Thursday, 4 November 2010

Cracovia non è mica Ciriè

Quando gli chiedevi com'era, Cracovia, nonno Eugenio alzava le spalle e liquidava la domanda con una risposta oltremodo spiazzante: "A l'ha i pòrti, pròpri cum a Ciriè".
Diciamo che una risposta così non lascia molto spazio alla discussione. E infatti non ne discutevamo. Sta di fatto che l'espressione è rimasta nel lessico famigliare. 
Ogni volta che qualcuno parte per un viaggio, la prima domanda di solito è: "Ma a che pro? Non ti bastava andare a Ciriè? Guarda che ci sono dei portici che non ti dico, un po' come stare a Cracovia".
A volte lo usiamo quando vogliamo riportare con i piedi per terra qualcuno: "Mica è Cracovia, guarda che è Ciriè, neee!"


Una ventata di allegria e battute era dunque più che prevedibile quando ho detto che me ne andavo qualche giorno a Cracovia.
"Cracovia?!? A fare che?", mi ha chiesto mia mamma
"A vedere i portici", ho risposto io, mantenendo alta la tradizione delle risposte alla Geniu.


4 giorni sono sembrati molto più lunghi ma mi sono sembrati scappare via veloci e inarrestabili: ottima compagnia, tempo mite e dolce, ottimo cibo e birra, città fantastica... mi è rimasta una certa saudade che, vista l'allergia della lingua polacca alle vocali, è molto più probabilmente sia una certa szdzdz, o giù di lì.


Io e SViN ci siamo dati appuntamento all'aeroporto di Katowice e poi via! Nulla di meglio che un minibus per apprezzare al meglio lo stile di guida dei polacchi!
C'è da dire che è un paese avanti: la gente attraverserà pure in mezzo alla superstrada come se fosse la cosa più normale del mondo, ma lo fa quasi sempre sulle strisce pedonali.


Diciamo che le priorità erano chiare sin dalla prima sera, 


tyskie


D'altronde ci voleva qualcosa di simile per accompagnare un qualsiasi pasto in terra polacca:


colesterolo spalmabile


"Secondo te cos'è? Burro?"
"Mmmm, sì. E' decisamente burro."
"Buono, però."
"Eh già già..."

La concezione della categoria "verdure" si limita a patate e crauti, tanto che pure SViN, noto carnivoro, alla fine della vacanza ha manifestato una certa nostalgia per un'insalatina leggera. 

Ho scoperto in Cracovia una città a misura di pedone e ciclista, facile da girare e camminare. Abbiamo macinato chilometri, ma quasi senza accorgercene: il cielo, le strade, le case, la gente, tutto sembrava offrire una distrazione per scacciare la stanchezza e quando le gambe facevano davvero male non abbiamo avuto problemi a trovare i posti giusti dove riposarci.
Complice forse il weekend lungo per la festa di Ognissanti, Cracovia è apparsa al suo meglio, una città calma e senza fretta.

vasche

In arrivo da Londra, il silenzio della città mi è sembrato quasi esagerato, ma non ci è voluto praticamente nulla per ricordarmi che non c'era nulla di troppo, anzi che è Londra ad essere troppo rumorosa e caotica. 
Nelle strade della città vecchia e del vecchio quartiere ebraico si respirava un'aria di pace che non era però molto diversa da quella che c'era in altre parti della città: il livello dei decibel non aumentava di molto in zone più trafficate, come quella della stazione.

Di Cracovia mi è rimasta questa idea di una città tranquilla, nonostante le differenze ed inevitabili tensioni. Non sono mai stata in una città con una così alta densità di giovani preti e suore da un lato e metallari dall'altro. Se da un lato la gente accende ceri e va in chiesa, dall'altro la città è tappezzata da graffiti che fanno pensare a contrasti piuttosto violenti, legati al riapparire di movimenti antisemiti e di estrema destra. Dignità e arte dell'arrangiarsi nella più bieca tradizione italiana vanno a braccetto. Eppure queste differenze non mi sono sembrati eccessivi, non mi hanno fatto sentire in bilico.

Di Cracovia mi è rimasto un ricordo dolce. Penso a mio nonno, passeggiare nel centro, come ho fatto io in questi giorni, guardarsi intorno e non posso che dire che aveva ragione: Cracovia ha i portici, proprio come Ciriè.

Cracovia, i portici

Ma è tanto, molto di più.







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