Sunday, 4 July 2010

The Magic Roundabout

Primo post del mio rientro in Inghilterra. La mia capacità di separare inglese e italiano è andata di nuovo a farsi benedire e ho dovuto ricontrollare queste poche righe una ventina di volte, perché mi sono accorta che erano un bel miscuglio di parole e frasi delle due lingue. 
Comunque, here we go (appunto...)

Akiko ha organizzato una cena giapponese ieri sera a casa sua. Un bel gruppetto di persone: amiche che Akiko ha conosciuto all'università e per un caso o un altro si sono ritrovate tutte a Londra, svedesi, io e Robert in rappresentanza degli italiani, Luis e dolce consorte per i portoghesi, David per i francesi (anche se ormai parla meglio lo spagnolo che il francese, ma se glielo dici si arrabbia), Lloyd e un bel numero di spagnoli.
Ci siamo visti la partita, abbiamo mangiato qualcosa, bevuto sangria.
Non faceva freddo e si poteva stare fuori, nel micro-giardino di Akiko e Robert, una specie di miracolo nel centro di Waterloo.
A un certo punto, per qualche motivo ci siamo trovati seduti in cerchio, per terra: i bicchieri vuoti disposti a cerchio, la shisha nel mezzo e Lloyd che spiegava come funziona un "magic roundabout".
Quando Luis ci ha parlato del "magic roundabout" abbiamo riso tutti, non solo perché eravamo tutti moderatamente (chi più chi meno) brilli, ma perché magic roundabout suona buffo. Esiste un cartone animato, a quanto pare molto popolare e per di più di origine francese, ma a me fa pensare ai funghi magici, allucinogeni e viaggi della mente stile "Paura e delirio in Las Vegas".
Anche adesso che ho visto le foto e so che esiste davvero, non so perché ma ancora immagino che da un momento all'altro dal centro della rotonda possa emergere il Brucaliffo:
"Il coccodrilletto nel fiume un dì discese,
e a nuotar sorprese di pesci un bel gruppetto. 
E tutto arcigiulivo gli artigli suoi arrotò, dischiuse poi le fauci, ed i pesci si mangiò."

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