Wednesday, 23 June 2010

Resto di stucco, è un barbatrucco!

In Inghilterra ogni tanto mi capitava di impappinarmi: passavo buona parte del tempo a parlare in inglese, a volte pensavo pure in inglese, così ogni tanto mi venivano a mancare parole elementari. Mi sentivo parlare e mi vergognavo di me stessa: ma sono davvero io? Com'è possibile che parli un italiano così povero?
Con una famiglia premurosa e comprensiva come la mia, inutile da dire che sono stata presa per i fondelli a non finire. 

Ora, dopo 7 mesi di vita in Italia, alle porte del rientro in Inghilterra, non corro più questo rischio, visto che i miei nipoti hanno provveduto ad azzerare qualsivoglia residuo di lingua italiana.

Già, grazie a Sara e Davide, aizzati amabilmente nelle loro peggiori intenzioni da nonno Cicci, sono arrivata non solo a parlare italiano come se fossi tradotta in tempo reale da Google Translate, ma pure a un livello di balenghitudine che nemmeno nei miei peggiori momenti ero arrivata anche solo a sfiorare.

Non dico più la parola "no", manco fossi in Giappone, perché a Davide non piace quando questa parola viene pronunciata in maniera troppo perentoria: colto da una crisi mistica, prende la rincorsa e va a dare craniate al muro. Quindi devo aggiungere qualcosa che alimenti l'amore per il dramma del piccolo: "ohhhh nooooo!", declamato come in un film dell'epoca dei telefoni bianchi; oppure "oh oh oh, ma no, no e poi no, mon dieu!", e poi ci aggiungo un po' della canzoncina della pantera rosa, che lo calma.

L'amore per il dramma non è prerogativa solo di Davide: al momento Sara non conosce altri segni di interpunzione che non siano il punto interrogativo e quello esclamativo. A cinque anni è ovvio che debba porre domande su ogni minuscolo dettaglio di questo mondo:

"Noooonnna!!! Perché se tiro troppo forte le piantine si staccano dal vaso?"
"Sarabruttabestia, rimetti a posto il basilico, subito!"
"Ok!"

"Zia! zia! perché vedo rosso?"
"Hai di nuovo mangiato la pizza rossa, vero?"
"Sì! ma sai che non bisogna rispondere a una domanda con un'altra domanda?"

"Papà! papà! perché percheeeééé? uhm non importa! ho scordato!"

Il problema è la sovrabbondanza di punti esclamativi e la totale assenza di pause! "Zia! zia! ma sai che oggi..." e qui parte una descrizione di quello che è successo all'asilo, di quello che ha mangiato all'asilo, quello che non ha mangiato ma le sarebbe piaciuto ci fosse in mensa, con chi ha giocato, con chi non ha giocato e paragone con i giorni precedenti, senza prendere fiato, tanto che dopo l'ultimo punto esclamativo si ferma, fa un respiro profondo e sbuffa manco fosse Maiorca che riemerge da un'immersione.

Adesso ho iniziato a parlare così: non ho la capacità toracica della nipote, quindi le mie frasi sono più brevi, ma termino con punto esclamativo buona parte delle mie frasi.

Poi c'è il problema vocabolario. Se dico "Guarda che bella Olga", voi capite che mi riferisco a una nuvola?
No?!? Questo perché voi non avete mai letto quella pietra miliare della letteratura della prima infanzia che è "La nuvola Olga e il tulipano".



Per la stessa proprietà transitiva, la parola "ippopotamo" è stata sostituita dalla parola "potòm-potòm", potòm per gli amici. Tutti i conigli si chiamano "Tippete" e le mucche "Connie".
Saluto la gente come fossi un teletubbie, evitando solo le tante coccole! Anche perché la parola "coccole" è normalmente sostituita da "cara-cara".

Ora che torno in Inghilterra, posso sperare di migliorare un po' l'italiano, ma l'idiozia continuerà a regnare sovrana. 
Qualche settimana fa ho scaricato un'applicazione per l'iPod su ordine della nipote: una specie di tamagochi, con dei criceti virtuali. Bisogna scegliere un tipo di criceto, farlo mangiare, bere, dormire, coccolarlo, vestirlo...
Sara ha quindi creato il suo criceto ("un po' come Camillo! Il criceto che avevamo all'asilo! Solo che poi lui è morto! Ma non siamo stati noi a morirlo, sai zia?!"), anzi, la sua criceta. L'ha chiamata Marina, le ha messo gli occhiali a forma di cuore abbinati alla ghirlanda di fiori. Poi ha voluto che spedissi una foto di Marina a mia sorella.
Al momento attuale, per giunta, Adri credo sia una delle poche persone sul pianeta a non avere la casella di posta elettronica intasata da proposte di matrimonio di procaci ragazzotte russe o vantaggiose offerte di televisori cinesi. Sono io la sua principale fonte di posta in arrivo: sfondi di Toy Story e fatine da nomi allucinanti creati da Sara, link di video con potòm ballerini e Cricchetto che spaventa trattori, disegni fatti da Sara sull'iPod e poi, come detto, la foto di Marina:


Dopo aver spedito la mail, Sara mi ha guardato con i suoi occhioni perfidi e mi ha chiesto: 
"Ma zia? Ora che tu vai via, chi farà cara-cara a Marina? Chi le darà da mangiare? Perché non mi lasci l'iPod?"
"Perché no!"
"Quindi te ne occuperai tu, giusto!?!"

Fregata. Già mi immagino, su in Inghilterra, intenta a dar da mangiare e ad accarezzare un criceto di pixel... 

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