Tuesday, 13 July 2010

Il cavolozoico, la nuova era

Due conversazioni via chat, a poca distanza l'una dall'altra. Un collega e una cara amica, anzi una degna compare.

Per puro caso, o forse no, la conversazione si sposa alla vita in generale, a ciò che vorremmo fare e a ciò che siamo costretti a fare ed accettare per vivere e sopravvivere.

Insomma, né io né il mio collega amiamo particolarmente la nostra vita da pendolari ed emigrati, ma non perché odiamo i treni o la Gran Bretagna. Al contrario! Dopo la bicicletta, il treno è il mio mezzo di trasporto preferito; una delle molte cose che classifico nella categoria "vorrei ma non posso" è proprio un giro bici+treno per visitare tutto il Regno Unito.

Purtroppo non abbiamo i mezzi, le possibilità economiche per fare quello che vorremmo e così lavoriamo, ci arrabattiamo, tiriamo avanti. Quando Alfonso è rimasto senza lavoro, non ci è certo annoiato a fare le cose che gli piacevano davvero, ma ovviamente a un certo punto si è trovato di fronte a un conto in banca che si assottigliava ogni giorno di più ed è tornato in carreggiata.

Poco dopo, ecco che torno a parlarne con Paoletta che, manco a dirlo, era d'accordo con questo filo d'idea: mentre in passato la gente lavorava con un obiettivo preciso (comprare una casa ad esempio), fare qualcosa di divertente o piacevole (hobby, ferie, viaggi) e risparmiare pensando alla pensione sicura.

Noi invece? Noi viviamo in un'epoca diversa, dove si lavora come pazzi per uno sputo e per arricchire gli azionisti e pagare le tasse.
Così discorrendo, siamo arrivate alla definizione di questo periodo storico in cui ci troviamo a vivere.

Lavori del cavolo.
Stipendi del cavolo.
Relazioni umane del cavolo.

Poteva andarci peggio, ma poteva pure andare decisamente meglio e invece ci ritroviamo a vivere in un periodo del cavolo.

Signore e signori, benvenuti nel cavolozoico.

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