Sunday, 13 December 2009

Sotto i portici

Il lato porticato di Piazza Castello l'ho sempre affrontato di buon passo.
Affrontato perché non è probabilmente la mia parte preferita del centro e di sicuro della piazza: troppi tamarri che ostruiscono il passaggio davanti al Mac, troppi venditori ambulanti (non fumo e uso fazzoletti di stoffa, grazie), troppa gente che mi chiede se ho pregiudizi contro questo e quest'altro ("certo, moltissimi, ma nel tuo caso non mi baso su pregiudizi ma su dati di fatto").
Quindi testa bassa e via, slalom fra ragazzotti con le sopracciglia curate meglio delle mie e madamine impellicciate.
Poi però rallento sempre, giro la testa e mi parte un sospiro.
La vetrina che riflette sbilenca la mia immagine ospita orrende calzature, ma a me piace immaginare che lì ci sia ancora la la porta di Maschio. 
Maschio era più di un semplice negozio di musica. Era IL negozio, come lui nessuno mai.
L'entrata già di suo era unica, con quella girella da supermercato che nessun negozio ha mai più avuto.
I colori dei cerchietti adesivi erano una forma base di comunicazione, semplice ed efficace che copriva l'intero arco di possibilità, dal "wow, lo prendo subito!!!" al "gulp, magari ripasso".

Mentre Adri si sceglieva gli spartiti, io tentavo di alimentare la mia precaria cultura musicale, anche se preferivo di gran lunga cazzeggiare fra gli strumenti musicali che no, non ne so suonare manco uno e con ciò? 
Uno strumento con un nome così bello come viola o unico come oboe si possono anche solo guardare e bon parej.
La cosa che mi piaceva tanto di Maschio era l'etichetta argentata con il nome del negozio. Quando il commesso l'attaccava non era mai una cosa affrettata o fatta alla bell'e meglio. No, no: a me sembrava sempre fatta con felicità e con tanto orgoglio. E io di conseguenza mi inorgoglivo: dell'acquisto, della scelta del negozio, dell'essere torinese e abitarci perché certo, i miei cugini si vantavano sempre di abitare in luoghi e città sempre e comunque migliori di Torino e bla bla bla, ma ce li avete i cri cri voi, eh? E soprattutto ce l'avete voi un negozio come Maschio?
No e no, 2 a 0 per Torino e palla al centro.
Uscivo da lì e i tamarri mi sembravano meno tamarri o comunque più sopportabili, mi sembrava di aver meno pregiudizi verso i taglieggiatori di beneficenza e sentivo di poter rallentare pure il passo.
Torino è migliorata molto negli ultimi anni, ma strada facendo ha perso cose belle e speciali, proprio come Maschio.

Reconstructing a fable

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