Friday, 9 April 2010

Ratatouille

Ah, tutto questo dire che Torino non è Parigi e viceversa!

Vuoi mettere la Ville Lumière con i gianduiotti? Voglio mettere sì! Parigi esercita su di me un forte fascino, nonostante sia piena di parigini: ogni volta che ci vado, mi sento un prurito piacevole alle mani, di quello "basta-mollo-tutto-e-vengo-a-vivere-qua"; quando è ora di andarsene mi si crea sempre un simpatico groppo in gola, a volte corredato di nodo allo stomaco, che già mi fa pensare alla nostalgia che proverò a breve.

Poi però mi ritrovo a guardare Torino che cambia, si risveglia dal letargo autunnale, le magnolie fioriscono, gli alberi iniziano a proiettare le loro ombre sui viali e mentre girovago sono straconvinta che a Torino non manchi proprio nulla. (Anzi! Forse ha pure troppo: sarebbe perfetta con meno di italiani medi in giro per le strade e a brevissimo alla guida della regione Piemonte)

Poi, nel giro di pochi giorni, la Busiarda ha pubblicato due notizie che mi hanno fatto notare quanto simili siano queste due città. Cosa ci rende simili?

I musei? I viali? Le passeggiate sul lungo fiume? I suonatori torturatori di fisarmonica sul metrò?

No! I ratti.

Torino punta sulla qualità: si parla di ratti giganti, fra i quali c'è probabilmente anche il maestro di karate delle tartarughe ninja. Invece Parigi ci batte in quantità: ne hanno censiti 6 milioni nella capitale, e io mi chiedo chi è stato incaricato di consegnare i moduli per il censimento alle pantegane con la evve moscia. Che ce ne siano molti non ho dubbi: a luglio la mia soluzione contro un esercito di Ratatouille al Trocadero è stata la fuga.

Ah sì, ora sì che ha senso parlare di fraternité!

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