Tuesday, 27 July 2010

Lo shuttlebus che ho preso oggi pomeriggio era guidato dall'autista con la verve di Eddie Irvine: non so i suoi gusti in fatto di calzature comode, ma in quanto a velocità e assetto da gara nelle rotonde ha pochi rivali. Di solito mi metto il cuore in pace al ritorno a casa: quasi sempre mi tocca aspettare in stazione per un po'.
Però, quando c'è F1 (non so il suo vero nome, lo chiamiamo così per distinguerlo da Goodnight, l'altro autista; credo sia stato Jaime a ribattezzarli così), ho qualche possibilità di non perdere il treno e arrivare a casa una ventina di minuti buoni prima. Sembrano pochi, ma fanno.
Oggi ho avuto fortuna: F1 ha trovato poco traffico sulla sua strada e ha affondato in piede sul pedale, motivo per cui sono riuscita a saltare sul treno prima della chiusura delle porte. La Southwest Trains chiude le porte 30 secondi prima della partenza del treno e non c'è niente di peggio che scapicollarsi lungo la passerella pedonale, arrivare al binario e vedere le porte che ti si chiudono in faccia.

Allora, il vagone non è vuoto, c'è po' di gente seduta ma anche di quella in piedi.
In uno dei salottini (una fila di due o tre sedili con davanti altrettanti sedili, tanto per intenderci) è seduta una ragazza: bionda, supertruccata, vestito mini, aria da ragazza acidella, puzza sotto il naso d'ordinanza.
Mi siedo sul lato opposto.
Apriti cielo!!!
Non l'avessi mai fatto!!!
Onta e disonore! Raccapriccio e fastidio! Pussa via, brutta bertuccia!

La pupa ha preso come un'offesa capitale al suo amor proprio il fatto che io mi sia seduta, non dico accanto, ma vicino a lei! Vorrai mica condividere con me l'aria da respirare? Pazza!!!
Alza gli occhi al cielo, sbuffa, mi guarda torva, prende la sua borsetta-valigia, un colpo secco per tirare indietro i capelli e sculetta la sua tamarrissima persona lontana dall'offesa che le ho recato sedendomi.

E' la seconda volta che mi succede nel giro di pochi giorni. Pure al ritorno da Brighton, la signora accanto alla quale mi sono seduta l'ha presa malissimo: aria scontenta, sbuffi, sguardo torvo.

Eppure ho controllato; mi sono guardata bene allo specchio.
Non sono Cindy Crawford, è vero. Ma neppure Maga Magò. O quanto meno non sempre...
Mi piace chiacchierare, ma non per questo attacco necessariamente bottone con tutti.
Occupo un solo sedile: non è mai capitato che, una volta seduta accanto a qualcuno, mi sia "espansa" e abbia, che so io, stravaccato le mie gambe sul grembo del mio vicino. Non mi passerebbe mai per la testa (oddio, se il vicino fosse Ewan McGregor, un pensierino ce lo farei...)! E non frugo nemmeno nelle borse degli altri, né allungo il collo per leggere il giornale. Nel caso della bionda di oggi men che meno, visto che si stava trastullando con "Inside Soap", una rivista il cui solo titolo danneggia irreparabilmente almeno un centinaio di neuroni.

E allora perché la gente si arrabbia se qualcuno si avvicina troppo? Vorrei trovare una risposta adeguata, formulare una teoria interessante, ma finora l'unica deduzione che ne ho tratto è che fare i pendolari fa male a certa gente.

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