Thursday, 22 April 2010

iPad, aka the books cemetery?

books cemetery

Qualche mese fa ho letto sull’Espresso un’intervista a uno dei grandi papaveri di Amazon (se non il fondatore stesso di Amazon: ho sbattuto nel progetto cartesio il giornale, quindi non posso andare a controllare), che convinto del successo del Kindle, profetizzava la morte del libro.
Qualche settimana è stato messo in commercio l’iPad e ho riletto articoli più o meno simili: il futuro è degli e-books, le pagine stampate sono destinate all’oblio, i nostri nipoti non saprebbero d’altronde che farsene dopo aver visto un eBook su iPad e via discorrendo. Poi c’è tutta una serie di articoli più interessati alla questione del futuro del giornalismo, alla libera circolazione delle informazioni e così via.
La mia amica Liz ha letto un articolo di un ventunenne che profetizza la scomparsa del libro così come lo conosciamo. Il più delle volte queste profezie sono supportate dal solito video su youtube di come “Alice in Wonderland” può essere letto sull’iPad, con tutto il bagaglio di effetti grafici.
Si vede che la gente di tempo da perdere in seghe mentali ne ha a iosa e io in particolar modo, specie la scorsa domenica, quando ero bloccata dal ginocchio infiammato e grande come un cavolo.
Sarò superficiale, ma mi chiedo se ci sia davvero bisogno dell’iPad per mettere a rischio la circolazione delle notizie e la libertà di informazione. Basta guardare il TG Uno o leggere il Giornale per capire che ci riusciamo benissimo da soli e per constatare il livello di servilismo a cui i nostri mezzi di informazioni sono già ora piegati (un novanta gradi direi, e noi con loro). Magari il discorso potrebbe essere degno di interesse all’estero, ma anche lì ho i miei seri dubbi.

Senza scomodare DRM, copyright e copyleft, circolazione e libertà delle notizie.
Senza parlare dell’indubbia magia di sfogliare pagine nuove o riscoprire la ruvide patina di quelle pagine sfogliate dai propri nonni e dai propri padri prima di giungere nelle nostre mani. Senza considerare questi fattori, a meno che non rivestano l’iPad di un ultra-resistente guscio, con tanto di airbag per lo schermo, non credo potrà mai sostituire i libri stampati. Almeno per me.
Mi basta pensare agli ultimi giorni: dove, come, quando ho letto libri?
1. sui mezzi della GTT: sul 16 circolare sinistra, stipata a mò di sardina, con un brutto ceffo a poca distanza che ha capito da uno sguardo che era già tanto avessi il biglietto del bus ed ero uscita senza portafoglio. Sul 40, che lanciato a folle velocità sul cavalcavia di Via Mazzarello ha dovuto inchiodare al semaforo, facendomi spostare pericolosamente in avanti. Meno male che ho attutito il colpo della barra di ferro proteggendomi con il libro di Grossman.
2. avevo un campioncino di un bagnoschiuma che assicurava super mega bolle, ma volevo leggere la fine di Maus, così ho fatto una cosa molto da telefilm americano: ho riempito la vasca da bagna e mi sono immersa con tanto di libro, tenuto ben in alto per evitare il contatto con l’acqua e pure con le super mega bolle. Quello che non ho capito dei telefilm americani è dove appoggino il libro quando devono sciacquarsi: visto che io di solito creo un mini lago tutto intorno alla vasca, per evitare che il libro si bagnasse, non ho avuto altra scelta che, ehm, scagliarlo verso il fondo del bagno.
3. A letto, prima di andare a dormire. Ho tirato fino all’ultimo barlume di coscienza prima dell’abbiocco completo e mi sono addormentata senza posare il libro sul comodino. Risultato? Il mattino dopo mi sono svegliata e il libro era a terra.
4. Sul divano. Con mio nipote. “La nuvola Olga e il tulipano”. “La nuvola Olga e la pozzanghera”. “Toby e gli amici cuccioli”. Capolavori della letteratura mondiale, insomma, mica bruscolini.

Ecco, soprattutto questo punto mi fa pensare che la prospettiva da cui viene affrontato l'argomento è da un lato geek e dall'altra abbastanza fighetta: trasmettono un'idea del mondo abbastanza asettica, dove si legge alla scrivania o in ambienti ovattati e sempre e comunque con l’illuminazione perfetta; sembra che il rischio più grande sia di rovesciare una goccia del tall-semi-skimmed-cinnamon-choco-moka-cappuccino sullo schermo mentre ci si rilassa da Starbucks o di lasciare una serie di impronte sullo schermo... vuria mai!
 
Immagino di leggere sul bus, nella vasca, a letto con un iPad, piuttosto che su un libro e l’immagine diventa sempre più improbabile. Poi mi immagino seduta sul divano, con Davide l’Unno e un iPad. 
Mi immagino intenta a leggere le peripezie della nuvola Olga. Vedo Davide che abbranca l’iPad e lo trascina per mezza cucina, per poi lasciarlo a terra: ha visto che ci sono i passerotti sul balcone e li va a salutare; eccolo poi tornare di corsa in casa e prendere inavvertitamente l’iPad a calci e mandarlo così a incastrarsi sotto il divano, dove un “tud” secco indica l’avvenuto impatto con il battiscopa di 499$.

L’iPad potrà rivoluzionare molte cose, introdurre novità e spianare la strada a future innovazioni, ma il libro, beh quello all’iPad lo seppellisce.

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