Friday, 6 November 2009

Lisbona, appunti confusi di viaggio

C'è la luna alta in cielo, quasi piena, ancora un giorno e poi sarà un cerchio perfetto.
Una coppia di giapponesi sta riempiendo una memory card con lo stesso tipo di foto: loro due in primo piano e il castello sullo sfondo, prima a destra, poi a sinistra e poi di nuovo da capo.
Noi ce ne stiamo appoggiati al muretto, guardiamo il Tago che scorre, calmo lui e calmi noi.
Cinque giorni a Lisboa, tranquilla, senza nessuna fretta, senza controllare orologio o mail.
a chill out tour
Da Lisbona sono tornata con un trolley con una sola ruota (la seconda è saltata lungo Guildford Road), piena di mappe e depliant turistici che mi ostino a riportare a casa, ben sapendo che finiranno nel cestino della carta il giorno dopo.
Sono tornata con un rulino della Lomo da sviluppare, ma che sono già riuscita a perdere per casa, qualche foto da stampare e qualche souvenir da distribuire, con qualche aneddoto da raccontare, gesti da ricordare, parole da conservare.
Sono tornata con un'idea più chiara del mio futuro, forza di volontà in più ma anche paura.
E anche con qualche chiletto extra attribuibile interamente ai pasteis de nata; e al miglior polpo mai assaggiato; e a una torta da urlo al cioccolato e vino rosso provata al Pois Café che chiede ed esige una prova a casa; e al baccalà in tutte le salse.


La prima cosa che mi ha colpito non sono stati i colori, o quella luce che sembra filtrare da ogni dove e coccolarti, e ho dovuto aspettare un giorno per vedere quell'effetto sfocato che le acque del fiume regalano all'Alfama al mattino.
Mentre aspettavo Eloi, seduta su una poltroncina all'aeroporto sono stata colpita dalla musicalità del portoghese, così simile a quella italiana. Appena qualcuno iniziava a parlare, io mi voltavo di scatto, perché pensavo fosse un italiano. Solo dopo cinque secondi mi rendevo conto che a parlare era un portoghese. Ma quella cadenza che sa di casa mi ha accompagnato per tutto il tempo.


La cosa che mi è piaciuta di più è stata...
La cosa che mi è piaciuta di meno invece...
Mica lo so, è passato troppo poco tempo, i ricordi non si sono ancora sedimentati per bene in fondo al cuore.
So che mi è piaciuta, perché è una città "onesta". Non nasconde i suoi lati oscuri, decadenti, non vernicia la povertà, non la nasconde in periferie lontane.
Sembra dirti: "Eccomi, so essere bella come le ore passate a leggere "Le memorie di Adriano" su una panchina di un miradouro, ma crudele e disperata come un vecchio che allunga una mano, muto e rassegnato, in praça de Figueira".

casa e gente

La sensazione di essere fuori dal tempo, ma anche nel bel mezzo del suo scorrere, non mi ha abbandonato del tutto.
life in slow motion
Vorrei trovare un modo per descrivere ciò che sentivo mentre guardavo i pescatori scherzare e ridere sul lungofiume. Ma forse è ancora troppo presto. O più semplicemente sono troppo nervosa per quello che mi riserva l'immediato futuro davanti a me per trovare il tempo di mettere in parole i giorni passati.
Quindi mi accontento di ripensare un po' ai colori, alle strade e alle persone.
street-car view
Penso al profumo di caldarroste, alla cannella e allo zucchero a velo, al blu del cielo. E vado a sfornare la torta al cioccolato, che altrimenti mi si brucia!

2 comments:

  1. Spero che posso leggere tutto che scritta---stavo studiando italiano 6-7 anni, ma devo praticare! Voglio seguire il tuo blog per aumentare il mio vocabolario.

    Buona fortuna nella tua avventura seguente come panettiere!

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  2. Ciao Brenda,
    Liz mi ha detto che ti aveva mandato il mio link! Grazie per gli auguri, ora che so che mi segui farò ancora più attenzione a ortografia e grammatica!

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