Saturday, 10 October 2009

fatine e secchielli

Oggi pomeriggio giretto tranquillo in quel di Guildford, che in un certo senso è come andare in centro a Londra.
Ha gli stessi negozi di Londra, la stessa puzza di Mac e cornish pastries man mano che ti avvicini alla stazione, i ragazzini chiassosi.
Come a Londra, la gente si siede ai tavolini dei cafè alle quattro di pomeriggio e ordina un'insalata di pasta accompagnata da un bel cappuccino gigante.
Ogni tanto all'uscita di qualche bar scoppia una rissa. Proprio come a Londra.
E anche come Woking. Solo che Guildford è ricca e posh, è una città che se la tira insomma; un po' a ragione: la High Street ha questo ciottolato che assorbe tutti i suoni e quando si arriva in cima basta voltarsi per vedere un panorama mozzafiato delle colline del Surrey.

Se sento il bisogno di fare shopping e la necessità masochista di provocarmi un'emicrania di proporzioni titaniche, risparmio sul biglietto del treno e vado a Guildford, invece che a Londra. Esattamente come mi sentivo oggi!

Dopo aver dato un'occhiata a Waterstones mi sono incamminata lungo la High Street, pensando ai fatti miei quando mi si para davanti una fatina.
Strano, non ho assunto nessuna sostanza proibita, mi sono sempre tenuta lontana da polverine magiche, eppure c'è una fatina davanti a me.
Un esame più accurato della scena mi rivela che si tratta di adolescente con residui di acne, minigonna di jeans, calzamaglia spessa e Ugg boot. A completare la mise, ci pensa una tunica rosa, delle ali di raso, rosa pure quelle e una bacchetta magica.

"Some spare change for helping the children?"
"... eh?"
"Got some spare change in your pocket?" Al che dà uno scossone al secchio che ha in mano e che risuona delle monetine che la gente prima di me le ha lasciato.

Ah, ora ho capito. Unendo i punti neri sulla faccia della fatina viene fuori la parola "beneficenza".
Le sorrido, scuoto la testa e faccio per proseguire ma fatina non si schioda.

"Don't you care about the future of our children?"

Cerco di non rispondere, ma la tentazione e il senso di fastidio sono troppo forti. Mi pizzico la lingua ma, prima di rendermene davvero conto, le rispondo.

"Yeah, teenage pregnancy is a big problem, but I think you can tell your parents and they'll accept your baby".

Fatina rimane interdetta e io la scarto e tiro dritta.
Dopo mi sono sentita un poco in colpa. Solo un poco però, perché questo costante chiedere soldi per beneficenza mi fa saltare i nervi.

Questo paese pullula di attività di beneficenza e carità. Di per sé non è un problema, anzi!
Quando i miei colleghi mi chiedono una sponsorship quando fanno delle corse, maratone e qualsiasi altra cosa gli venga in mente, io le mie dieci sterline le dono volentieri.
A novembre compro qualche papavero rosso quando si celebra l'11 novembre.
I biglietti di Natale li compro da Oxfam, in più è molto più facile trovare prodotti equo-solidali in vendita.

C'è però un limite oltre il quale, provo un fastidio tremendo, quando cercano di creare un rimorso, di farti partire la lacrimuccia con la quale far leva e aprirti il portafoglio.
La tv è piena di pubblicità che mostra il cane bastonato/bimbo maltrattato/adolescente disadattato e poi la frase ad effetto che più o meno suona così:
"You can change all this. Please pledge xxx£ a month..."

Quando sento il verbo "pledge" mi viene l'orticaria.

La stessa strategia l'adottano i secchielli in giro per la città, con questo continuo chiedere soldi e cercare di farti sentire in colpa se non gli lasci una donazione e dei modi di fare anche abbastanza aggressivi a volta. Non è raro vedere gente inseguita da ragazzi con casacche di uno dei vari enti che urla e cerca di attirare l'attenzione di tutti i passanti.

Questa strategia ha avuto un effetto contrario a quello sperato: ho sviluppato una forma di indifferenza per buona parte delle richieste di beneficenza. Lungo la strada verso la stazione, ho rivisto la fatina.
Seduta sul marciapiede, il secchiello su un lato, stava mandando giù un muffin con del succo di frutta.
Mi sono chiesta se avesse finanziato il suo spuntino con le offerte dei passanti e non mi sono stupita di quanto sia diventata cinica.

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