Thursday, 1 April 2010

La prima vita di Simon Baxter - Parte III

L'aereo era ormai prossimo all'atteraggio; nemmeno due ore di volo, ma che a Simon erano sembrate molto di più, quasi una vita, vuoi per l'improvvisa turbolenza sopra la Manica, vuoi per il fatto che la sua vicina era riuscita a dover andare in bagno ben due volte ("sa, ho letto su una rivista di quelle che ti danno sull'aereo che bisogna bere molto per rimanere idratati"), costringendo Simon a ripetere il rituale della cintura altre tre volte: tre perchè si era accorto che l'aveva ripetuto in totale quattro volte ed era noto e risaputo che i rituali sono come le ragioni e viaggiano sempre e solo a numero dispari. Così per evitare l'imbarazzo di ripetere il suo rituale senza un motivo preciso, Simon si era alzato e aveva fatto finta di cercare qualcosa nel bagaglio per potersi di nuovo sedere nel modo giusto.

Una parte di Simon si vergognava di questo comportamento irrazionale: sapeva benissimo che altro non era se non una stupida messinscena, ma oramai non riusciva più a farne a meno. Superstizioni, idiozie, solo idiozie si ripeteva. Certo, idiozie, solo idiozie, ma cosa sarebbe potuto succedere se per una volta, una sola volta avesse saltato i suoi rituali? L'aereo sarebbe rimasto su? Oppure sarebbero diventati tutti i protagonisti di una notizia da prima pagina per l'edizione dei giornali del giorno dopo?
 
Amici e conoscenti avrebbero stentato a riconoscere Simon, il loro Simon, in quella persona seduta sull'aereo, attenta a ogni minima variazione dei suoi rituali, intenta a masticare fino all'esaurimento una gomma e a stritolare il bracciolo del sedile come se fosse la sua personale ancora di salvezza. Neppure lui sapeva quando o perché la parte razionale di sé stesso avesse deciso di sventolare bandiera bianca contro quest'attacco di scaramanzie, però gli sembrava fosse sempre e comunque troppo tardi. Il fatalismo, pensava Simon, è perfetto quando sei seduto comodo in salotto: se, mentre sei seduto in poltrona a guardare una partita, bevendo birra e mangiando patatine, un meteorite colpisce proprio casa tua e ti fa schiaccia come un moscerino, allora pace è il fato, ma se sei su un aereo allora te la sei andata a cercare e devi fare di tutto per minimizzare i danni.

"Oh! Ma siamo quasi arrivati! Non me ne ero proprio accorta! Il tempo è letteralmente volato via... adesso che ci penso, spero di non averla disturbata troppo, ma lei sa che è davvero un ottimo ascoltatore, signor...?"

Simon sorrise contento. Contento di poter lasciare la sua catatonia e rientrare in un mondo di cui conosceva le misure. Estremamente felice di lasciare alle spalle quella perturbazione di parole.
"Simon. Io sono Simon. Piacere."
In tutto, Simon aveva pronuciato durante il volo sette parole. Le aveva contate.
Perchè era noto e risaputo che le parole dette sugli aerei sono come le ragioni e i rituali: viaggiano sempre e solo a numero dispari.

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