Tuesday, 6 October 2009

The professionals

Ancora oggi, quando Rai Tre scova dai suoi archivi le vecchie puntate dei "Professionals ", mio padre se li guarda.
Io invece mi guardo le repliche qua in Inghilterra. A vederli oggi, i Professionals sfiorano il ridicolo. Mio padre non lo ammetterà MAI, io non problemi a dirlo, anche se la sigla d'apertura rimane, a mio avviso, una delle più orecchiabili.
Non so nemmeno io perché li rivedo (in due anni, ho rivisto tutti gli episodi. Due volte.), penso che sia una delle caratteristiche della TV: rincoglionisce, e se sei stanca non hai molte arme di difesa.
O forse è la parola "professionals" che mi impedisce di prendere il telecomando e spegnere la tv.
Questo deve essere il motivo per cui, anche stasera, ho visto "Masterchef - The Professionals".
Masterchef è una serie di programmi di cucina, a metà fra il reality show e la gara. Una gara fra chef. C'è la versione stile "Isola dei Famosi" con vecchie glorie e attori delle soap. C'è la versione con appassionati di cucina.
Quella in onda ora è quella dedicata ai professionisti, gente che ha lavorato per vari anni in ristoranti, ha fatto la gavetta e che gareggia per ottenere un lavoro nella cucina di un rinomato ristorante. Gente che sa il fatto suo, insomma.
O meglio, dovrebbe essere così visto che, come dice la voce fuori campo, "cooking doesn't get better than this".
Gulp. Forse lo guardo per rincuorarmi, insomma se questo è il massimo allora ho speranze anch'io. Mi da coraggio insomma.
Fra cuochi che servono fegato al sangue e altri che tentano di asportarsi tutte le dita della mano con un colpo preciso di coltello, quelli che pensano che il garlic bread è il massimo della raffinatezza, mi rimane sempre il dubbio di come li abbiano selezionati.
La parte più bella per me è all'inizio, quando c'è un primo turno di eliminatorie: per conquistare il diritto di cucinare per Michel Roux Jr., gli aspiranti professionals devono superare una prova giudicata da Monica Galetti.
Ecco, vedere Monica Galetti, il sous chef di Roux, che riduce questi arroganti cuochetti in budini molli è la ragione per cui non riesco a prendere il telecomando e spegnere la TV.
Anzi, non riesco a prendere il telecomando perché la TV rincoglionisce, sono ipnotizzata dalla parola "professionals" e mi piace Monica Galetti.
Tagliare verdure, cucinare omelette, il tipo di prova che pensi uno chef che lavora in un ristorante da anni dovrebbe fare a occhi chiusi, diventano imprese titaniche se a giudicarti è Monica.
Un po' come in "The Apprentice" l'unica ragione era vedere Margaret Mountford distruggere i concorrenti con una semplice alzata di sopracciglio (ah,come mi piace Margaret!), Monica è quella che distrugge con una parola, ma suppongo che se dice "è abbastanza buono", vuol dire che è qualcosa che verrebbe servito in un ristorante con la galassia Michelin.
A ogni Monica che mi incanta corrisponde un Greg Wallace che mi manda in bestia. Greg Wallace rimane una di quelle presenze inspiegabili della televisione: sprovvisto di un'opinione propria, rimescola quello che dicono gli esperti prima di lui; è super fornito di espressioni che mi fanno saltare i nervi: "Off you go", "You got x minutes left", "that's an absolute delight/joy/dream", più una serie infinita di frasi legate alla parola "challenge".
Dopo un po' non lo sopporto e invece di cambiare canale (cosa che non mi riesce perché la TV rincoglionisce, sono ipnotizzata dalla parola "professionals" e mi piace Monica Galetti), inizio a inveire contro il mio minuscolo 14 pollici.
E mi sento meglio dopo. Insultare Greg Wallace è uno dei migliori anti-stress che ho provato finora. Forse per questo non riesco a cambiare canale: perché la TV rincoglionisce, sono ipnotizzata dalla parola "professionals", mi piace Monica Galetti e adoro prendere per i fondelli Greg Wallace.
Ma ora è tardi, domani la sveglia suonerà presto e nel mio soggiorno sembra sia passato un tifone (ho iniziato a inscatolare di nuovo la mia vita in vista del trasloco) quindi off you go!

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