Tuesday, 1 December 2009

La fenomenologia del dopo-Mike

Magione aRissogatti, interno tinello, pre-serale, il telecomando perso chissà dove.
Mentre sono impegnata a capire i moduli per il rimborso tasse inglese, capto le voci provenienti dal televisore.
Vittima del peggior riflesso pavloviano, le mani di pasta frolla si abbassano e gli occhi puntano allo schermo. Dopo meno di un secondo, tornano a frullarmi nel cervello le solite perplessità.
Se, per una serie di sfortunati eventi, mi trovo a guardare anche solo un minuto di un quiz televisivo (scosse, pacchi, aiutini, non so quale sia la differenza), vengo assalita da una sensazione di raccapriccio. 
Il raccapriccio si trasforma in imbarazzo sentendo il mentecatto di turno spiegare il suo "ragionamento" al presentatore:
"No, perché mi sembra di ricordare che a Napoleone piaceva indossare calzini a pois nei giorni dispari durante il suo esilio alle Maldive, ho questo vago ricordo di scuola, non so, è un'impressione mia... sono indeciso fra la A e la B"
Ma che #@#!!! vuoi ragionare!?!?! Non devi ragionare!!! Non ti viene richiesto di ragionare in un quiz! O la sai o non la sai, e se non la sai evita di ragionare ad alta voce, che così siamo tutti costretti a sorbirsi i tuoi insondabili abissi di ignoranza!
E poi subito dopo, repentina e subdola, arriva la vergogna. Devo spegnere la tv, cambiare canale, uscire dalla stanza: qualsiasi cosa, davvero, qualsiasi cosa pur di non sentirli più.
Perché ormai sono più rossa di un peperone e mi vergogno. Mi vergogno per loro, per me, per come stiamo andando a finire, e questo imbarazzo è ulteriormente amplificato dal fatto che nessuna di queste persone racchiuse dal piccolo schermo sembra provare una minima dose di vergogna, anzi pare ne vadano addirittura fieri!
A me non resta che fuggire; ho scoperto un rimedio a questo dolore però: ogni volta che mi capita di sentire simili boiate, mi metto al riparo e applico generose porzioni di balsamo al cuore. Guardo un bel film, ascolto Chet Baker, scartabello cartoline con dipinti di Vincent, apro a casaccio un libro di Pennac e subito mi sento un po' meglio.
Stasera ho anestetizzato il mio fastidio a colpi di "Vocabolario della lingua italiana" (Devoto-Oli, impresso nel mese di ottobre dell'anno 1983, ma sempre attuale), partendo con un'altisonante ma rassicurante:


cultura s.f. 1. Sintesi armonica delle cognizioni di una persona, con la sua sensibilità e le sue esperienze; dottrina, istruzione: farsi una c.; un uomo di grande c. / Serie di cognizioni ed esperienze, chiare ed approfondite in un determinato campo: avere una solida c. musicale, storica, letteraria / Il complesso delle acquisizioni spirituali di un ambiente determinato: la c. napoletana dell'Ottocento. 2. Variante, ormai disusata, di coltura3. Il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico.
e proseguendo poi con una delle mie parole preferite (tanto che il vocabolario si apre automaticamente alla pagina, ma non chiedetemi il perché, penso sia per via del suono combinato delle sillabe):

peronòspora s.f. 1. P. della vite, fungo parassita della vite, il cui micelio ramificato si estende sulla pagina inferiore delle foglie della pianta, rendendole friabili, ed attacca in seguito anche i grappoli, impedendo agli acini di giungere a maturità. 2. La malattia indotta sulla pianta dal fungo.
E già mi sento un po' meglio.

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