Monday, 27 September 2010

Autumn in London

Autumn

Non credo di avere una stagione preferita, ma l'autunno mi piace parecchio.
E' una stagione strana, l'autunno. E' dotata di una specie di bipolarità che mi attrae. 


Tante cose finiscono e muoiono d'autunno: le vacanze estive arrivano inesorabili alla fine, lasciando sabbia al fondo delle borse, conchiglie nei cassetti, braccialetti portafortuna ai polsi, ricordi di amori al profumo di lozioni dopo-sole. Gli alberi perdono le foglie, cadono un po' alla volta, cambiano colore. Le giornate perdono luce e calore, lentamente ma inesorabilmente. Tutto si prepara a un lungo sonno, gli scoiattoli come i tester con la passione per la pasticceria assaporano il letargo e fanno scorte di nocciole.
Allo stesso tempo però, sembra che i miei anni siano sempre stati scanditi dall'inizio dell'autunno piuttosto che dal Capodanno: la scuola ricominciava in autunno. In autunno faccio sempre nuovi propositi su cosa imparare durante i mesi futuri, mi immagino nuovi progetti e scopi, spesso do una direzione nuova alla mia vita.


Sì, sì, è questo oscillare da un estremo all'altro che mi attrae nell'autunno.
Camminare lungo i corsi di Torino che sembrano lastricati d'oro quando il sole si riflette sulle foglie gialle e rosse mi ha sempre riempito di tanta tristezza a pensare al tempo che passa, che lo lascio passare e sembro sprecarlo. Ma ho sempre sorriso durante queste mie passeggiate, perché mi sono sempre sentita piena di vita e speranza. 


A Londra le cose non cambiano molto, a parte il fatto che fa leggermente più freschino e il contrasto dei colori non sempre è così marcato per via delle precipitazioni.
Ieri mattina ho camminato da Covent Garden alla Tate Britain: ho lasciato i turisti alle mie spalle, il 99% si ferma al Big Ben, lasciando al rimanente 1% la tranquillità dei giardini lungo il Tamigi. 
Le foglie stanno ingiallendo e iniziano a cadere, ma l'erba rimane di un verde sfolgorante.


Una volta avevo sempre progetti in questo momento dell'anno. Ora mi sembra di non averne più. O meglio ci sono, ma sono confusi e schiacciati dalla meschineria della vita quotidiana. 
Qualche anno fa camminavo lungo la strada che porta al Valentino insieme a Francesca (il nostro itinerario della domenica prevedeva gelato dalle parti di piazzetta Nizza, camminatina fino a Italia'61 o giù di lì e ritorno) e il mio futuro mi sembrava un enorme buco nero. Che ne sarebbe stato di me? Che avrei fatto? Dove mi avrebbe portato la vita?
Non riuscivo mai a preoccuparmi fino in fondo però, non tentavo mai di darmi una risposta. Mi bastavano i colori dell'autunno come scusante: finché c'è una simile luce, cosa mi importa del resto?
A parte il gelato e la compagnia di una buona amica, certe passeggiate non cambiano.

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