Thursday, 25 June 2009

Balenghitudine applicata

Non c'è molto da dire, trovare scuse non serve. Lo ammetto: sono una balenga e questa mia autocertificazione ha valore su tutto il territorio dell'Unione Europea.
"Ci sei o ci fai?" è oltremodo retorico nel mio caso: ci sono, in maniera assoluta e univoca.
E non parlo di semplici idiozie come non accorgersi di aver lasciato un calzino multicolore nel lavaggio del bianco.
No, no, io parlo di idiozia allo stato puro.
Mercoledì sera mi trovo con gli altri del gruppo di fotografia Nokia. Gruppo che, dato l'andazzo dell'economia mondiale sembra destinato a diventare un gruppo di ex, visto che il numero di persone che ancora lavora in Nokia si assottiglia sempre di più a ogni uscita.
Era un poppies safari il nostro.
Neil ci ha assicurato di aver visto alcuni papaveri non troppo lontano da Odiham.
Appuntamento al pub di Well dunque.
Tempo davvero bello, poche nuvole, sole e cielo azzuro, vento praticamente inesistente, una temperatura di 23 gradi.
Il pub aveva un pergolato con tanto di vite, catasta di legna e piante di gerani. Sembrava di essere in Baviera, più che nell'Hampshire.
Più che andare a fotografare papaveri, abbiamo tuttio voglia di rimanere seduti ancora un po' sotto la vite a berci una seconda birra.
Nel giro di due ore eravamo di ritorno, visto che la gita non aveva dato i frutti sperati. Un campo non era di papaveri rossi, ma di quelli lilla usati dall'NHS per produrre oppio. A sentire Neil saremmo dovuti andare due giorni prima, perché era tutto spelacchiato.
Il pub non solo aveva ottima birra ma anche ottimo cibo, un'atmosfera di casa che lo rendeva più caldo e familiare.
Tornata a casa a stomaco pieno ma consapevole che nessun effetto da dopo sbronza mi attenderà il giorno dopo, avrei potuto concludere in bellezza. Lavarmi i denti, infilarmi il pigiama e notte a tutto il mondo!
No.
No, io sono balenga. Quindi, dopo essermi lavata i denti, un'ideona mi coglie.

Me Balenga: "Visto che sto per tornare in Italia, è bene che mi legga un po' di giornali, mi aggiornoi su quel che succede e via dicendo"
Me Razionale (con voce lievemente isterica): "Nooooo, pazza! Cretina! Balenga! Non lo fare! Che poi sai che ti arrabbi, ti sale in nervoso, la bile parte in circolo... non lo fare!"
Me Balenga: "Mannnooooo che non mi arrabbio, fidati, sono pronta a qualsiasi tipo di articolo e sono calma, sono pure stata a yoga oggi..."

Mi siedo davanti allo schermo e via! Inizio bene, perché punto sul sicuro, il buongiorno di Gramellini.

Me Razionale: "Ecco, hai letto Gramellini, hai un bel sorriso in faccia, perché rovinarlo?!? Spegni tutto e subito a nanna!"
Me Balenga: "T'ho detto di fidarti, giusto? Non vedi come sono calma e rilassata?"

Imperterrita apro in sequenza La stampa, Corriere della Sera, Repubblica, Manifesto, Unità, Sole 24 Ore e leggo i titoli. E nell'ordine:
1. Mi sono arrabbiata.
2. Mi è salito il nervoso.
3. La bile è schizzata alle stelle.
4. La parte razionale di me sembrava un disco rotto, con una vocina petulante e molto fastidiosa...

Me Razionale: "Visto? Te l'avevo detto, io!!!"
Ville, foto, ministri, politicastri e modelle... sento un cerchio alla testa che non posso nemmeno imputare a un consumo eccessivo di alcolici.
A leggere per l'ennesima volta dell'atrofia morale della classe politica (i politici sembrano più interessati ad altre attività), a constatare il silenzio servile di alcune fonti d'informazione mi sono cascate le braccia.
Ho cercato di recuperare un po' di fiducia almeno verso i giornalisti guardando le news sulla BBC. Parlavano del Berluska pure lì. Sarà un caso che fra tutti i giornalisti e opinionisti italiani intervistati, Carlo Rossella era l'unico senza dicitura "journalist", ma è stato etichettato come "friend of Silvio Berlusconi"?

Saturday, 20 June 2009

musings over a green cup

green cup

Ci siamo presi un caffè al Lightbox, io e gli spagnoli.
Manuel parla della famiglia dove fa l'au-pair, di quanto sono pazzi e di quanto lui voglia trasferirsi a Londra.
Praxedes diceva che da quando lavora da CaffeNero il suo inglese è migliorato, gliel'hanno pure detto al mercato, ma la sua manageressa è "rude".
Milen non vede l'ora di fare le valigie e ritornare a Barça, mentre Paola vuole solo un caffè, ma è arrivata in ritardo e alle cinque chiude tutto a Woking.

Io li ascolto, mi sforzo di capire lo spagnolo e il catalano che si mescola all'inglese e rimugino. Penso a tante cose, che è come dire che non penso a nulla veramente. Penso che il caffè del lightbox alla fine è migliore di quello delle varie catene e per lo meno te lo portano al tavolo. Che il vino che ho bevuto la sera prima faceva davvero schifo. E perché fanno tanti salumelecchi nei ristoranti quando ti portano una bottiglia di vino che non si stappa ma si svita?!?

Pensavo al passato da poco e il futuro a breve. A due definizioni del Devoto-Oli.

Viltà s. f. Disonorante rifiuto di affrontare pericoli o responsabilità, dovuto a codardia o pavidità.

Coraggio s. m. Forza d'animo, connaturata o suscitata dall'altrui esempio, che permette di affrontare, dominare, subire con serenità e senso di responsabilità situazioni scabrose, difficili, avvilenti.

La linea che li separa è sottile, che spesso e volentieri è difficile distinguerle. Molto spesso dipende solo dagli occhi di chi giudica... Ciò che per alcuni è un atto di coraggio è, ai miei occhi, un ulteriore esempio della mia codardia.
Ma penso che a volte mi faccio troppe seghe mentali e dovrei smetterla e godermi il sole... appena rispunta da dietro le nuvole, ovviamente.

Tuesday, 16 June 2009

la corazzata agile

Non mi piace molto parlare di lavoro sul blog. In parte perché mi pare sia un argomento che occupa fin troppo tempo nella mia vita. In parte perché mi piace pensare che il blog tratti di argomenti più interessanti del mio lavoro.
Ma oggi, secondo anniversario della mia migrazione oltremanica, nulla è andato per il verso giusto. Una slavina di mail, report e news deprimenti e snervanti al lavoro.
Così stasera mi voglio sfogare e parlare di qualcosa che ha a che fare con il lavoro.
Metodologia Agile.
Gli alti papaveri sono rimasti folgorati: "agile" è diventata la parola chiave, sono convinti che qualsiasi problema verrà risolto in questo modo. Crisi economica mondiale? Let's go Agile. Sistemi di lavoro complicati? Let's go Agile! Fame nel mondo? Verruca sotto il pollicione?!?
Agile, agile, agile, let's go agile, we're going agile.
Ok, I got it: we've gone agile. Now, please, would somebody be so kind to explain me where the fuck are we going with so much agility? towards a effing cliff perhaps???
A voler citare il ragionier Ugo, per me, dall'alto della mia ignoranza ingegneristica e dal basso della mia conoscenza di come funzionano le cose nel mondo reale, tutta sta storia di agile è come la corazzata Kotiomkin... una cagata pazzesca!

Sunday, 14 June 2009

Mani di burro

Porto le mani al volto e faccio un respiro profondo. Mi aggiro per le stanze di casa, accosto le tende della camera, raccolgo l'ennesima pubblicità di un takeaway fatta cadere in corridoio dal buco della posta del portoncino d'ingresso.
Osservo Guinness che si bea del sole che irrompe in salotto: giorni di sole così non capitano così spesso in Inghilterra e bisogna approfittarne, specie se sei un cactus.

I respiri che faccio, sempre piu profondi, non mi calmano. Ma, a ben pensarci, non ne hanno bisogno. Sono già calma.

I respiri servono a inglobare in me tutta la burrosità che permea casa.
Ieri ho tentato per la prima volta di preparare i croissant. La forma c'è. Il sapore pure. Manca forse un po' di bucherellatura (termine tecnicissimissimo).
In compenso non c'e' millimetro quadrato di casa che sia sfuggito al burro. Neanche quella volta che a Libertyville avevo fatto i popcorn al burro a microonde avevo raggiunto una simile concentrazione di burro.

Non solo i muri, le sedie, le tende, l'iBook, pure io mi sento come coperta da uno strato di burro bello spesso, burro che copre le preoccupazioni e ingolfa le arterie.

La ricetta l'ho presa dal libro di Michael Roux, "Pastry". Ho capito che quando ritenterò l'esperimento avrò un'impastatrice a casa, perché l'impasto dei croissant fatto a mano è uno sbattimento notevole. Mi è rimasto un dubbio su quale sarebbe stato il risultato avessi seguito la ricetta alla lettera. Roux prevedeva infatti di usare più del panetto di burro che ho adoperato. Quale risultato avrei ottenuto? Se già così mi sento avvolta da una soffice nuvola di grassi saturi, che ne sarebbe stato dei muri e del mio colesterolo?
Lo scopro appena divento ricca abbastanza da permettermi un KitchenAid...

la colazione della domenica

Saturday, 13 June 2009

Aprile a giugno

Ieri sera, reduce da una settimana abbastanza lunga, ho deciso di rimanere a casa a guardare un DVD. Ho scelto "Aprile" di Nanni Moretti. Saranno cinque anni che non lo guardavo. Certe cose non sono cambiate. Altre sì, a volte pure in peggio.

Fra copertine di Panorama, immigrati, film che sono cazzate memorabili, pubblicità di pastasciutta, D'Alema e Fede, la vita va avanti.
A 44 anni Moretti indossa una martella invernale e decide di filmare le cose che gli piacciono e non le cose brutte.

E io? Non so, o forse sì. Una nuova primavera, cambiamenti in vista, nuovi progetti, paure e speranze.

Certo però che forse...

Forse un musical ambientato negli anni 50, con un pasticcere troskista isolato dagli stalinisti, che se ne sta nel suo laboratorio e, tra le sue paste e le sue torte, balla. Felice.

Friday, 12 June 2009

nuocio gravemente alla mia salute...

Stamattina mi sono svegliata e mi sono stupita. Sono viva!
Il che non è cosa da poco, considerando il fatto che sono un pericolo ambulante, quindi non solo per me stessa ma pure per chi mi circonda.
Dunque, andando con ordine, questa settimana lavorativa mi ha visto in queste situazioni.


Lunedì. Torno a casa, tempo schifoso che sembra fine ottobre più che metà giugno e il riscaldamento è pure spento. Ciononostante decido di fare una lavatrice di bianchi. Fra le lenzuola si annidava, peggio dell'aspide di Cleopatra, un calzino verde. Risultato? Ora le mie lenzuola sono molto eco-friendly.


Martedì. Vado a una cena di compleanno. Perdo il bancomat sulla via del ritorno. Credo che potrei fermarmi qua e non aggiungere altro, ma non è finita qui.


Mercoledì. Voglio rifare la Nutella e finisco con scassare del tutto il mixer. Niente Nutella, delle nocciole semitritate che attendono un utilizzo e l'amara lezione che la prossima volta mi devo comprare un elettrodomestico come si deve e non una ciofeca da pochi pound.


Giovedì. Al cinema con degli amici, ci prendiamo una pinta di birra prima che inizi il film. Andiamo a sederci, posiamo le pinte nei portabicchieri, faccio per togliermi la giacca e il cellulare esegue un triplo carpiato con avvitamento in avanti dalla tasca della mia giacca di jeans fino alla pinta di Fosters di Robert. Ovviamente è morto e per giunta sa di birra.


Venerdì. Per ora non ho ancora combinato nulla di grave, tranne bruciare il pane della colazione e far quasi finire un cucchiaino nel tritarifiuti della cucina.


Forse ho bisogno di ferie.
Forse di una macumba.
Ma anche levare la puzza di birra dallo zaino non mi farebbe dispiacere. La gente stamattina sul treno mi guardava come fossi un'alcolizzata (evitiamo le facili battute...)

Monday, 8 June 2009

Warning: this post contains words!

Mi fan male le gambe. Non ho più la velocità di ripresa di quando ero giovane, quando avrei potuto correre per chilometri su chilometri senza pagarne le difficoltà con litri su litri di acido lattico.
Ah, i bei tempi! Quando avrei potuto macinare miglia su miglia... ma preferivo rimanere a sonnecchiare sotto le piante, a ciondolare sul dondolo leggendo Tolstoj o facendo a gara con Adri a chi sputava i noccioli di ciliegia più lontano. Mica ero scema, figurarsi se con 30 gradi all'ombra, mi mettevo a correre a giugno!


Ma gli anni passano e le cellule cerebrali non migliorano.
Ecco perché sabato ero in mezzo a Stoke Park, con qualche altro migliaio di persone per partecipare alla Race for Life. E' il secondo anno che corro, l'anno scorso però era stato a luglio a Londra.
Quest'anno ci ho messo di meno, 30 minuti e 40 secondi.
Merito del tempo credo: pioggia e venticello autunnale mi hanno messo le ali ai piedi, perché quando senti un rigagnolo di acqua gelida che ti scende fra le scapole sì che corri!
Ovviamente ha smesso di piovere nel momento in cui anche Isabel e Reeya sono arrivate e abbiamo deciso di andare a mangiare qualcosa. Tre stravolte e bagnate fradice, con medaglietta e pettorale... diciamo che abbiamo puntato sull'effetto sorpresa all'ingresso del pub.


Ieri ho replicato con la Walkaid, un'altro evento di beneficenza per il sostegno di sieropositivi e malati di AIDS nei paesi poveri. Camminata di 10 km nel centro di Londra.
Come al solito, i miei sentimenti sono abbastanza contrastati quando si tratta di questi eventi. A volte dubito del mio livello di coinvolgimento, non so mai quanto ci creda davvero. An volte mi chiedo quanto non ne approfitti in realtà per passare tempo in compagnia di amici.
Poi ripenso al motivo per cui ho corso la prima Race for Life e penso che sì c'è un motivo per correre, quest'anno come il prossimo e quello dopo ancora.


Altri dubbi però non scompaiono, principalmente quelli sulla salute mentale di alcuni abitanti delle isole britanniche. Non mi riferisco soltanto a chi ha votato per il BNP, perché lì più che problemi di salute mentale, ciò che preoccupa è l'assenza della mente stessa. Mi riferisco a più innocui casi di demenza, dovuti allo spopolare delle norme di "health & safety".


Ah health and safety. Nulla mi provoca maggiori attacchi di orticaria, a parte di certe espressioni politically correct, visually impaired, vertically challenged o comb free.
Argh, non dire che sono una "with a different body image"! Dì fat che facciamo prima.
Ecco, health and safety mi causa gli stessi stati di ira funesta. Le grandi compagnie come i piccoli distributori sono terrorizzati dall'idea che qualcuno faccia loro causa. Le scuole proibiscono agli alunni di giocare a guardie e ladri perché, inseguendosi, potrebbero cadere, sbucciarsi le ginocchia e qualche genitore-iena potrebbe citare la scuola e chiedere i danni. Quest'anno è a rischio una delle migliori tradizioni britanniche, il "pick your own", cioè andare a raccogliere le fragole direttamente dagli agricoltori, perché i campi non sono a norma di sicurezza, cioè non ci sono passaggi di sicurezza e mancorrenti fra le file di fragole.
Ormai andare al supermercato è diventato per me un momento di risate isteriche. Perché o rido o sfascio tutto, peggio di quando a Michael Douglas si sono rifiutati di servire la colazione da Mc Donald's in "Un giorno di ordinaria follia".
Ho fatto un rapido giro in cucina. Tanto per darvi un idea...
Il mio burro non è mica burro qualsiasi, no no.

Un avvertimento mi informa, attenzione! attenzione!, contiente latte di mucca. Ebbene sì, e io chissà che mi pensavo, che lo facessero con il pongo da queste parti!
A me il ketchup non piace. Negli hamburger e sulle patatine per me c'è un solo tipo di salsa. La mostarda.

E se ci tengono a informarmi che la mostarda contiene mostarda, secondo voi cosa fanno quando si tratta di sgombro sott'olio?!?

No, perché metti che una sera mi va una bella bistecca di vitello, torno a casa, apro la scatoletta di sgombro e scopro, orrore e raccapriccio!, che contiene pesce e non è scritto da nessuna parte! Potrei citare il supermercato che me l'ha inscatolata e venduta per profondi danni morali.


Ovviamente ci tengono a preservare la mia salute e sicurezza, ecco perché ci tengono a ricordarmi che i ceci non vanno mangiati crudi.

L'ultimo avviso che ho individuato mi è sfuggito per molto tempo,

ma credo che abbia un suo perché: almeno a giudicare dalla puzza di fritto trito e ritrito, credo che molti ristoranti riutilizzino l'olio fino allo sfinimento, quindi è meglio evitare che lo riversino nella bottiglia di plastica!


Forse è per evitare che qualcuno gli facesse causa che ieri gli organizzatori della 10km hanno iniziato il tutto con il riscaldamento. Sì, hanno ingaggiato delle cheerleaders per far fare riscaldamento ai partecipanti: ancora non l'ho capita... Se sai che devi camminare per 10 km, non va da sè che ti riscalderai lungo il cammino???


Health and safety docet, nessuno sembra pronto ad assumersi alcun tipo di responsabilità. Se sai di essere allergico alle noccioline, sta al tuo buon senso non mangiarne, non è il produttore che deve scriverlo sulla confezione.

Friday, 5 June 2009

una linea curva

Cambiano i paesi, le lingue, le persone. Certe cose però non cambiano.
Quando torno a casa, mi sfilo sempre le scarpe da ginnastica senza slacciarle, così la mattina dopo si trasforma in un esercizio semantico, un insieme di parolacce in 6 lingue (oltre all'italiano e al piemontese, continuo ancora a insultarmi in ungherese e cinese e ora condisco il tutto con un po' di inglese e spagnolo) e di promesse di non farlo mai e poi mai più.


Mi dico sempre che questa è l'ultima volta che lascio che il cumulo di roba da stirare mi superi in altezza. Normalmente me lo ripeto mentre sudo 7 camicette e molto altro davanti alla tv, fissa sulla tribuna politica perché non trovo più il telecomando per cambiare canale (di solito lo ritrovo al fondo della pila di vestiti da stirare).


"Ah, ma l'orizzonte non è dritto..."
"You could have levelled the horizon, just a little, few degrees..."
Anche queste sono frasi comuni. Per me scattare una foto con l'orizzonte dritto rappresenta una sfida. Un po' perché il braccio destro tende sempre a cadere un po' più in basso rispetto a quello sinistro. Un po' perché Rodchenko docet.
Poi c'è l'astigmatismo e l'idea che mi porto dietro, sin da bambina, che l'orizzonte non è così dritto. L'orizzonte per me ha sempre avuto una dolce piega, una leggera curvatura; quando avevo otto anni, faticavo tanto a scuola: non riuscivo a leggere a lungo prima che mi venisse un mal di testa tremendo e la lavagna era una nuvola nera sfocata.
L'oculista della mutua aveva decretato per me un destino da miope e l'ottico davanti alla chiesa di Nostra Signora della Saluta era stato incaricato di procurarmi un paio di occhiali di plastica verde-acqua con brillantini plasticosi ai lati.
Era un sabato pomeriggio, un novembre ancora assolato e caldo. Appena infilati gli occhiali, un mondo nuovo sembrava essere apparso all'improvviso. Auto, persone, ragazzi in bicicletta... vedevo tutto!
Dopo che mamma aveva sborsato una discreta cifra all'ottico i miei ricordi diventano meno vividi: mi ricordo che siamo andati a trovare i miei nonni, probabilmente abbiamo giocato e fatto merenda. Il ricordo diventa più chiaro all'IperStanda di Rivoli, dove ci siamo fermati per la spesa settimanale. Dopo aver passato dei mesi senza vedere bene, ora ci vedevo, ma forse troppo. Mi sentivo un po' nauseata, come se mi trovassi su un traghetto Tirrenia in viaggio verso la Sardegna.
A un certo punto alzo gli occhi e mi guardo intorno. Il mio orizzonte è la parete in fondo, piena di bottiglie di acqua. Il mio orizzonte non è dritto, è incurvato, una parabola piccola piccola, un dosso quasi.
Mai prima di allora il mondo mi era sembrato così reale, così vero. Vedevo il mondo per la prima volta in maniera totale, la curvatura del globo era lì, davanti a me, e potevo quasi toccarla allungando la mano.
Esilarante, ecco come si possono descrivere quei minuti: mi sembrava di capire e vedere tutto, nulla poteva essermi nascosto. Quella sensazione, arrivata all'improvviso, è scomparsa altrettanto velocemente. Da allora cerco di riprovarla, in ogni foto che scatto e ogni tramonto che guardo; inclino sempre un po' la testa, a volte da sola, a volte trovo una spalla a cui appoggiarmi, alla ricerca di quella curva perfetta.

Wednesday, 3 June 2009

20 anni domani

Era una sera come un'altra e io più che alla tv ero interessata a finire di leggere il libro di Gerard Durrell "La mia famiglia e altri animali", collezionare Puffi e sperare in una bicicletta come regalo di compleanno.
Le vacanze erano ormai vicine e io mi preparavo a tre mesi di dolce far niente.
Mi ricordo però la tv accesa, il tg3 e un ragazzo con una camicia bianca che cerca di fermare dei carri armati.

Molte cose sono cambiate da allora. In meglio e in peggio.
Per quella piazza sono passata tante volte.
Ho camminato nei vicoletti laterali in cui si compì buona parte del massacro. Alcuni non esistono più, spazzati via dalle Olimpiadi e dalla rincorsa alla parte peggiore dell'Occidente.
Ho sentito le opinioni di chi quell'epoca l'ha vissuta in Cina, ne ho discusso con ragazzi della mia età. Cos'è cambiato il Cina da allora? Tutto o, per dirla alla Gattopardo, proprio niente.

i rimborsi dei parlamentari

Un giro rapido fra le pagine della BBC, una scorsa veloce a Metro al mattino oppure al Times, con più calma sul treno del ritorno bastano per capire una cosa: questa storia dei rimborsi spesi dei parlamentari qui l'hanno presa sul serio.
Da queste parti non si parla che di questo scandalo. I rimborsi spese che i parlamentari britannici hanno gonfiato ad arte o che includono le voci di spesa più disparate e imbarazzanti occupano ormai le prime pagine di tutti i giornali.
Da un certo punto di vista mi stupisce la reazione di alcuni inglesi, lo stupore, il senso di incredulità, ma anche di essere stati traditi dai propri rappresentanti. Cinicamente mi rassicura, perché vuol davvero dire che tutto il mondo è paese. L'idea che i politici inglesi avessero una coscienza, un sentimento della politica superiore a quello dei rappresentanti italiani ovviamente non ha resistito contro bollette e fatture di vario genere, dai film porno al giardiniere per la casa di campagna.
Eppure, dall'altro lato, è bello osservare il valore che viene ancora dato alla politica e alla cosa pubblica.
L'opinione pubblica non si lascia distrarre, i giornalisti sono mastini che non mollano l'osso che hanno azzannato e anche la base dei partiti si comporta in maniera quasi inconcepibile per chi, come me, è abituata al teatrino italiano.
La gente si arrabbia. Si costerna, s'indigna, s'impegna e poi agisce.
Oggi è stato il turno di Hazel Blears di lasciare il governo, ieri il partito labourista ha votato contro la ricandidatura di alcuni parlamentari implicati nello scandalo. Domani qualche novità comparirà di sicura sul sito della BBC. Decisioni demagogiche o meno, ennesimi capri espiatori a sentire alcuni, fantascienza per il parlamento italiano (avevo scritto classe politica, ma poi ci ho ripensato... quella è ormai già andata in paradiso)