Tuesday, 26 January 2010

La sig.ra Racchia (II)

Uno dei rari luoghi in cui questi due mondi si sfioravano era la panetteria sotto casa.
Ogni tanto Bella, presa da slancio di bontà, voglia di fare o bisogno di controllo sulla domestica, passava in panetteria ad ordinare il pane.
"Vorrei due ciabatte; e mezzo filone: di quello tagliato a fette, mi raccomando."
Lo sguardo stupito lanciato dalla commessa la prima volta che si sentì chiedere una cosa simile, fece davvero pensare a Bella che esistessero due mondi paralleli.
Scandì lentamente e ad alta voce: "Noi a casa lo preferiamo così. Ines, la mia domestica, viene a comprarlo di questo tipo qua da voi".
La commessa, che nonostante i sospetti di Bella non era sorda, e men che meno stupida, non ci mise molto a identificare in quella marziana impellicciata che chiedeva il filone in cassetta come la signora Racchia. La Bella Racchia.

"Macchè domestica! Sono la badante, io! Quella da sola non saprebbe nemmeno mettersi su l'acqua per il tè! E io che pensavo mi ritenesse dotata di una vista laser in grado di affettarle il pane!"
Così aveva commentato Ines il giorno dopo, mentre, in piedi davanti all'uscita di servizio della panetteria, si concedeva una pausa a base di grissini alle olive, caffè e sigaretta.


Ines Milonga lavorava per la signora Racchia da ormai due anni. Più di una volta aveva pensato di andarsene, ma la pigrizia, unita a uno stipendio decisamente buono e il vitto e alloggio offerti da Bella, l'avevano indotta a rimandare il momento dell'addio.
Ines non faceva Milonga di cognome, bensì Ferrero. Anche i genitori di Ines non scherzavano: appassionati ballerini di tango, incuranti dell'assurdità della loro scelta, avevano scelto Milonga come parte integrante del nome.
Ines Milonga Ferrero era cresciuta in un mondo molto reale, fatto di passioni viscerali e pochi sogni. I genitori vivevano come ballavano e anche Ines pensava che la sua permanenza sulla terra fosse un giro di ballo, anche se probabilmente non il tango. Ines era più da tip tap: una vita in sincopato, ritmo e improvvisazione per passare da un numero musicale all'altro.
Si era improvvisata diverse cose: studentessa, parrucchiera, prestigiatrice, venditrice di santini... La sua ultima improvvisazione l'aveva portata, in un freddo pomeriggio invernale, a suonare il campanello di casa Racchia.
Il preoccupante colore rosso, segnale pericoloso di un congelamento, di occhi, orecchie e naso si sposava cromaticamente con il blu della giacca su cui spiccava un cartellino bianco: 
"Ines Milonga
Organizzazione Mondiale per la Tutela della Boia Panetera
promoter"
Aperta la porta, la signora Racchia non era andata oltre il nome e l'aveva scambiata per una peruviana che si presentava alla ricerca di lavoro.
Ines aveva pensato a uno scherzo. Come può una persona, seppure con uno sguardo così spiritato, pensare che una domestica possa presentarsi così all'improvviso alla porta di casa, nemmeno fosse una novella Mary Poppins?!?
Eppure la signora Racchia era stata seria nel formulare la sua proposta di lavoro e l'idea di condannare all'estinzione le boie panetere e scambiarle con un mondo in cui i pasti vanno serviti a orari prestabiliti e l'argenteria va lucidata una volta a settimana aveva convinto Ines. Aveva deciso di fermarsi per qualche mese, abbastanza da guadagnare i soldi per un tanto sognato viaggio in Polinesia.
In Polinesia c'era stata. E pure in Patagonia. E in crociera fra i fiordi norvegesi.
Doveva restare tre mesi e ormai erano tre anni che si improvvisava domestica peruviana.
Ormai non si stupiva più di come le risultasse naturale fingere; né si stupiva di tutto ciò che riguardava la señora Racchia: il pane tagliato della panetteria era solo la punta dell'iceberg. Ora però allo stupore si andava sostituendo la noia e anche il fastidio: non sopportava più i modi, lo stile di vita, la sbadattagine del suo capo. I suoi piedi volevano riprendere a scivolare, saltellare, far musica sulla nuda terra del mondo reale. Voleva tornare a una vita meno assurda e più noiosa.
Aveva deciso di licenziarsi e ora non si trattava che spiegarlo alla signora Racchia.

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