia così perché questa non è la Linzer Torte, ma la Valdatorte. Legata a ricordi diversi da quelli del Marais, destinata a essere una torta indipendente pronta a camminare nel mondo con le sue gambine.


Ho scattato solo una foto con il cellulare ma devo averla cancellata poco dopo, così non ho nessuna foto per ricordarla così com'era. Però ho la ricetta, quindi se qualche amica celiaca e fotografa vuole darsi alla food-photography ecco qua la Valdatorte!


Ingredienti:
150 gr di burro
250 gr di farina gluten-free
150 gr di zucchero
50 gr di mandorle tritate
50 gr di nocciole tritate
5 amaretti schiacciati
1 uovo
3 cucchiaini di cannella
1 pizzico di chiodi di garofano schiacciati
3 gocce di estratto di vaniglia
scorza di mezzo limone grattuggiato
1 bustina lievito per dolci
300 gr marmellata di lamponi rossi diluita con 1 cucchiaio di maraschino
1 uovo per spennellare


Mescolare la farina con il lievito.
Lavorare il burro con lo zucchero, aggiungere le spezie, le nocciole, le mandorle e gli amaretti. Sempre mescolando con una forchetta aggiungere metà della farina, poi l'uovo e la parte restante della farina. 
Impastare velocemente a mano e formare una palla. Avvolgerla nella pellicola e metterla in frigo per almeno 30 minuti.
Accendere il forno a 190°C.
Usare 3/4 della pasta per il fondo e i bordi: stendere la pasta sul fondo di una tortiera, per uno spessore di 1.5 cm e fare i bordi alti sui 3 cm.
Spalmare la marmellata. 
Richiudere i bordi su loro stessi e usare la pasta rimanente per decorare la torta.
Spennellare con l'uovo e infornare per 40-45 minuti.


Lasciare raffreddare completamente la torta prima di toglierla dalla tortiera, ancora meglio se la si lascia riposare la notte e la si addenta il giorno dopo.

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