Friday, 13 November 2009

Firmin

More about Firmin

Ieri sera, invece di andare a dormire presto, come sarebbe stato saggio fare, ho fatto le ore piccole.
Seduta su una poltrona, con un asciugamano sulle gambe perché il pleid l'ho inscatolato ma comunque fa freschino verso mezzanotte in casa, ho finito di leggere "Firmin" di Sam Savage.
L'ho preso in biblioteca perché non mi è rimasto nulla da leggere in casa (tremendo errore da non ripetere al prossimo trasloco).
Quello che avrei voluto leggere non c'era, così mentre vagavo incerta per gli scaffali l'ho visto: quello che mi ha colpito è la copertina con quel libro morsicato e una coda di ratto che esce e sembra un segnalibro. Sfogliandolo, l'idea di iniziare ogni capitolo con la copertina di un libro è ciò che mi ha fatto decidere di prenderlo in prestito. Ciò che ignoravo è che è un caso letterario.
Un best-seller, prima opera che l'autore pubblica, immenso successo planetario e via discorrendo. L'ho scoperto perché le prime pagine mi hanno davvero divertito e volevo saperne di più di questo Savage (che continuo a confondere con un attore bambino) e allora ho cercato su internet.


Ancora non ho capito bene quanto mi sia piaciuto "Firmin". Di sicuro posso dire che non è di quei libri che mi hanno colpito in maniera travolgente, e il fatto che riesca a parlarne dopo così poco tempo da quando ho finito di leggerlo ne è la prova.
Però non è stato nemmeno una delusione e mi ha dato di che pensare.


Firmin è un ratto che vive in una libreria. La mamma alcolizzata, 12 fratelli tutti più forti di lui, ha imparato a leggere, cibandosi dei libri.
Osserva la vita che si svolge in una zona alla fine dei suoi giorni nella Boston degli anni Sessanta
Firmin è innamorato dei libri e degli umani, i suoi "Lovelies" (sono curiosa di vedere come hanno tradotto questo termine in italiano). Gli uomini lo incuriosiscono, lo affascinano, vorrebbe potergli parlare, purtroppo le sue capacità comunicative non vanno oltre a una serie di squittii.


Più che l'amore per i libri (in un certo senso mi sento vicina a Firmin: lui li mangia, io li sniffo. Firmin decide se vale la pena leggere un libro assaggiandone un angolo, e anche io dò una certa importanza al profumo della carta e dell'inchiostro dei libri che scelgo di leggere), ciò che ha lasciato l'impronta più profonda è la solitudine di Firmin. 
Quanto gli piacerebbe parlare con loro, con i suoi Lovelies, gli umani, dire a Norman dov'è il libro che non trova, discutere con Jerry, ma non può. Per quanto vicino agli uomini che ama ne rimane separato. 
La sensazione di solitudine che Firmin prova non è troppo lontana da quei dialoghi fra sordi che costellano le nostre vite, quelle barriere che rendono doloroso e incompleto il parlare con i nostri simili.
Perché non mi capisci? Perché hai annuito, se poi non eri d'accordo con me?
Questa solitudine è ancora più dolorosa perché Firmin, a differenza dei suoi fratelli a cui soddisfare i bisogni primari e non venir schiacciati da una macchina, è cosciente di questo isolamento, sa di essere solo e sa che questa condizione non gli piace.
E quando a Firmin si spezza il cuore, ho sentito che potevo capirlo, perché il suo dolore e la sua disperazione toccano corde molto vicine al nostro cuore di Lovelies.


"[...] I learned a valuable lesson - that no matter how small you are, your madness can be as big as anyone's.
And you don't have to believe stories to love them. I love all stories."
da Firmin, di Sam Savage.

No comments:

Post a Comment