Sunday, 3 January 2010

3parole: Dtt, Margaret ed Epifania

Non so se l'ho già detto, di sicuro me ne sono già lamentata a voce.
Cioè che mi manca di più dell'Inghilterra (eccezion fatta per gli amici) è la televisione. Certo c'erano boiate come le soap (East Enders, Coronation Street e altri bestiari umani) pure lì, ma in complesso i palinsesti sono degni di tale nome.
L'avvento del digitale terrestre comunque mi ha aperto le porte a molte rivelazioni e conclusioni.
Ad esempio che caso mai non ci bastasse la merda che le rete nazionali ci propina, possiamo sempre vederle in replica con un'ora di ritardo sui canali +1.
Scommetto che qualcuno sente l'impulso irrefrenabile di vedersi le repliche del Giro d'Italia del 2008 oppure del campionato italiano di slittino! Sorbole, non c'è che da dirlo, mamma Rai ha il canale per ogni evenienza!
A Natale ti sei lasciata sfuggire l'osservazione che "è da un po' di tempo che non vedo più Tutti insieme appassionatamente"? Non c'è problema: qualcuno ti deve aver sentito, perché fra Rete4 e Iris ti è l'hanno ripropinato a ore differenti almeno 4 volte.
Fra canali con repliche della gente in studio che commenta la gente allo stadio, il canale di agricoltura, quello che vende gioielli, orologi, capolavori del nuovo Picasso, arricciacapelli, creme miracolose e auto, ci sono anche alcuni canali che a volte non sono male. Ad esempio ci sono due canali, SuperCinema1 e SuperCinema2 che danno solo film.
A essere precisi danno solo un certo numero di film, a programmazione continua fino a esaurimento: delle pellicole o degli spettatori, a scelta. Ad esempio hanno dato e continuano a dare "Vatel" di Joffé oppure "Ad ovest di Paperino". E poi un altro film che ho sempre beccato a pezzi: all'inizio quando stavo per uscire, a metà con Sara che poi voleva spegnessi la tv per andare a giocare, alla fine con l'ultima scena che sfuma nei titoli di coda. La cosa mi dava molto fastidio: film drammatico in bianco e nero, degli anni Quaranta, di quelli che per lasciare un messaggio non hanno bisogno di tre ore e chissà quanti triliardi di dollari in effetti speciali, il tipo di film che piace a me insomma, e non riesco a vederlo.
In più nei brevi stralci che ho visto, c'era qualcosa di vagamente familiare. Gli attori forse? Non riuscivo mai a soffermarmi abbastanza a lungo per capirlo. 
Negli ultimi giorni sono riuscita a vederlo dall'inizio alla fine e sì, erano gli attori che mi ricordavano qualcosa.
Un chiodo fisso che ha continuato a martellarmi in testa per un po' fino a quando... Eureka! Ho capito!
Una breve ricerca su internet e ho scoperto vita, morte e miracoli di tutte le persone che hanno lavorato a quel film.
Ancora non mi capacito di come non abbia potuto accorgermi subito che l'attore principale era Glenn Ford; però ho trovato la chiave per scoprire il titolo del film, non grazie a lui, ma grazie alla protagonista.
Aveva un viso familiare e me ne sono ricordata solo mentre controllavo la buca delle lettere.
Era questo viso,


Il viso della giovane ragazza ebrea che scappa dai nazisti per mezza Europa e innamorata di Glenn Ford è il viso di Margaret Sullavan! La Margaret che non lo sa ma ama James Stewart in "The shop around the corner"!!!
Ieri sono riuscita a vedere dall'inizio alla fine "So ends our night", film del 1941 tratto da un romanzo di Remarque. L'ho gustato ancora di più sapendo cosa stavo guardando.
Un'epifania, ecco cos'è il sorriso di Margaret.

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