Saturday, 12 December 2009

Fiabe stravaccate - quarta parte


"Veramente zia, c'ero seduta io sul divano prima!"
"Chiedo umilmente venia, mi sposto?"
"Eh beh, certo!"

"Molti inverni e altrettanti Natali erano passati da quel pomeriggio e Klaus non aveva più visto Nick.
Verso Natale, riceveva sempre una cartolina e dai geroglifici scarabocchiati sopra riusciva a capire che il suo amico stava bene ed era ancora a Parigi.

Rudolph aveva appeso definitivamente il fucile al chiodo. Per lo meno ci aveva provato, ma la vista non più perfetta e le mani tremolanti gli avevano fatto scivolare a terra lo schioppo da cui era partito un colpo che aveva fatto fuori Winnie: la pallottola l'aveva mancata, ma Winnie non l'aveva presa bene. Più che una pallottola, era stata la proverbiale goccia che aveva fatto traboccare il vaso:  Winnie aveva fatto armi e bagagli e si era trasferita. Era tornata, ma solo perché si era scordata che doveva portare via pure il manuale dei vegetali fuori dal comune e magari anche Klaus.
La separazione dei genitori non aveva causato alcun trauma a Klaus, gli era scivolato sopra come un fatto qualunque, perché era ormai completamente concentrato sulla sua nuova passione, che andava a braccetto con l'acrobatismo pirotecnico.
"Mamma, mamma! Ho scoperto quello che voglio essere! Voglio fare il ladro!"
"Tesoro, non si dice ladro! L'espressione corretta è: operatore di rimozione non autorizzata di proprietà altrui." 

Winnie tornò a lavorare sulla sua ultima pozione natalizia e nient'altro venne detto riguardo all'argomento. 
Klaus si era gettato a capofitto, da autodidatta appassionato, nell'apprendimento di trucchi e segreti per diventare un provetto topo d'appartamenti.
In breve tempo aveva capito che dei diversi modi per rubare, alcuni erano legali e osannati, altri meno ben visti, ma non aveva capito cosa rendeva migliore o più accettata una forma di furto rispetto a un'altra.
Non rubava mai a chi era povero: gli lasciava addosso pure una spiacevole sensazione di malessere che Klaus aveva identificato come "senso di colpa". 
Beh, a voler essere pignoli, non rubava a chi era economicamente povero, ma non si poneva molti problemi se si trattava di rubare a persone umanamente povere.
Gli Geischeleton avevano pianto di più la perdita del Van Cioc trafugato da Klaus che per l'assenza di Nick e questo era stato un peccato mortale agli occhi di Klaus, un peccato che aveva annientato sul nascere ogni possibile rimorso per quel furto e per tutti gli altri che aveva portato a termine nelle loro varie residenze.
Certo, non tutto era andato così liscio.
C'era stato quel piccolo incidente, aveva avuto incontri più o meno ravvicinati con le forze dell'ordine e per alcuni anni si era visto costretto a trasferire la sua residenza nella cella 1984 delle carceri cittadine. Una piccola svista non gli aveva fatto notare un allarme ancora attivo, uno sformato di mou e gorgonzola piccante di troppo gli aveva allargato il giro vita e rallentato le gambe, così, quando l'allarme era scattato, non era riuscito a sfuggire attraverso le maglie della giustizia, ma ci era rimasto incastrato.

Ci era rimasto incastrato per 3 anni e 6 mesi senza condizionale, ma con il congiuntivo utilizzato sempre correttamente:  Klaus era un amante della lingua e della grammatica e, anche in carcere, era restato abbonato a "Periodi e Tempi", il mensile grammaticale preferito da tutte le maestrine con penne, piume e matite rosse.
Allo scadere del tempo, aveva inscatolato i mensili, staccato le cartoline di Parigi, compilato qualche scartoffia e si era ritrovato fuori in un batter d'occhio.
Era l'antivigilia di Natale, su Geischeleton era caduto un lieve strato di neve che attuttiva tutti i rumori, tranne gli insulti e gli improperi degli automobilisti bloccati nel pantano di neve.
Winnie aveva aperto la porta felice e contenta a Klaus e, per festeggiare il suo ritorno, aveva preparato il piatto preferito del suo bambino.
"Mamma, ho 30 anni ormai! Ho fatto 3 anni e passa in gattabuia, sono un brutto ceffo!"
"Non importa quanti anni hai o hai passato dove! Sei il mio bambino e poi non sei brutto, sei il mio Klausbello, pucci pucci!"
Klaus stava versando il sidro alla peronospora nei bicchieri e Winnie stava affettando lo sformato di funghi magici e pollastro mirabolante, quando qualcuno bussò alla porta.
"Il negozio è chiuso", urlò Winnie.
"Non sono qui per il negozio", arrivò la risposta da fuori. 
"Arrivo, arrivo" disse Klaus, quando si accorse che la madre sembrava pronta a una lunga discussione.

Ancora non lo sapeva ma la sua vita stava per cambiare.
Mentre Klaus apriva la porta, una serie inaspettata di eventi si metteva in moto..."


(Continua?)

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