Sunday, 18 October 2009

How it is, o della mia cocciutaggine

Magari non è nemmeno cocciutaggine, è che non ci arrivo.
O forse sono semplicemente ottimista.


Sta di fatto che sabato pomeriggio, non paga delle crepe nel pavimento, degli istinti materni dei ragnoni e dei torsoli di mele transgeniche, mi sono addentrata in quell'enorme scatolone nero che è l'arte contemporanea.


E la definizione non è messa lì a casaccio. Miroslav Balka, l'ultimo a esporre nella Turbine Hall per la Unilever series, ha proposto un enorme scatolone nero.


In realtà dovrebbe essere ben altro. Dovrebbe far pensare all'Olocausto, visto che Balka si è ispirato ai carri su cui gli ebrei del suo paese, la Polonia, venivano stipati per essere inviati ad Auschwitz, rievocare il terrore che le forme, i suoni, il buio provocavano.
Dopo che i miei occhi si sono abituati all'oscurità, e ho iniziato a distinguere le forme, aiutata anche dalla quantità impressionante di cellulari e flash che sembravano schizzare in ogni direzione, sono rimasta sola con un interrogativo: "Tutto qui?"


Non c'era terrore, paura del buio e nemmeno curiosità. Non so nemmeno se è vero quello che c'è scritto sul sito della Tate a riguardo.
So che non ho provato nulla a parte noia e voglia di andarmi a prendere un tè.


Ho trovato molto più inquietanti i pinguini impiccati al Millenium Bridge. Ho provato a cercare informazioni su internet, ma non si trova nulla su di loro...



pinguini e ponti

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