Tuesday, 4 May 2010

e cinque

1...2...3...4...5...
Reduce dalla festa di compleanno di Sara, tremo al pensiero che fra meno di un mese mi toccherà il bis con Davide.
Fra i compiti istituzionali della zia a tempo pieno ricade pure quello di partecipare alle feste di compleanno con tutto il parentado, gli amici, a volte le fidanzate di passaggio degli amici - al che è consigliabile non chiedere mai e poi mai che ne è stata di quella simpatica, sai quella che c'era l'anno scorso al posto di sta qua- e orda di bambini del vicinato compresi nell'offerta. 
E' mio diritto, dovere ed immenso piacere fare un regalo che lascerà basiti gli altri bambini. Meno male che Sara è preparata e sa che la zia si rifiuta di regalarle: barbie (*azzo avrà sempre da ridere? Allora lo stereotipo della bionda stupida ha qualche fondamento di verità!), winx (delle barbie che si fanno d'acidi e pensano di essere fatine), bratz (ah se ne potrei dire su 'ste bratz), etc. etc. 
Ecco, mai dovessi regalare una Barbie la regalo a Davidino, tanto per mandare nel pallone la parte più tradizionalista della famiglia. "Noooo, ma così ci cresce su male! Regalagli i Power Rangers" ("giusto, così fanno compagnia a Ken e sai poi come si divertono tutti insieme!", mi verrebbe da rispondere, solo che mi sentirei in colpa a sapere di aver provocato infarti a zie e bisnonne)...
Le ho regalato, orrore e raccapriccio, due libri che sono finiti subito a lato, insieme ai vestiti donati dagli altri zii e dai nonni. Reazione comprensibile, dato che tutta l'attenzione era concentrata sulla Barbie Raperonzolo (sic!), la winx non-mi-ricordo-più-quale-magia (doppio sic!) e una Barbie Biancaneve (e vabbè, ma allora!). Purtroppo anche le tre pulzelle hanno dovuto capitolare di fronte al regalo dei regali: il kit tatuaggi di Hannah Montana.
Non lo sto inventando! Esiste davvero, probabilmente costa uno sproposito e non so più chi l'ha regalato a mia nipote, che probabilmente aspetta solo che mia sorella si distragga un secondo per provare le sue doti artistiche sulla fronte del fratellino. O sulla cameretta ridipinta da poco, dipende da cosa le ispira più distruzione.
Quando ho visto Riccardo, il cuginetto di Sara, sventrare letteralmente la scatola all'urlo di "Puah, un gioco da femmine" ho intuito che sarebbe andata a finire male... le amichette di Sara, ormai delle esperte tatuatrici,  a giudicare dall'abilità e velocità nell'eseguire tatuaggi, hanno tatuato Sara, per prima perché era la festeggiata: quando l'ho rivista stamattina sembrava un maori all'acqua di rose, con tanto di fiorellini, note musicali, chitarre, cuoricini, farfalle e chi più ne ha più ne metta lungo le braccia.
Poi si sono tatuate loro a vicenda, e sono successivamente passate a Riccardo e Leonardo che si sono fatti tatuare la chitarra, ma con l'inchiostro blu da maschio. Dopo è toccata a mio cognato, che si è presentato al lavoro stamattina con una serie di stelline verdi che nemmeno nei peggio bassifondi di Marsiglia se ne vedono più di tatuaggi simili.

Abbiamo passato una buona mezz'ora a discutere del dilemma senza apparente e logica spiegazione che ci attanaglia ormai da quando è nata Sara: com'è possibile che mio padre sia visto come un semi-dio da tutti sti bimbi? E' un musone, acido come una zitella se non di più, li tratta a pesci in faccia e loro pendono dalle sue labbra! Anche Elisa, che a malapena 8 mesi, lo vedeva per la prima volta sorrideva solo a lui...

Fra i miei compiti istituzionali non ricade invece la preparazione del cibo, visto che mia sorella prepara già di suo abbastanza per provocare indigestione a un'orda di cavallette. E non sto scherzando: ha spadellato 4 torte, un numero imprecisato di chili di salatini, pizzette, focacce e focaccine e, avendo paura che qualcuno potesse avere ancora fame, ha aggiunto pure due confezioni formato famiglia di patatine.
Non devo nemmeno fare la fotografa, perché c'è già un numero sufficiente di macchine digitali e un numero eccessivo di bambini che rischiano di fare la doccia alle suddette macchine con l'aranciata. 

Come tutte le feste in famiglia, è stata una gran cagnara: gente che urla, bimbi che corrono, le solite domande (cosa fai? cosa non fai? perché? e il ragazzo?)... Ogni anno mi dico che è l'ultima volta, che non mi paga nessuno per sottopormi a un pomeriggio simile, pur sapendo che non c'è via di uscita.
Perché so che va fatto per il quieto vivere prima di tutto e anche perché Sara ci tiene. Magari non ti considera che per due nanosecondi, ma sono due nanosecondi importanti per lei. 
Perché so che sono momenti che, per fortuna e purtroppo, non tornano; al muro ho appeso una foto che le hanno scattato in ospedale: nemmeno 48 ore, dormiva serena, coricata su un lato, con il pugno sinistro chiuso. 
Ora non è più tanto pacifica, è diventata un torrente di parole e storie che sembrano uscire senza sosta dalla sua bocca. Ha gli occhi furbi e ogni tanto mi fa uscire dai gangheri, perché fa finta di non capire o perché usa suo nonno per poter fare le cose che i suoi genitori le vieterebbero altrimenti.
Eppure quando dorme è come cinque anni fa: serena, coricata su un lato, con il pugno sinistro chiuso.

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