Monday, 18 January 2010

La sig.ra Racchia

Con un cognome simile, non è difficile immaginare i mille scherzi e le centinaia di prese in giro di cui fu vittima la signora Racchia sin dalla più tenera età.
"Toh, guarda un po' chi c'è! La Racchia!"
"Sì, ma non è una racchia qualsiasi, ma proprio una bella racchia!"
Già perché genitori poco sensibili ai traumi adolescenziali a cui condannavano la loro bambina avevano optato per un nome di battesimo già di suo impegnativo: Bella.
Bella Racchia, Racchia Bella.
"Oggi viene alla lavagna... Bella Racchia" e giù risate.
La signora Racchia era cresciuta affetta da sordità temporanea. In determinati momenti i suoi padiglioni auricolari smettevano di funzionare e si rifiutavano di far da cassa di risonanza agli sberleffi e agli scherzi.
La signora Racchia era Bella, di nome e di fatto. L'eredità del primo marito, deceduto prematuramente prima che potessero divorziare, le aveva permesso di apportare diverse migliorie fisiche, con varianti in corso d'opera degne del più ardito e sconsiderato piano regolatore: una piallata al ventre, aspirazione industriale di tre quarti delle gambe, tette a dieci atmosfere, denti antinebbia, occhi plastificati e sotto vuoto, zigomi a prova di crash test, Bella assomigliava molto a una Barbie. Ci assomigliava ancora di più ora che l'uscita di scena e gli assegni mensili del secondo marito le permettevano di mantenere tutta la struttura a colpi di botox.
Il botox aveva avuto il pregio di bloccare qualsiasi movimento delle rughe, ma le aveva creato anche dei problemi: una nuova parlata, ad esempio, e ora le erre erano scomparse e le enne assomigliavano alle di.
Rigorosamente vestita con addosso il corrispettivo del deficit di un paese del Terzo Mondo, Bella Racchia aveva il suo bel daffare a star dietro alla sua agenda: peeling e massaggi, yoga e meditazione, riunione con le Dame della "Pia Opera a Fin di Bene", pranzo di lavoro al Circolo, apericena al Quadrilatero e mille altre attività che non le lasciavano un secondo per fermarsi a riposarsi o a pensare.
Bella viveva in un mondo magico, dove la colazione il pranzo e la cena si materializzavano sul tavolo della sala senza che lei dovesse muovere un solo dito.
Un mondo nel quale i panni si lavavano, stendevano e stiravano senza che Bella dovesse accendere la lavatrice, cosa che poi Bella era sicura di riuscire a fare, bastava leggesse le istruzioni.
Un mondo che splendeva, risplendeva e profumava di fragranza alla lavanda.
Un mondo incantato che le consentiva di limitare al minimo indispensanbile il contatto con quello reale, così gretto, così sporco, così vero.

(Continuo?)

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