Sunday, 17 January 2010

Storia di (valda)torte

E' iniziato tutto qui:

a bite of paradise

Un giorno d'estate a Parigi, colazione al Marais da Florence Kahn. Al primo morso capisco di non avere scampo: travolta da insolita passione, sento i lacrimoni formarsi negli occhi. Lacrimoni di commozione, perché mai e poi mai ho mangiato una torta così buona.

Ci si può trasferire in una città solo perché c'è una boulangerie che vende amore sotto forma di torta?
Fra me e me penso che potrei addirittura sopportare l'idea di vivere, io piemontese, non solo fra francesi, ma pure fra parigini, ma una parte di me si rende conto che potrebbe essere difficile spiegare le motivazioni di un gesto simile alla famiglia e desisto.

Torno in Italia piuttosto, ma il cuore rimane lì, da Florence, e inizio a cercare di rifare la torta, andando un po' a memoria e sperando di trovare la combinazione giusta.
Ovviamente ciò non è ancora accaduto e anche se continuo a cercare e sperare di imbroccare la giusta combinazione di pesi e tempi, ieri sera pensavo che senza il viaggio a Parigi non sarebbe mai nata la Valdatorte.
Valdatorte perché, come già raccontato, non è più la Linzer Torte che ho mangiato a Parigi, ma una torta nata per la festa in quel di Valdapozzo.
La Valdatorte è per molti versi un riflesso gastronomico della mia personalità: leggi la ricetta e ti sembra lineare. La metti in pratica e scopri che è un casino disordinato, con forti tendenze a darti torto e agire di testa sua.
Ecco perché io la ricetta ormai non la seguo più. Vado in automatico, a volte non peso nemmeno più gli ingredienti e lascio che sia la torta a dirmi che fare: tanto vuol sempre avere ragione lei, inutile discuterci, sarebbe una perdita di tempo.
Venerdì pomeriggio, per esempio, la preparo: sabato è in programma la tombolata dell'epifania (in clamoroso ritardo, causa varicella di Antonio): impallo la pasta, la schiaffo in frigo, faccio un cruciverba e risolvo un sudoku, accendo il forno, imburro la tortiera, tiro fuori la palla di pasta dal frigo, trullallero-trullallà...
"Maaaammaaaa, mammina caraaaaa! Dov'è la marmellata?"
"Quale marmellata?"
"Quella di lamponi."
"E' finita. Però ce n'è di quella alle arance e di quella al kiwi."
"Kiwi?"
"Sì, kiwi. Usa quella!"
"E' buona?"
"Macchè! Mi fa schifo, non so mica che pensavo quando l'ho comprata, ma per lo meno così me la finisci, no?"
Ecco. Appunto. Certo. Ma secondo voi posso portare a una tombolata dell'Epifania con amici una cosa che mi è stata praticamente descritta come schifezza?!?!
Se la vostra risposta è stata sì è perché mi ritenete più cattiva di quanto io possa mai essere.
Infatti per la torta della tombolata ho ripiegato sulla marmellata di arance, ma ho anche fatto delle crostatine alla marmellata di kiwi, ma le ho lasciate a casa per noi. Beh, per me e papà, visto che mia mamma ha il rifiuto categorico di tutti i dolci che contengano cannella, e devo dire che, per quanto la marmellata faccia davvero schifo, una volta cotta a e mischiata con l'impasto super speziato della Valdatorte, la crostatina non era affatto male.

E così ieri sera ci siamo mangiati un'altra Valdatorte, che però è anche la solita Valdatorte al medesimo tempo; un lato diverso della stessa fetta, ecco.
Nonostante tutte le mie preoccupazioni, che mi colgono ogni volta che la preparo, la torta è piaciuta. E sono piaciuti anche i biscottini sparati con la sparabiscotti da Sara (la ricetta la trovate qui, sul blog di ComidaDeMama, solo che io ho usato la farina di mandorle al posto delle nocciole perché, beh, indovinate che altro non mi sono accorta di non aver comprato? Esatto, le nocciole insieme all'ennesima ma temo inutile cura di fosforo).


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