Wednesday, 9 December 2009

Fiabe stravaccate - terza parte

Klaus e Nick avevano scelto di non partecipare al coro di Natale: Klaus riteneva fosse una totale perdita di tempo che nulla faceva se non distrarlo dalla sua nuova passione, l'acrobatismo pirotecnico. Lanciare e riprendere birilli infuocati era un'attività molto difficile che richiedeva concentrazione e spazio, caratteristiche non comuni per un coro di bambini. Nick invece non partecipava a nulla di cui non fosse l'ideatore ("Klaus! No! Trend setter, mio caro "fashion-sense challenged" amico, io non sono un ideatore, sono un trend setter, capito?"). 
Il fatto che nessuno li avesse invitati a far parte del coro poteva aver influito, seppure parzialmente, sulle loro scelte; fatto sta che si trovarono quel pomeriggio, simile a molti altri, a casa di Nick, impegnati a dar fondo alla torta di licheni preparata dalla formosa e prorompente tata asburgica di Nick e a svuotare una bottiglia dopo l'altra la riserva di famiglia di sidro alla peronospora. La peronospora, si sa, dà subito alla testa e così in men che non si dica si erano ritrovati ubriachi.
"Ehi Klaus, so digrignare i denti, ma solo quelli di sopra!"
"Eh? Che vorresti dire? E chi è Klaus? Io sono il mostro dei biscotti!"
"Non so, tu non sembri mostruoso ma io mi sento confuso. Magari ora mi siedo un attimo. Conto gli aghi di pino o i buchi sul muro e vediamo se mi riprendo"
"Ma no! Se ti siedi stai ancora peggio! Poi finisce che dobbiamo giocare a slittapapà! Dammi retta, alzati, fai due passi e schiarisciti le idee... Anzi, vieni qua e fammi da aiutante: ti mostro il mio ultimo numero, pensavo di chiamarlo "Fuoco In Repentina Espansione"
"..."
"FIRE! Fuoco In Repentina Espansione! Si tratta di mischiare i trucchi dei mangiatori di fuoco con l'arte dei giocolieri: imbeviamo queste palline di sidro, poi tu me le lanci e io, prima di acchiapparle, ci sputo sopra del fuoco, che ne pensi?"
"Sembra carino, poi l'arancione è un colore caldo che si adatta a questa stagione! Certo, non ho gli abiti adatti al numero ma se mi dai due minuti, ho un paio di pantaloni che farebbero giusto..."
"Ah Nick, ma questa è una prova, magari quando debuttiamo al circolo della Magilla"
Purtroppo Klaus non aveva pensato che non fosse solo Nick ad essere ubriaco: dopo aver dato fuoco alle palle con una boccata di fuoco, Klaus perse il controllo di una delle sfere di fuoco che termino il suo perfetto movimento parabolico sui rami dell'albero tutto decorato di casa Geischeleton.


La fiamma sembrò congelarsi nel tempo all'infinito, ma era solo un'impressione causata dai riflessi annebbiati di Klaus, perché ben presto la piccola fiamma si propagò lungo tutto l'albero, trasformandolo in una curiosa piramide infuocata che lambiva i pesanti tendaggi e la poltrona eskimo del papà di Nick.
"Oh oh oh!", esclamò Klaus, "credo che ci siamo messi nei guai"
"Basta spegnerlo, giusto?"
"Giusto!"
"Hai mai spento un albero in vita tua Klaus?"
"A volerla dire tutta, no."
"Nemmeno io. Ma, se mi posso permettere un consiglio," rispose Nick che sembrava tornato in sè, nonostante lo sguardo vacuo fissato sulle fiamme che ormai stavano per raggiungere la preziosa collezione di statuine di legno di sua madre, "recupererei velocemente le nostre cose, la bottiglia di sidro e fuggirei a gambe levate, perché i miei potrebbero arrabbiarsi, ma arrabbiarsi davvero davvero scoprissero mai siamo stati noi a combinare questo piccolo problema alla mobilia."
Klaus non rispose, ma afferrò tutto ciò che gli capitava sotto mano: i birilli, lo zaino, la cornice d'oro massiccio con la foto del bisnonno di Nick, la bottiglia, un  il giubbotto e seguì Nick a rotta di collo fuori casa.
Corsero fino ai confini della proprietà degli Geischeleton prima di fermarsi a prendere fiato.
Seduti sotto un albero, intenti a bere le ultime gocce di sidro, i due amici guardavano incantati la casa di Nick trasformarsi in un enorme parallelepipedo incandescente.
"Certo che se non convinco papà a trasferirsi a Parigi questa volta, non mi riesce più!" ridacchiò Nick.
"Beh, se non scopre che siamo stati noi..."
"No, Klaus, papà non cederà mai, ma meglio così: non posso fare lo stilista venuto dal nulla se vado a Parigi con i miei. Nicole House deve essere uno stilista che si è fatto da solo: dalla povertà all'olimpo dello stile, un personaggio bohémienne dal passato travagliato, ma con un enorme volontà e visione artistica!"
"Nicol-chi?"
"Nicole House, il mio pseudonimo! Mi ci vedi a rivoluzionare il mondo della moda con un nome come Nick Geischeleton?"
"In effetti, sembra il nome di un rappresentante di valvole per piscina"
"Appunto, devo scappare, vivere per strada! Mmmmh, magari per strada no che mi si sgualcisce la giacca di finta donnola, meglio un piccolo appartamentino."
Il silenzio calò mentre il vento portava il tepore dell'enorme rogo che stava distruggendo la casa di Nick poco lontano.
Ognuno perso nei proprio pensieri, tutti e due presi a sognare un futuro diverso da quello che gli si parava davanti, i due passarono diverso tempo seduti senza parlare, fino a quando uno dei due prese una decisione che avrebbe cambiato il corso delle loro storie. Per sempre
"Nick, pensi che una cornice come questa, che ti assicuro ho preso per puro caso a casa dei tuoi, basti per questo appartamentino?"


Fu così, una sera di tanti tanti tanti inverni fa, che le strade di Nick e Klaus si separarono e mentre Nicole House si preparava a un glorioso ingresso nella scena della moda parigina, Klaus iniziava un'altra carriera di stampo ben diverso...


"Ma poi continui, vero zia?"
"Dipende da quante volte mi costringi a sentire ancora il 45 giri di Red e Toby nemiciamici, Sarabella"
"Giusto, questa storia la continui domani, ora ascoltiamo Red e Toby! Forza, su!"
"Aiuto..."

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