Thursday, 22 October 2009

The apocalypse burger

Non paga del travaso di bile provocatomi dai bravi ragazzi, sono tornata a leggere un po' di notizie, tanto per continuare a farmi del male.
Sulla pagina iniziale del Corriere, leggo: "Sarà un hamburger a distruggere il pianeta".
Le reazioni sono state, nell'ordine:
1. Urca! E chi lo dice adesso a Roberto Giacobbo?
2. Urca! Ma i Maya avevano un segno zodiacale per la fiorentina?
3. Ma l'hamburger arriverà prima o dopo Apophis?  O Apophis è la bistecca? Devo regolarmi per il mutuo!

(Piccola parentesi: ho scoperto dell'esistenza di Apophis quando, un'ora dopo aver firmato un mutuo trentennale, ho letto su un giornale che Apophis avrebbe colpito la terra e distrutto l'umanità intera... 30 anni dopo. Azz, a saperlo prima!)

Clicco sul link e nel breve tempo che la pagina impiega a venir caricata mi immagino:
1. Giacobbo che entra in un centro recupero gestito da Dan Brown, Mulder e Scully per superare il trauma di scoprire che Nostradamus non ci aveva preso.
2. Il gran consiglio Maya che si riunisce d'urgenza perché loro sta storia della bistecchina non la conoscono e non possono esserne considerati responsabili, lo dicono pure i loro "terms & conditions".
3. Un enorme cheese & bacon burger abbattersi violentemente su borgata Parella e distruggere il fungo di Piazza Campanella e spazzare via la pista ciclabile di Corso Montegrappa (anche se chi l'ha progettata senza scivoli agli incroci dovrebbe venire spazzato via piuttosto).

Dopo aver letto l'articolo, Giacobbo si mette il cuore in pace in pace, i Maya si tranquillizzano e Apophis torna a essere un meteorite come tutti gli altri, magari con qualche conseguenza dopo l'impatto con la Terra, ma per nulla dannoso al colesterolo.

Il pericolo descritto dall'articolo è un altro.
Uno che gli apostoli dell'apocalisse del broccolo mi hanno già descritto ripetutamente.
Visto che la carne presente nella nostra dieta è responsabile a quanto pare per l'immissione di un'elevata quantità di gas serra a causa dell'allevamento intensivo, che si fa?
La rispostona è una sola: diventiamo vegetariani, e prediligiamo un'alimentazione a base di soia e altre coltivazioni vegetali, così salviamo il mondo e sconfiggiamo la fame e la povertà.

Ora a parte che quando sento discorsi del genere mi suonano in testa mille campanelli d'allarme per via delle coltivazioni transgeniche (e non mi si venga a dire che vengono solo usate per dare da mangiare ai bovini negli allevamenti vi prego, che di stronzate oggi ne ho lette e sentite troppe), mi viene sempre da dubitare di simili ricerche, sponsorizzate o da multinazionali stile Monsanto o da organizzazioni internazionali FAO, che stimo poco più dell'unicef per il suo impegno a stipendiare funzionari in giro per il mondo.

Quello che mi stupisce (e forse non dovrebbe più stupirmi) è come tutte le ricerche e gli studi scientifici abbiano ormai assunto un carattere di definitività che poco ha a che fare con la scienza molto con l'integralismo, specie se la ricerca arriva dall'America.
Ah se sono dei ricercatori americani allora bisogna mettere la notizia in prima pagina, perché di sicuro hanno ragione, visto che hanno le università migliori al mondo (ma poi non riescono a indicare il subcontinente indiano su un planisfero).
Non sono più teorie o tesi da comprovare con la cara, buona e vecchia ricerca scientifica. No, sono dogmi e non puoi essere che pro e contro un modo di essere o vivere. Nessuno spazio per ragionare, nessun luogo nel mezzo dove trovare un equilibrio. Con me o contro di me e se sei contro di me sei un coglione, questa sembra essere il tipo di modus operandi che va di moda oggi, non solo in politica a quanto pare.

Questo articolo mi ha fatto ricordare i predicatori vegetariani e vegani che incontro sempre più frequentemente. Non so se sia così anche in Italia, ma negli ultimi due anni ho osservato una trasformazione nelle persone che mi stanno accanto. E' aumentato il numero di vegaestremisti.
Quelli che quando andiamo a pranzo insieme in mensa mi guardano storto perché ho preso il pollo agli anacardi.
Voglio mangiarmi il pollo senza che tu, o saccente santa donna, mi definisca "a bloody killer, with no empathy for the innocents"

No, no, no. Non mi piace che la gente carichi sulla mia bistecchina settimanale il peso e la colpa della fame del mondo.
Ma c'è davvero ancora qualcuno che crede che se non ci fossero più allevamenti, tutti i cereali finora a loro destinati sarebbero dirottati sui poveri del mondo?!?! Certo, me le vedo tutte le multinazionali, a sbracciare in prima fila: io, io! Io voglio donare il mio grano ai bimbi del Mali!
A quanto pare sì.

Io di carne non ne mangio molta, e quella poca che mangio mi costa, visto che finanzio ancora il piccolo commercio sotto forma di macelleria e al Mac ci entro solo per andare in bagno; se ci rinuncio è per pigrizia, perché non ho voglia di cucinarla, non perché così mi sento più buona e eticamente o personalmente migliore degli altri.
E' una mia scelta e finché c'è reciproco rispetto per scelte personali, quali il tipo di alimentazione ad esempio, il problema non si pone.
Alcuni miei amici sono vegetariani e non ci sono problemi. Maria non cerca di convincermi a non mangiare carne, io non la incoraggio a provare l'agnello. Andiamo a mangiare il Sunday Roast o a cena fuori e siamo tutte e due felici.
Le tensioni fra me e mia sorella non erano certo dovute al fatto che io fossi onnivora e lei vegetariana: semplicemente eravamo due adolescenti con le paturgne. Una volta passate le paturgne tutto è tornato normale.
Ingenuamente ho sempre pensato fosse più che sufficiente, salvo dovermi ricredere.

Non riesco a staccarmi dalla mia più cinica visione del mondo (e nemmeno dal mio stile di alimentazione) e cerco di non prendermela più di tanto quando mi capitano episodi simili a quello della mensa.
Ormai la reazione a questo tipo di articoli si è normalizzata ed è diventata una sola.
Ecco perché ieri sera sono tornata a casa e mi sono fatta una bella bistecca.
Medium rare, with all the trimmings, but no gravy.
Annaffiata con un sidro, per produrre il quale quintali di mele sono state crudelmente strappate dalla loro casa e mandate a morire sotto una pressa.
Povere mele.

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