Saturday, 8 May 2010

Il dettato

Mia sorella ha imparato a scrivere a quattro anni: io tornavo dalle elementari e dovevo fare i compiti, lei ancora all'asilo si annoiava, perché voleva giocare. Mi ricordo ancora, come fosse oggi, noi due sedute per terra, intente a scrivere su un pezzo di cartone la parola "mela", la parola che mi avevano insegnato il primo giorno di elementari: la emme enorme seguita da una e lillipuziana, mentre la elle aveva preso il volo nonostante la a cercasse di tenersela accanto e riportarla a terra.

Quella magia, quell'incanto, quel fremito di anarchia della scrittura come atto fisico è un piccolo rituale che si ripete per me ogni volta che impugno una penna, fosse anche solo per riempire le parole crociate senza schema all'ultima pagina del settimanale che vanta innumerevoli tentativi di imitazione.

Si ripete ogni volta che Sara scrive qualcosa. Sta imparando a scrivere, ha incominciato lo scorso anno, a quattro anni pure lei. Ha iniziato con il suo nome, poi è passata al cognome, si è specializzata nella scrittura di "per nonno" e "nonna è una regina".

La scorsa settimana abbiamo completato insieme due cruciverba illustrati per bambini: mica roba da nulla! Se da un lato c'erano parole semplici come "gatto" e "bici", dall'altro c'erano pure "acqua" e "gnomo".

"Zia, zia perché bisogna scrivere acqua con la cq?"
"Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare »
"Eh!?!?!?"
"Perché ce lo impone una regola ortografica e perché se la scrivi con la kappa sei una truzza."

"Ah ok!"
(Non volevo dirle "perché è così", ma forse è ancora un po' presto per Dante)

Oggi pomeriggio, suo nonno le ha fatto un dettato, ma è stata Sara a scegliere il tema del dettato, cioè una parte della sua canzone preferita:

il dettato

No comments:

Post a Comment