Wednesday, 2 December 2009

Fiabe stravaccate - prima parte

C'era una volta Sara, seduta sul sofà, che disse alla sua serva: "Zia, raccontami una storia!"
E la serva incominciò:


"Tanto tempo fa, in un luogo così lontano da non apparire in nessuna mappa della De Agostini, viveva di espedienti piccoli e grandi Klaus, il topo d’appartamenti.
Klaus proveniva da una famiglia ai margini di tutto: della vita, del bosco, della piccola e pacifica gente di Geischeleton. 
La mamma di Klaus vendeva portentose polverine magiche e funghi incantati che facevano sentire chi li prendeva grandi grandi grandi: dei giganti al cospetto delle altre persone, che sembravano tutte piccine picciò, manco fossero state trasformate tutte in elfi e gnomi. Impegnata com'era nel tenere le redini della sua attività commerciale, Winnie non aveva mai avuto tempo per badare alla famiglia; ogni tanto, nelle sere più malinconiche, il dubbio di aver trascurato troppo il piccolo Klaus si faceva spazio fra i suoi pensieri, ma lei subito lo scacciava via: se il padre di Klaus non fosse stato un tale poco di buono, lei non avrebbe avuto lavorare così tanto.
In effetti, a guardare quell'uomo dai movimenti incerti, gli occhi iniettati di sangue e il naso cirrotico, ormai così rosso che sembrava risplendesse al buio, nessuno avrebbe creduto di trovarsi di fronte a Rudolph, uno dei più famosi bracconieri di tutti i tempi: oggi irrimediabilmente in rovina, ai tempi d'oro era stato uno dei maggiori cacciatori di frodo di renne dell'intera regione. Allora le ragazze gli morivano dietro: una delle sue battute di caccia, narrata come solo lui era in grado di fare, accompagnata da un sorriso che metteva in risalto il diamante incastonato su uno dei canini, bastava per tornare a casa accompagnato da una delle ragazze del pub. 
La più fortunata del pub, a sentire Rudolph. 
Una sera, caso volle fosse Winnie la più fortunata del pub, con la sola differenza che lei non si era dileguata il mattino successivo come le altre, bensì era rimasta, con i suo i funghi e cristalli magici, e la pancia in lievitazione naturale.
Il pub si rivelò rovinoso per Rudolph anche per altri motivi: un po' alla volta, le troppe pinte consumate gli rallentarono i riflessi, e la mira era costantemente annebbiata, imprigionata dalle emicranie del giorno dopo. Così un dopo-sbronza dopo l'altro, aveva finito per non sparare più un solo colpo e passare tutti i giorni seduto allo stesso sgabello, con davanti un boccale che si svuotava sempre più in fretta..."


La domanda ora è: la continuo o riparo su Dickens?

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