Friday, 1 January 2010

Fiabe stravaccate - settima parte

"Non erano mai stati una famiglia nella norma, non avevano mai festeggiato il periodo natalizio secondo canoni della tradizione: niente piatti tipici, nessuna tavola a cui sedersi per ore e ore, niente grandi riunioni di famiglia, al massimo Rudolph che si riversava sulla tavola completamente rintronato dall'alcool e Winnie che cercava di rianimarlo a forza di mestolate selvagge. L'albero di Natale era stato bandito da Winnie che aveva paura Klaus volesse ripetere pure a casa l'exploit compiuto a casa degli Geischeleton. Più che regali, ci si scambiava insulti o piatti volanti da un lato all'altro della cucina: poteva sembrare un modo di fare barbaro, contrario a qualsiasi crisma di ipocrisia imperante nel periodo natalizio, ma di sicuro risolveva il problema di chi dovesse lavare i piatti. Klaus pensava di essere pronto a qualsiasi Natale, eppure mai e poi mai avrebbe potuto immaginare di trascorrerne uno simile a quello che si trovava a vivere in quel preciso istante.
Seduto al tavolaccio di una piola, braccia incrociate, si guardava intorno come un bambino che si era perso ai grandi magazzini. 
Il bambino Klaus si aspettava che la mamma venisse a reclamarlo per riportarlo in un mondo sicuro e conosciuto. Ma nulla di questo sarebbe potuto accadere, non fosse altro perché Winnie era troppo presa a vorticare fra le braccia del signor Smith al suono di "I'm coming out" di Diana Ross.
"Ma siamo tutti figli della disco, Klaus! Nel tuo caso poi, non immagini quanto..."
"Mamma!"
"Ma ha ragione, Klaus! Anche se quanto darei per sapere che sono nato da una notte di passione che ha avuto Ella Fitzgerald come colonna sonora! O Marvin Gaye! Born thanks to the grapevine!" Detto questo, pure Nick, datosi una sistemata alla cintura di festoni natalizi che teneva ben chiusa la cami-presepe, si gettò nelle danze, trascinandosi dietro Rudolph e raggiungendo gli altri sulla pista da ballo improvvisata spostando sui lati alcuni tavolacci.
I suoi genitori, il signor Smith, Nick, Henry il Pirata e Pip il Verme erano impegnati in un enorme lento collettivo e Klaus si ritrovò suo malgrado a sorridere.
Gettò uno sguardo sul manoscritto e sorrise pensando che un Natale simile non sarebbe stato possibile se non grazie a quelle pagine giallognole e raggrinzite: due giorni prima aveva dubitato della sua esistenza, ma dopo tutto quello che era successo..."


"Che era successo, zia?"
"Se smetti di saltarmi sul ginocchio, magari te lo dico..."
"Perché?"
"Perché è infiammato, fa male e non è bello saltare sulle ginocchia degli altri. Salta sulle tue di ginocchia, amore della zia."
"Allora ti faccio il massaggino, così stai subito meglio! Funziona con Cicciobello-malato"
"No, ahia, lascia stare il ginocchio!"


"Dopo tutto quello che era successo, come stavo dicendo prima di essere così dolorosamente interrotta, Klaus non si stupiva più di nulla.
Quando il signor Smith ebbe terminato il suo racconto, nella sera dell'antivigilia, il silenzio calò sulla casa di Winnie. Il signor Smith fissava Klaus, Klaus fissava fuori dalla finestra.
"Non si preoccupi, signor Smith! Il mio Klaus le darà sicuramente una mano a recuperare il maltolto!"
Klaus non si preoccupò minimamente di contraddire sua mamma: non avrebbe fatto nessuna differenza, perché oramai Winnie era proiettata in orbita nella costellazione degli apostrofi rosa e lui non aveva voglia o tempo di andare a riprenderla.
Rimase a guardare la neve che cadeva piano e che, testarda come poche, era riuscita a conquistarsi il davanzale, centimetro dopo centimetro.


"Lei sa dell'incidente avvenuto qualche anno fa dagli Geischeleton? Il suo libro è stato probabilmente divorato dalle fiamme quel giorno..."
"Intende l'incidente causato da due ragazzini alla loro prima sbronza che hanno per sbaglio dato fuoco alla casa? Ne sono perfettamente a conoscenza, ma il libro in quegli anni non era ancora stato portato a casa dal signor Geischeleton. Al momento si trova nello studio della nuova casa e..."
"Non sono interessato", replicò Klaus, "gli ultimi mesi mi hanno fatto capire che voglio cambiare vita"
"Ah sì?"
"Ma va?"
"Sì, ho capito che fare il topo di appartamenti non fa per me, non è quello che voglio fare"
"Ma perché, tesoro mio?", intervenì Winnie, "sei sempre stato così portato, il migliore a detta di molti"
"Questo non è importante, mamma. Magari ci ho messo troppo tempo, ma finalmente ho compreso che in questa professione ci sono per lo più finito trascinato dagli eventi: il fatto che io sia bravo non cambia una verità importante, cioè che quello che faccio non mi piace più di tanto. Da grande io voglio fare il landscape gardener!"


"Il lan-che?" fu la replica perplessa e contemporanea di Winnie e del signor Smith.
"Il landscape gardener! Curare i giardini: non un semplice taglio dell'erba e seminare fiori, ma creare le forme, gli accostamenti di colori, dare forma alle siepi, usare un giardino come la tela di un pittore, e semi e bulbi come i colori della tavolozza. Voglio un futuro di giaggioli, begonie e gladioli!"


"Ma è fantastico! Potresti iniziare curando il mio giardino, a una cifra simbolica ovviamente!", disse entusiasta Winnie.
"Credo anch'io sia una buona idea, se questo ti rende felice, ma ti chiedo come favore di fare un ultimo lavoretto per me. Se recuperi il manoscritto, farò in modo che tu possa aprire la tua attività di artista dei ciclamini."


Klaus ci aveva pensato un po' su e aveva deciso che messo a segno quest'ultimo colpo, avrebbe appeso al gancio passepartout e grimaldello, per imbracciare il falcetto e lo spruzza-verderame.
Il signor Smith gli aveva fornito la planimetria della villa e varie informazioni sui sistemi d'allarmi e Klaus aveva subito capito alcune cose importanti: il colpo non sarebbe riuscito a metterlo a segno da solo, avrebbe avuto bisogno di una via d'entrata diversa da quella d'uscita per via degli allarmi, e che il nero smagriva ma non così tanto e quindi avrebbe dovuto iniziare una seria dieta il prima possibile.


Trovare qualcuno che l'aiutasse non fu un problema. Klaus lavorava da solo il più delle volte, non amava affidare la propria fedina penale ad altri, ma se proprio c'era bisogno di complici, allora si fidava di solo due persone: Henry il Pirata e Pip il Verme. Henry e Pip erano una coppia di "tuttofare", come loro amavano definirsi. 
Henry doveva il suo soprannome al fatto che girava con un balzano completo da pirata a cui mancava solo cappello e benda sull'occhio. Giravano voci che gli fosse stato donato da un vero pirata dei Caraibi, che l'aveva voluto ricompensare quando Henry era riuscito a ritrovare il suo amuleto portafortuna, un pollo di gomma. La gente lo considerava pazzo: spiccava nella folla, con la giacca blu con gli alamari a forma di timone e un pappagallo sulla spalla, costantemente affamato di cracker. Al sidro preferiva il grog e parlava come se fosse cresciuto al porto di Marsiglia. In realtà era un genio dell'elettronica capace di mettere fuori uso ogni sistema di allarme e programmare il decoder del digitale terrestre in maniera permanente.
Pip il Verme era un piccolino svelto, capace di intrufolarsi e strisciare via, scappando a tutti i controlli. Anche lui aveva una doppia vita. Pochi potevano dire di conoscerlo come Pip il Verme: talmente sfuggente, molti pensavano fosse un personaggio inventato. In realtà esisteva eccome, sotto le mentite spoglie del signore delle acque, uno dei tecnici più esperti del sistema idrofognario dell'intera regione.


Fu così che, la mattina della vigilia di Natale, dopo aver fatto un paio di telefonate, Klaus comprò una scatola di cioccolatini al grog e come fosse la cosa più fortuita di questo mondo si incontrò per scambiarsi gli auguri con Pip ed Henry, farsi un bicchierino e invitarli a cena per la sera stessa, perché la vigilia non va mai passata da soli..."


"E poi zia?"
"E poi, devi sapere che Henry il Pirata e Pip il Verme, devono il loro nome a due racconti che la tua mamma ha scritto quando era ancora una bambina. Pip era un bruco che andava a scuola e che poi è dovuto stare a casa perché gli era venuto il morbillo, mentre Henry era un pirata con le orecchie di latta."
"Questo cos'ha a che fare con Klaus?"
"Nulla, come nulla a che fare il fatto che "signore delle acque" è il nomigliolo affibiato a un amico da Paoletta: tanto per farti capire che non tutte le scemenze che ti dico sono farina del mio sacco."
"Ma Klaus?"
"Eh, a Klaus pensiamo nella prossima puntata"

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