Sunday, 18 April 2010

A non-bloody Sunday

Post molto mattutino oggi.
Sarò mica impazzita? No, ma un po' amareggiata e anche lievemente contrariata, ecco sì, posso dire di esserlo.
Antefatto: da giovedì sono comparsi attaccati ai portoni delle case e dei negozi di zona i cartelli che annunciavano il punto raccolta sangue dell'AVIS. L'emo-mobile come al solito si sarebbe parcheggiata davanti alla parrocchia domenica mattina.
Oh, ecco una buona ragione per alzarsi presto di domenica mattina. Prima di partire per l'Inghilterra c'è sempre stato un motivo o un altro per cui non mi riusciva di donare il sangue: fino ai 25 l'anemia mi tarpava le ali, poi fra viaggi, malattie giusto il giorno prima di andare a donare e così via il tempo è passato e sono andata a vivere a Surbiton. E lì sono diventata donatrice. Senza problemi.
Quindi non ho minimamente pensato che avrei avuto problemi oggi. Ieri ho dato un'ultima occhiata al sito per controllare se ricadevo nelle fasce giuste per chi desidera donare e mi sembrava fosse tutto a posto. Brava pirla.
Arrivata davanti alla parrocchia e messa davanti al questionario, già ho capito che le cose non sarebbero andate bene: ho dichiarato di aver vissuto in Inghilterra e subito c'è stato un netto rifiuto, causa della mucca pazza. Poi ho spiegato che non ho vissuto in Inghilterra fra il 1980 e il 1996, come scritto nel modulo, ma dopo, quindi non ricado fra gli esclusi.
Poi mi chiedono se ho subito interventi. Sì, rispondo, mi hanno tolto i denti del giudizio, tolto qualche neo.
"Ah, ecco, allora non possiamo accettarla."
Strabuzzo gli occhi e mi viene spiegato che per donare, se si ha subito un intervento simile, devo presentare l'esame istologico. 
Ok, mi hanno tolto dei nei, hanno fatto l'esame e i dati me li hanno comunicati a voce, anche perché, ci fosse stato qualcosa di brutto, secondo voi sarei andata a (tentare di) donare il mio sangue stamattina? Mi è venuto da ridere, ho salutato tutti e sono tornata a casa.
Ora qualche piccola considerazione:
1. Mucca pazza: devo andare a controllare se in Inghilterra accettino sangue di chi ha vissuto nel paese fra il 1980 e il 1996. Magari è questo il motivo per cui fanno una martellante di campagna di sensibilizzazione alle donazioni di sangue: non è che manchino i donatori, è che ne scartano il 99.9% a priori.
2. Il questionario che ti fanno compilare prima della donazione è uguale a quello britannico, anzi, forse per via del Commonwealth e la più variegata composizione etnica della società dell'ex-impero, lassù ci sono ancora più domande su altri tipi di malattie e rischi. Eppure lassù ho donato il sangue, quando gli ho spiegato la storia delle mie operazioni, non hanno visto in ciò un elemento a sfavore della donazione del sangue.
3. La spiegazione che mi è stata data dall'operatore, che non so nemmeno bene fosse un dottore o no, mi ha lasciato molto confusa. A buttato lì delle parole, sull'eventuale atipia delle mie cellule e di come abbiano comunque bisogno dell'esito dell'esame. Mi sarebbe piaciuta una spiegazione un po' più scientifica, non un'alzata di spalle alla "tanto le cose vanno così".

L'esperienza nel complesso mi ha reso molto amareggiata. Non riesco a capire perché qualcosa che ha a che vedere così tanto con la salute e i criteri di sicurezza per assicurare del sangue utilizzabile in caso di emergenza abbia delle discrepanze così evidenti fra due paesi dell'Unione Europea.
Capisco ora perché hanno bisogno di volontari: quante persone ci saranno come me, incapacitate a donare perché gli manca un benedetto pezzo di carta?
Ora so che non mi dovrò più svegliare presto la domenica mattina, ma come la mettiamo con questa domenica? Ormai il sonno è passato e di rimettermi a letto non mi va. Come lo occupo il tempo ora?

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