Wednesday, 14 October 2009

Stretching, non solo mentale

Il martedì torno sempre tardi a casa, perché mi fermo in ufficio per andare a lezione di body balance.
Ah body balance, una delle cose che più mi mancherà dell'Inghilterra! Ieri ci scherzavo su con Carolyn, l'istruttrice e le chiedevo se non le andasse di continuare a fare lezione in Italia.
E' australiana, il clima italiano di sicuro la farebbe sentire di più a casa di quello di Fleet!
I figli? Non c'è problema, i collegi li hanno inventati apposta!
La lezione del martedì sera e quella del giovedì mattino sono state una delle poche costanti degli ultimi due anni e mezzo.


Quello che mi è subito piaciuto è che non è una classe urlata. Odio quei corsi in cui l'istruttore pensa di darti la carica urlandoti addosso.
Appena uno inizia ad alzare la voce, al primo "come on!" mirato a farmi faticare di più, ha su di me l'effetto opposto: mi siedo, perdo energia e vengo travolta da un fiume di pigrizia.


Fare lezione di body balance è anche entrare in una palestra di umiltà. Anche se sento di migliorare ogni volta, non ho mai l'impressione di essere davvero davvero brava, rimane sempre quel gradino in più da salire.
Per qualche perverso e contorto motivo poi, mi piace imparare dalle lezioni di umiltà inflitte ai palestrati.
Ne abbiamo un certo numero: arrivano ad andare in palestra 3 volte al giorno. Capisco dove sono seduti in ufficio perché sulle loro scrivanie troneggiano dei barattoloni formato famiglia estesa di non meglio precisati integratori alimentari. Li vedo bere strani intrugli e quelli più palestrati sembrano dei Johnny Bravo (magari un po' stempiati) incapaci di chiudere le braccia.
Ogni tanto viene fuori dalle chiacchierate che loro no, non considerano nemmeno l'idea di fare body balance perché non è sport: non si suda ed è "da femmine". A me viene da ridere il più delle volte, perché molto spesso li ho visti almeno una volta a lezione.
Li ho visti arrivare, tutti tronfi, li ho visti squadrare me e gli altri dall'alto al basso, convinti che ehi, se io e i miei maniglioni anti-panico dell'amore ce la facciamo, loro non avranno problemi. 
Certo, è ben difficile mantenere la stessa espressione quando si scopre di non essere così elastici come si pensava, ma molto più sensibili al dolore di quanto non ci si possa augurare!


Ma non è di questo che volevo scrivere quando ho iniziato. Ogni tot settimane Carolyn cambia release, mescola gli esercizi, usa un cd con delle canzoni diverse.
Questa release è diversa perché stranamente non ha canzoni di Seal. Seal è molto popolare in body balance, ma questa volta stranamente era assente dall'elenco.


Comunque mentre Carolyn ci faceva (dolorosamente) fare stretching ai fianchi, partono le note di una canzone conosciuta. Non di Seal, ma conosciuta comunque.
"Why" di Annie Lennox. Nella mia testa "Why" è catagolata alla voce "canzone da cassetta". Alle medie e poi alle superiori, quando ho iniziato a studiare inglese, passavo pomeriggi interi con Adri a cercare di capire cosa dicevano le canzoni. Registravamo le canzoni dalla radio, su una cassetta e poi pezzo per pezzo ne ricostruivamo il testo. 


Play stop. 


- Ci hai capito qualcosa?
- Ha detto "That's why it hurts so bed"
- Bed?!?! Non ha senso: ecco perché mi fa male il letto?
- Ha detto così, manda indietro.


Indietro play stop.


- Sentito? 
- Mah, controlla il dizionario vah...
- Mmmmh, ah ecco! Potrebbe essere bad e non bed! Bad vuol anche dire "male". In effetti ha più senso così


Annie Lennox era un osso per nulla ostico rispetto a quello che abbiamo attaccato dopo, vale a dire i R.E.M.
L'abitudine di Micheal Stipe & Co. di non includere i testi delle canzoni nel libretto del disco e la mancanza di internet su cui recuperare informazioni velocemente e senza sforzo, hanno fatto sì che quasi ci perdessimo il senno su "Cuyahoga" o "Green grows the rushes".


Non cambierei mai quel modo di scoprire la canzone strofa per strofa, magari per scoprire qualche mese dopo di aver cannato in pieno tre quarti del testo. Non è solo l'orgoglio di avercela fatta da sola, con le mie forze e il dizionario. E' anche la caterva di ricordi ed emozioni che questo modo di ascoltare le canzoni mi ha regalato.
Mi ha fatto sorridere ripensarci ieri.


"Right, smile, girl. I guess the hips are not hurting that much anymore"
E io continuavo a sorridere a Carolyn.


Anche perché i fianchi mi facevano così male che non riuscivo più a muovere nessun muscolo. Forse più che un sorriso era una paresi.

2 comments:

  1. ciao virginia, sono nicoletta, una studentessa della nuova zelanda, e sono qui in italia per imparare la lingua e seguire le mie passioni, cioè la cucina italiana e la moda. Ho ricevuto una borsa di studio per stdiare l'italiano a firenze per un mese, e ho appena finito questo corso. Adesso sono a Torino per fare 'una ragazza alla pari'...comunque ho scoperto il suo blog e cosa ha scritto sul body balance!!! Io amo body balance, lo faccio da tanti anni in nuova zelanda, perché la mia mamma insegna queste lezioni. Comunque mi mancano veramente tantissimo queste lezioni e in questo periodo sto cercando a trovare una palestra a torino che fa body balance. Non ho capito bene, ma lei abita a torino/un altra città in italia o in inghilterra adesso??? e volevo sapere se lei ha trovato un posto in italia in cui fanno queste lezioni? Grazie mille, nicoletta.

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  2. Ciao Nicoletta,
    fino a tre mesi fa io vivevo in Inghilterra, ma ora sono tornata a Torino.
    Il body balance mi manca tantissimo, ma non sono ancora riuscita a trovare una palestra che faccia lezione. :-(
    La ricerca continua...

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