Saturday, 28 November 2009

canestrelli e rugby, un sabato italiano

Per la serie "no shit, sherlock!" ecco una perla di frase fatta: "Alcune cose si apprezzano solo con il tempo".
E' vero, però! Cresciamo, impariamo, proviamo nuove cose e gusti e impressioni cambiano e si modificano.
Cose che 20 anni fa non mi andavano giù ora magari mi piacciono e non è solo il merito della nostalgia-nostalgia-canaglia.


Prendete ad esempio le spalline anni Ottanta. Presente? Quelle spalline belle imbottite da giocatore di football americano che trasformavano qualsiasi camicia, cappotto o maglia in un triste e visivamente orrendo parallelepipedo che trasformava anche la più bella ragazza in una Maga Magò tracagnotta.
Ecco, proprio quelle spalline che si abbinavano a un trucco dai colori fosforescenti e braccialetti colorati (che noi chiamavamo i "braccialetti Madonna" e che oggi ho scoperto solo ora contenere messaggi in codice stile "limoniamo secco", tanto che li vogliono bandire in Inghilterra, come se avessero bisogno dei braccialetti per detenere il record europeo delle gravidanze under 14).
Quelle spalline mi facevano schifo negli anni '80. Le attaccavano a tutto e io le staccavo da tutto, pure dalle tute. 
Ecco, quelle spalline mi fanno ancora raccapriccio oggi, ho sbagliato in pieno l'esempio.


Ci riprovo allora: i canestrelli. Da piccola i canestrelli non mi piacevano: troppo friabili, gli davi un morso e il resto del biscotto ti si sbriciolava addosso. Per non parlare del rischio strangolamento da zucchero a velo.
Purtroppo ero sola in questa mia opinione sui canestrelli: in famiglia li adoravano tutti quanti, quindi non mancavano mai in casa. Nel corso degli anni mi sono sempre tenuta alla larga dai canestrelli, almeno fino all'anno scorso.


Un collega è stato in ferie in Italia aveva portato un pacchetto di canestrelli come regalo per i colleghi: non canestrelli "di fabbrica", ma comprati al forno, messi in una scatoletta di cartone leggero chiuso in una busta da panetteria.
Abbozzo un sorriso e ne prendo uno sotto gli occhi del collega sorridente che mi dice che li a comprati a Vattelapesca. Beh, il nome non l'ho capito, era pur sempre pronunciato da un inglese: ho capito che è un paese piccolo e caratteristico, in collina, ha una chiesa nel centro del paese. Indizi più che sufficienti a individuare questo paese posto "somewhere between Liguria and Piedmont", non trovate?
Comunque dò un morso e... umissignur! 
Ma è il paradiso in terra! Sono così friabili!!! 
Ma che delizia! Lo strato di zucchero a velo sembra renderli ancora più soffici!
Le stesse ragioni che me li facevano odiare vent'anni fa ora me ne fa innamorare.
Mi piacciono tanto, ne posso prendere un altro ancora? No, facciamo che ne prendo altri due che così fa tre, numero perfetto. O sembro ingorda?


Quel giorno sono tornata a casa con un solo scopo: rifare i canestrelli.
Più facile a scriversi che a farsi: ho provato diverse ricette e non ne ho ancora trovata una che mi desse lo stesso sapore del forno di Vattelapesca. Poi mi mancava lo stampino per i canestrelli! Che posso usare anche uno stampino a forma di fiore e farci un buco in mezzo, ma non è la stessa cosa. Invece appena tornata a Torino, ho trovato lo stampino!
Quindi non rimaneva che rifare i canestrelli con lo stampino nuovo e quando meglio se non sabato mattina: impasto mentre parlo con Franceschina, anche lei prossima al grande passo del rientro in patria, poi controllo la cottura mentre Ella mi fa compagnia cantando Cole.
canestrelli
La casa profuma di biscotti quando i miei ritornano a casa e ogni tanto qualche nuvoletta di zucchero a velo si alza mentre li sposto in una scatola, pronta per la prova assaggio.


I miei tester questa volta non sono stati solo i genitori, ma il pack sabaudo, in formazione minima ma pur sempre presente e pronto per la partita di rugby Italia-Samoa.
Appuntamento al pub e, nonostante non ci fosse un mare di gente, c'era una bella atmosfera. C'era anche le telecronache ai limiti della demenza di Sky che ci ha regalato una buona dose di risate: ah Vittorio Munari, vai vecchia lenza!
Abbiamo pure vinto e mi sembrava così strano, ormai non ci ero più abituata!
Dopo fischiettando ancora Cole Porter, ho bighellonato per il centro a guardare le luci di Natale e cercare il coraggio di entrare nei negozi (troppa gente, troppa luce, troppa confusione). Ho sbirciato un po' di libri, preso nota di mostre e film e poi sono tornata a casa, senza correre.
Ora, anche se il futuro appare molto incerto, spero comunque che il peggio sia passato.

No comments:

Post a Comment