Thursday, 5 August 2010

avrei voluto dirti tante cose, forse la più importante non la ricordo più

Le finestre delle case sono aperte.
Lasciano entrare nelle stanze la brezza leggera della sera e in cambio fanno uscire prove delle vite vissute al loro riparo.
Rumore di piatti e posate messi a scolare sul lavello.
Fruscii di tende e voci dei mezzobusti della tv.
Urla di bambini che non vorrebbero andare a dormire ma continuare a rincorrersi fra l'ingresso e il soggiorno.
Sprazzi di conversazioni, "cos'hai fatto oggi?", "com'è andata?", "ti vedo stanca".
I suoni si mescolano, accavallano, rincorrono a formare una rilassante sinfonia.

Nulla di ecclatante, semplice e pura vita che scorre via placida.
Loro due, lui e lei, sono seduti al bordo della strada.
Nessuno dei due parla.
Ogni tanto un sospiro. Ogni sospiro è un passo in direzione opposta.

La luce si affievolisce sempre più. Quando l'ultimo raggio si assopisce dietro le case, i lampioni si accendono sulla coppia.

Lungo la strada passano una comitiva di ragazzi rumorosi e alticci, un barbone in lite con sé stesso, un pendolare stanco e con gli occhi iniettati di sangue.

Il silenzio prosegue, si fa sempre più pesante, grava sulle loro spalle e sui loro cuori.

Eppure di cose ne avrebbero da dirsi.
"Mi dispiace."
"Resta, ti prego."
"Una frase, una frase sola e dimentico tutte quelle che mi hai detto prima."
"Non andare."
"Ti amo."

A turno sembrano raccogliere tutto il coraggio che hanno in corpo, ma le parole soffocano in gola e scendono come macigni nello stomaco.

Un ragazzo passa con calma sul marciapiede opposto: cappellino calato in testa, cuffiette del lettore mp3 infilate nelle orecchie, fischietta. Non ha fretta, né un posto in cui deve arrivare urgentemente. Si guarda intorno, osserva il mondo. Guarda la coppia e si chiede cosa ci sia dietro quel silenzio, si stupisce per come tanta angoscia possa essere dipinta sui loro visi in una serata così, quando gli sembra che il mondo abbia finalmente trovato il giusto equilibrio intorno a lui.
Si domanda perché non parlino.
Si ferma un attimo, sente che deve ricordarsi di questi due, che è testimone del crollo di qualcosa di più grande del Muro di Berlino, qualcosa che univa e non divideva.
Seduti uno accanto all'altro, non appartengono più alla stessa vita, allo stesso futuro.

Lui si alza, mette le mani in tasca.
Anche lei si alza: si toglie un po' di polvere dal vestito. Perde tempo a raccogliersi i capelli.

Per un tempo che sembra infinito, nessuno dei due parla. Alla fine lui dice qualcosa, un sussurro strozzato.
Lei rimane ferma, cerca di guardarlo negli occhi ma non ci riesce. Si gira e si allontana.
Lui rimane fermo, sempre con le mani affondate nei pantaloni, e china la testa.

Un sorriso malinconico nasce sulle labbra del ragazzo col cappellino. Guarda la figura di lei rimpicciolirsi in lontananza, lui sempre a testa bassa, fermo sul posto. Una lacrima affiora e lui non la combatte. Sospira e si allontana canticchiando.

"Tall buildings shake
Voices escape singing sad sad songs
Tuned to chords strung down your cheeks
Bitter melodies turning your orbit around."

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