Friday, 16 April 2010

Storia di una lavatrice

Settembre 1999. 
Aeroporto di Pechino.
Fa caldo, un caldo afoso e opprimente. Ma è normale che il cielo sia così giallo? Magari è solo l'inquinamento della zona circostante all'aeroporto?

Del mio primo giorno in Cina conservo tanti ricordi, tutti chiarissimi: ho problemi a ricordarmi che cos'ho mangiato stamattina a colazione, ma ho ancora chiara in mente la faccia del funzionario della dogana che ha esaminato il mio passaporto.
Mi ricordo dello sguardo che mi sfuggì dentro la cucina della Bettola: sì, lo so, non bisognerebbe mai e poi mai guardare nelle cucine di un ristorante, ma alla Bettola ho imparato che più laido è il locale meglio si mangia in Cina.
Ho chiarissima in mente l'immagine di me e Ale sedute su una panchina, nel giardinetto accanto al baracchino delle birre, una bottiglietta di tè freddo a testa più una bottiglia d'acqua per combattere la calura. Col naso all'insù guardiamo il cielo fra le fronde: no, non è normale che il cielo sia così giallo, anzi, facendo più attenzione, direi che è marrone. Non oso pensare a come possano prenderla i miei polmoni. All'improvviso qualcuno ci parla in italiano. Ci giriamo e c'è un ragazzo cinese. Un momento surreale: noi lì sedute alla panchina a scartabellare il vocabolario, completamente disorientate dal fuso orario, per cercare di capire cosa ci stava dicendo e cosa volevamo dire noi.

Arrivati all'università, era venuto fuori che al dormitorio per gli stranieri non c'era posto per ospitare tutti. Che fare? Quelli rimasti senza un tetto sopra la testa vennero direttati al 专家楼, il zhuanjia lou, cioè l'edificio che ospitava gli insegnanti e lettori stranieri. Per tre mesi ho diviso un appartamento insieme a Miky, Virgi e Ale a cui si aggiungeva spesso e volentieri pure Francesca.
La mia vita è cambiata molto in quei giorni, nelle piccole e grandi cose: il nomignolo di zia deriva da quei giorni, in cui eravamo una specie di grande famiglia. Ma ho anche capito molte cose su me stessa, formato legami durevoli e preziosi con persone che formano la mia famiglia "allargata".

4 ragazze dall'altra parte del mondo rispetto alla loro vita abituale sono sinonimo di tre mesi di risate, incoscienza, divertimento e ricordi. Noi che sgattaloiamo sotto il cancello: veniva chiuso a mezzanotte e, se rientravamo tardi, non sempre avevamo la faccia tosta di scampanellare al guardiano (un vecchietto di 70 e passa anni. Ci veniva ad aprire chiedendoci se sapevamo che ora fosse e noi a capo chino dicevamo che sì, lo sapevamo, era tardi. Allora lui se ne andava sconsolato, "ah sti italiani!"). Noi che cuciniamo le lasagne in quel forno non propriamente, ehm, sicuro.
Io che invece di girare la chiave nella toppa metto il chiavistello e vado a dormire, chiudendo fuori Ale e Virgi. La faccia dei ragazzi del piano di sopra che ci aprono la porta dopo aver notato il foglio che avevamo fatto scorrere da sotto la porta: "Help! We're locked in!!!" (Virgi era uscita e ci aveva chiusi dentro, perché la serratura era fatta in modo che non potesse riaprire da dentro se qualcuno aveva chiuso da fuori). Il bagno che era una giungla di fili a cui era appeso il bucato che non ne voleva sapere di asciugarsi, anche perché la lavatrice aveva la capacità di rovinare i tessuti ma lasciarli ben zuppi.
Ah, la lavatrice! Far funzionare la lavatrice era un'esperienza piuttosto unica nel suo genere. Il tubo dell'acqua scaricava sul pavimento: poco male, visto che il pavimento era in pendenza e lo scarico era furbescamente collocato proprio al fondo del pavimento. Questo però non bastava: al momento del risciaquo bisognava precipitarsi in bagno e girare il rubinetto dell'acqua. Questo era furbescamente collocato sopra la vasca, quindi se non si arrivava in tempo e il bagno si allagava, per evitare ulteriori danni, bisognava arrampicarsi sul bordo della vasca, proprio come fa Miky qua:

Miky e la lavatrice

Quando siamo ripartite, l'aeroporto era irriconoscibile: in tre mesi si era trasformato, da scalo triste, spartano e in pieno stile realista-socialista, ora appariva ultra-sotto-ogni-aspetto. Ultra: luminoso, enorme, moderno. Molti dei luoghi dove siamo vissuti sono cambiati o sono stati letteralmente tirati giù, i legami invece e per mia enorme fortuna sono rimasti.

1 comment:

  1. Ora quelle due Virgi le conosco tutte e due.

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