Wednesday, 29 September 2010

La guerra che è passata e quella che verrà

Qualche tempo fa la mia amica Liz si stupiva di quanto interesse ci fosse ancora per la Seconda Guerra Mondiale in questo paese, specie in questi mesi in cui viene ricordata la Battaglia d'Inghilterra

Pochi giorni fa ne ho riparlato con Lloyd e abbiamo concluso che spesso quest'interesse per la guerra è abbastanza superficiale. Quando novembre si avvicina, le strade sono piene di gente che vende i papaveri per il Remembrance day, ma praticamente quasi nessun inglese (specie i più giovani) con cui ne ho parlato sapeva il motivo per cui, fra 365 giorni sul calendario, è stato scelto l'11 novembre. 
Ma a onore del vero, quanti italiani della mia generazione sanno del 4 novembre?

Così mi sono stupita, quando la I Guerra Mondiale e le sue conseguenze (da leggersi II Guerra Mondiale) sono rispuntate fra le pagine dei quotidiani a così pochi giorni di distanza.

Domenica prossima la I Guerra Mondiale si potrà in un certo senso dire ufficialmente archiviata. Non ci avevo mai fatto caso, ma nessun libro di storia ne parla d'altronde: tutti i manuali delle medie e superiori spiegano come le pesanti condizioni poste alla Germania dai paesi vincitori fossero le basi non per una pace ma un armistizio ventennale, per citare Foch. Ma nessun manuale dice cosa ne è stato dopo, delle riparazioni di guerra che la Germania doveva pagare.

Beh, hanno continuato a pagare. L'ultima rata verrà pagata domenica. I tedeschi hanno smesso di pagare momentaneamente solo per far fronte al costo della riunificazione.

Ho appena finito di vedere la prima parte di "Secret Iraq" un documentario piuttosto crudo della BBC.

Le armi sono cambiate, il sangue dei poveri è sempre il primo a scorrere, l'ingordigia e la mancanza di scrupoli e coscienza dei vertici militari e politici sono rimasti identici.
Sarebbe bello ci fosse un maggiore interesse ad evitarle, le guerre, piuttosto che a celebrarle o analizzarle. 
Ma Bertolt aveva ragione, sulla guerra che verrà.

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