Wednesday, 1 September 2010

Giocando a biglie sulla spiaggia

Il profumo della crema abbronzante si mescola all'odore della salsedine, a quello del cocco-bello-cocco-fresco.
A farci caso c'è pure una lieve nota di marmellata... marmellata di ciliegie, quella di cui sono piene le merendine che mamma ha comprato e ha lasciato in una busta, appesa sotto l'ombrellone.

Il rumore della risacca sembra sincronizzato con quello dei racchettoni, si trasforma quasi in una nenia quando si unisce alle risate dei ragazzini che si tuffano in mare.

Papà è sdraiato sotto l'ombrellone, non ha messo gli occhiali oggi pomeriggio, quindi strizza gli occhi non solo per ripararsi dai raggi del sole, ma anche per mettere il mondo un po' più a fuoco.
Noi lo guardiamo, non diciamo niente. Lui ci guarda, noi lo guardiamo.
Lui sbuffa, fa un orecchio alla pagina del Sanantonio che sta leggendo, tira un'ultima nota alla MS e la spegne nella sabbia. 
Si alza, afferra la paletta verde come la spada di un crociato e parte. 
Io e Adri gli andiamo dietro, suoi fidi scudieri.

Esamina l'area circostante, affonda il tallone nella sabbia e disegna una forma curva e ricurva. 
Poi inizia l'opera di scavo, spianamento dei rettilinei, fortificazione delle gallerie e innalzamento delle paraboliche.
Neanche il tempo di accorgersene e la pista è pronta. 

Papà va a posare la paletta, si accende un'altra sigaretta, beve un po' d'acqua e torna da noi. Dopo tutta la fatica fatta, il minimo è giocarci e, se proprio si sente buono, lasciarci pure vincere. Non capita spesso. Papà il più delle volte è il Merckx della situazione: nessuna pietà, non si diventa cannibali lasciando vincere due pischelle di sei e otto anni.

A volte sono Saronni, qualche volta Moser, ogni tanto mi capita Hinault. Ma quelli sono ormai anni diversi. Sono gli anni di del re delle classiche, del LeMondster. E del professore.

A guardare quelle foto scolorite in palline di plastica da quattro soldi, i miei eroi mi sembravano invincibili. Tutto mi sembrava così grande, così fisso nel tempo, così immortale in quella spiaggia infinita sul Mar Ionio.

Quando era ora di tornare a Torino, poche di quelle biglie si erano salvate. Lanciate, maltrattate, schiacciate le une sulle altre, portavano i segni di una vita breve ma intensa in ogni loro bombatura e crepa.
Una volta tornati a casa, finivano nel dimenticatoio, abbandonate in fondo a un cassetto, perché la vita continuava, ricominciava la scuola e a breve quelle facce le avremmo viste più grandi (e a colori addirittura!) alla TV a casa dei nonni.

A pensare a quelle foto, i miei eroi mi sembravano immortali. Come i miei nonni, eroi fra gli eroi.
La vita ti insegna che nessun eroe è immortale, ma se hai otto anni certe lezioni non le vuoi sentire o imparare, perché non ci credi e comunque ti spaventano.
Dopo tanti anni hai imparato e accettato che nessun eroe è immortale, solo l'amore lo è.

Nous étions jeunes et insouciants

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