Monday, 24 May 2010

Io, mamma e i fratelli Gibb

Boom, l'estate è esplosa. Il che non mi spiace per nulla: dopo quasi tre anni a prendere pioggia sempre e comunque, indossare i sandali a metà maggio e dormire con la finestra aperta sono esperienze nuove e quasi estranianti.
Ancora non sono riuscita a trovata qualcuno in grado di condividere il mio entusiasmo per la pressione bassa, crollata ormai più in basso delle scarpe (anzi dei Birkenstock!), ma non demordo.

Sabato ho ancora acceso il forno per preparare dei biscotti, oggi non so se avrei avuto il coraggio di ripetere l'esperienza.
Poco importa, perché questo pomeriggio ho fatto una delle cose che preferisco fare in giornate come queste: sono andata al supermercato con mia mamma.

Sembra una stupidaggine dire che mi piace andare al supermercato. In più è anche abbastanza faticoso, visto che supermercati e centri commerciali mi fanno venire il mal di testa e poi devo riportare le buste pesanti, il fustino di detersivo e/o le bottiglie di acqua (e birra).

Ma questo perché il supermercato, la spesa e l'attività di portatore di bassa quota sono solo un corollario a ciò che amo: prendere la macchina e andare in giro con mia mamma. Io e lei abbiamo questo rituale, che dura da tempo immemore: in macchina si canta.

Quando abbiamo iniziato con il nostro rituale, io non raggiungevo il metro d'altezza e lei portava ancora un atroce taglio di capelli figli-della-disco fine anni Settanta.
Probabilmente la cosa è partita perché mamma ha letto su qualche rivista che cantare serviva a contrastare il mal d'auto (salvo poi scoprire che questo trucco era una delle tante boiate propagate da riviste di parapedagogia insurrezionale stile "Madre moderna per bambini inadeguati ai tempi che corrono" o "Cresci al meglio la tua perenne fonte di mal di testa, ansie e sensi di colpa"). Poi magari ha pensato che far cantare me e Adri avrebbe fermato o ritardato le domande: siamo già arrivate? perché non arriviamo mai? dov'è che se la deve ficcare la freccia il signore davanti?
Ovviamente non funzionava e così fra una canzona e l'altra rispondeva: no, perché siamo appena partiti, superil***o.

Con l'abbandono della Ritmo 60 SuperTeam grigio metallizzata abbiamo detto addio al registratorino portatile e siamo approdate all'autoradio, di quelle vere, con pure il lettore di cd! Roba seria che ci ha permesso di portare avanti il nostro hobby di cantare in macchina con alcune variazioni: addio alla cacofonia, con io che canto una canzone e Adri che ne canta un'altra e mia mamma che cerca di riportare la pace cantandone a squarciagola una terza! Era venuto il momento dei cd e di cantare dietro alle tracce musicali.

La collezione da viaggio è abbastanza retrò: Abba, Gloria Gaynor, Motown, Rod Stewart, Beach Boys e i nostri preferiti, i fratelli Gibb, alias i Bee Gees.
Ah, i Bee Gees vanno cantati a pieni polmoni, senza remore, fregandosene delle stonature e degli allarmi che partono, imitando il falsetto e i vocalizzi prolungati, cantando a turno nei ritornelli come facevano loro.
I Bee Gees stonati vanno cantati con gli occhiali da sole ben calati sul naso, i finestrini abbassati, una buona dose di mimica da parte del lato passeggero.
I Bee Gees stonati provenienti da una Fiesta rossa ferma al semaforo sono in grado di far abbassare il volume delle autoradio dei peggio tamarri, specie se magari la canzone in corso di rappresentazione è "Guilty" con Barbra Streisand o "Heartbreaker" con Dionne Warwick, che prevede quindi un'alternanaza di cantanti.

Cantare così, un po' da badola, mi rende felice, mi si riempie il cuore di allegria e dolcezza. Perché so che certe cose non cambieranno mai per fortuna.
Noi due continueremo a cantare e mamma continuerà a suggerire fantasiosi e alternativi metodi per impiegare gli indicatori di direzione, in luoghi altrettanto non convenzionali. Proprio come oggi pomeriggio.

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