Sunday, 31 January 2010

Caccia? No limits!

Notizia di questi giorni: al senato hanno fatto passare un emendamento a un articolo di una legge.
La legge è quella comunitaria sulla caccia, l'articolo il numero 38. E che c'è di strano? C'è che i senatori della maggioranza hanno apportato un cambiamento piuttosto rilevante, per usare un eufemismo, che trovava contraria la ministra dell'Ambiente.
Il cambiamento è pure di un certo livello: dovesse passare la legge così com'è, la stagione venatoria sarebbe totale, 12 mesi su 12.

Avrei potuto scrivere un commento sulla situazione politica, oppure sulla caccia. E in effetti volevo farlo, ma poi mi è caduto l'occhio su un articoletto dell'Espresso:


Dove ho messo lo schioppo???

Thursday, 28 January 2010

Carnival memories

I think this is the first sweet I ever made.

basin: ready to eat

It's a traditional Carnival deep fried sweet, called "castagnole"; with half of Northern and Central Italy regions claiming the paternity of them, it's impossible to say where castagnole were born.
Not that I care that much, considering that I never call them castagnole, but "basin". That's the way my granny used to call them. She was born in Adria, in the north-eastern province of Rovigo, but the family moved to Piedmont when she was few months old. She grew up speaking Piedmontese, but she would still call the castagnole the way her mum used to call them: "basin" means "small kisses". She had no idea where they got the name from, so I have no explanation to offer you as well.
I remember prepairing them with granny: kneeled on a chair, at the small working table in the kitchen that overlooked the big snow-covered garden, I would prepare the dough with her and, if I had behaved in the previous days, I could even use the knife to cut them. At 4 I felt a sense of self importance in handling the knife: knowing my clumsiness, it proved my granny had a lot trust in me, enough for the both of us. She would tell me how big to cut the dough, collect the small pieces and thn fry them; after I would dust the sugar all over them. Perhaps because of the memories attached to it, it's the only deep fried sweet I truly enjoy eating (not that this will stop me from eating the other ones, anyhow...).

 mamma prepara i basin

Yesterday afternoon my mum made them, out of th blue, just because she felt like it. Perhaps it was all my talkings the day before about all the carnival sweets we've been making in the shop that made her want to have some basin, but the moment she set to work felt long overdue to me. Why haven't we prepared them before!?!

basin: ready to fry

The fragrance of the anisette filled the room over the smell of fried, just as it used to do many years ago and, once again, I sprinkled the sugar over them, happy as only a kid can be.
The recipe is the one I copied from my granny notebook, so it's not very accurate with the measurings, as she would weighs ingredients using the eyes.

Ingredients:
2 eggs
6-7 tbsp sugar
6-7 tbsp anisette liquor
1/2 sachet baking powder (around 2 tsp of the powder in the big box you find in English supermarket)
1 sachet "vanillina" or some drops of vanilla extract
zest of 1 lemon
flour as needed
oil to fry
sugar to dust

Beat the eggs with the sugar, then add all the other ingredients. Knead into a smooth dough.
Cut a piece of dough, roll it and form a long, not very thich "snake". Cut it in small pieces and repeat until the dough is over.
Heat the oil and fry few basin at a time until they're golden coloured.
Drain them on kitchen paper. Let them cool just a little and dust them with the sugar.
I like them best when they're not completely gone cold, but also when they're one day old. If any of them survive a day, of course.

Wednesday, 27 January 2010

Fantozzi in vacanza

Ieri sera mi sembra di captare qualcosa alla tv, qualcosa di strano.
Scambio un'occhiata con Adri. No, dai, non può essere vero!
E invece sì che è vero!!!
Il link non ve lo metto, ma se cercate le parole "buoni", "vacanze" e "Italia" e scoprirete l'ultima trovata di chi ci governa (l'ultima in ordine di tempo: di sicuro stanno già tramando qualcosa di nuovo, tanto per non annoiarci). Buoni, voucher che si possono usare in bassa stagione per andare in vacanza in Italia. E' rassicurante sapere che ai problemi reali del paese, dove andiamo al mare quest'estate?, viene subito data risposta.

Tuesday, 26 January 2010

La sig.ra Racchia (II)

Uno dei rari luoghi in cui questi due mondi si sfioravano era la panetteria sotto casa.
Ogni tanto Bella, presa da slancio di bontà, voglia di fare o bisogno di controllo sulla domestica, passava in panetteria ad ordinare il pane.
"Vorrei due ciabatte; e mezzo filone: di quello tagliato a fette, mi raccomando."
Lo sguardo stupito lanciato dalla commessa la prima volta che si sentì chiedere una cosa simile, fece davvero pensare a Bella che esistessero due mondi paralleli.
Scandì lentamente e ad alta voce: "Noi a casa lo preferiamo così. Ines, la mia domestica, viene a comprarlo di questo tipo qua da voi".
La commessa, che nonostante i sospetti di Bella non era sorda, e men che meno stupida, non ci mise molto a identificare in quella marziana impellicciata che chiedeva il filone in cassetta come la signora Racchia. La Bella Racchia.

"Macchè domestica! Sono la badante, io! Quella da sola non saprebbe nemmeno mettersi su l'acqua per il tè! E io che pensavo mi ritenesse dotata di una vista laser in grado di affettarle il pane!"
Così aveva commentato Ines il giorno dopo, mentre, in piedi davanti all'uscita di servizio della panetteria, si concedeva una pausa a base di grissini alle olive, caffè e sigaretta.


Ines Milonga lavorava per la signora Racchia da ormai due anni. Più di una volta aveva pensato di andarsene, ma la pigrizia, unita a uno stipendio decisamente buono e il vitto e alloggio offerti da Bella, l'avevano indotta a rimandare il momento dell'addio.
Ines non faceva Milonga di cognome, bensì Ferrero. Anche i genitori di Ines non scherzavano: appassionati ballerini di tango, incuranti dell'assurdità della loro scelta, avevano scelto Milonga come parte integrante del nome.
Ines Milonga Ferrero era cresciuta in un mondo molto reale, fatto di passioni viscerali e pochi sogni. I genitori vivevano come ballavano e anche Ines pensava che la sua permanenza sulla terra fosse un giro di ballo, anche se probabilmente non il tango. Ines era più da tip tap: una vita in sincopato, ritmo e improvvisazione per passare da un numero musicale all'altro.
Si era improvvisata diverse cose: studentessa, parrucchiera, prestigiatrice, venditrice di santini... La sua ultima improvvisazione l'aveva portata, in un freddo pomeriggio invernale, a suonare il campanello di casa Racchia.
Il preoccupante colore rosso, segnale pericoloso di un congelamento, di occhi, orecchie e naso si sposava cromaticamente con il blu della giacca su cui spiccava un cartellino bianco: 
"Ines Milonga
Organizzazione Mondiale per la Tutela della Boia Panetera
promoter"
Aperta la porta, la signora Racchia non era andata oltre il nome e l'aveva scambiata per una peruviana che si presentava alla ricerca di lavoro.
Ines aveva pensato a uno scherzo. Come può una persona, seppure con uno sguardo così spiritato, pensare che una domestica possa presentarsi così all'improvviso alla porta di casa, nemmeno fosse una novella Mary Poppins?!?
Eppure la signora Racchia era stata seria nel formulare la sua proposta di lavoro e l'idea di condannare all'estinzione le boie panetere e scambiarle con un mondo in cui i pasti vanno serviti a orari prestabiliti e l'argenteria va lucidata una volta a settimana aveva convinto Ines. Aveva deciso di fermarsi per qualche mese, abbastanza da guadagnare i soldi per un tanto sognato viaggio in Polinesia.
In Polinesia c'era stata. E pure in Patagonia. E in crociera fra i fiordi norvegesi.
Doveva restare tre mesi e ormai erano tre anni che si improvvisava domestica peruviana.
Ormai non si stupiva più di come le risultasse naturale fingere; né si stupiva di tutto ciò che riguardava la señora Racchia: il pane tagliato della panetteria era solo la punta dell'iceberg. Ora però allo stupore si andava sostituendo la noia e anche il fastidio: non sopportava più i modi, lo stile di vita, la sbadattagine del suo capo. I suoi piedi volevano riprendere a scivolare, saltellare, far musica sulla nuda terra del mondo reale. Voleva tornare a una vita meno assurda e più noiosa.
Aveva deciso di licenziarsi e ora non si trattava che spiegarlo alla signora Racchia.

Monday, 25 January 2010

Haiku


"C'è futuro insieme?"
"Intendi noi due?"
La neve e nulla più.

Non dovessi sfondare come consulente sentimentale, posso reinventarmi come poetessa.
O viceversa.

Monday, 18 January 2010

La sig.ra Racchia

Con un cognome simile, non è difficile immaginare i mille scherzi e le centinaia di prese in giro di cui fu vittima la signora Racchia sin dalla più tenera età.
"Toh, guarda un po' chi c'è! La Racchia!"
"Sì, ma non è una racchia qualsiasi, ma proprio una bella racchia!"
Già perché genitori poco sensibili ai traumi adolescenziali a cui condannavano la loro bambina avevano optato per un nome di battesimo già di suo impegnativo: Bella.
Bella Racchia, Racchia Bella.
"Oggi viene alla lavagna... Bella Racchia" e giù risate.
La signora Racchia era cresciuta affetta da sordità temporanea. In determinati momenti i suoi padiglioni auricolari smettevano di funzionare e si rifiutavano di far da cassa di risonanza agli sberleffi e agli scherzi.
La signora Racchia era Bella, di nome e di fatto. L'eredità del primo marito, deceduto prematuramente prima che potessero divorziare, le aveva permesso di apportare diverse migliorie fisiche, con varianti in corso d'opera degne del più ardito e sconsiderato piano regolatore: una piallata al ventre, aspirazione industriale di tre quarti delle gambe, tette a dieci atmosfere, denti antinebbia, occhi plastificati e sotto vuoto, zigomi a prova di crash test, Bella assomigliava molto a una Barbie. Ci assomigliava ancora di più ora che l'uscita di scena e gli assegni mensili del secondo marito le permettevano di mantenere tutta la struttura a colpi di botox.
Il botox aveva avuto il pregio di bloccare qualsiasi movimento delle rughe, ma le aveva creato anche dei problemi: una nuova parlata, ad esempio, e ora le erre erano scomparse e le enne assomigliavano alle di.
Rigorosamente vestita con addosso il corrispettivo del deficit di un paese del Terzo Mondo, Bella Racchia aveva il suo bel daffare a star dietro alla sua agenda: peeling e massaggi, yoga e meditazione, riunione con le Dame della "Pia Opera a Fin di Bene", pranzo di lavoro al Circolo, apericena al Quadrilatero e mille altre attività che non le lasciavano un secondo per fermarsi a riposarsi o a pensare.
Bella viveva in un mondo magico, dove la colazione il pranzo e la cena si materializzavano sul tavolo della sala senza che lei dovesse muovere un solo dito.
Un mondo nel quale i panni si lavavano, stendevano e stiravano senza che Bella dovesse accendere la lavatrice, cosa che poi Bella era sicura di riuscire a fare, bastava leggesse le istruzioni.
Un mondo che splendeva, risplendeva e profumava di fragranza alla lavanda.
Un mondo incantato che le consentiva di limitare al minimo indispensanbile il contatto con quello reale, così gretto, così sporco, così vero.

(Continuo?)

Sunday, 17 January 2010

Storia di (valda)torte

E' iniziato tutto qui:

a bite of paradise

Un giorno d'estate a Parigi, colazione al Marais da Florence Kahn. Al primo morso capisco di non avere scampo: travolta da insolita passione, sento i lacrimoni formarsi negli occhi. Lacrimoni di commozione, perché mai e poi mai ho mangiato una torta così buona.

Ci si può trasferire in una città solo perché c'è una boulangerie che vende amore sotto forma di torta?
Fra me e me penso che potrei addirittura sopportare l'idea di vivere, io piemontese, non solo fra francesi, ma pure fra parigini, ma una parte di me si rende conto che potrebbe essere difficile spiegare le motivazioni di un gesto simile alla famiglia e desisto.

Torno in Italia piuttosto, ma il cuore rimane lì, da Florence, e inizio a cercare di rifare la torta, andando un po' a memoria e sperando di trovare la combinazione giusta.
Ovviamente ciò non è ancora accaduto e anche se continuo a cercare e sperare di imbroccare la giusta combinazione di pesi e tempi, ieri sera pensavo che senza il viaggio a Parigi non sarebbe mai nata la Valdatorte.
Valdatorte perché, come già raccontato, non è più la Linzer Torte che ho mangiato a Parigi, ma una torta nata per la festa in quel di Valdapozzo.
La Valdatorte è per molti versi un riflesso gastronomico della mia personalità: leggi la ricetta e ti sembra lineare. La metti in pratica e scopri che è un casino disordinato, con forti tendenze a darti torto e agire di testa sua.
Ecco perché io la ricetta ormai non la seguo più. Vado in automatico, a volte non peso nemmeno più gli ingredienti e lascio che sia la torta a dirmi che fare: tanto vuol sempre avere ragione lei, inutile discuterci, sarebbe una perdita di tempo.
Venerdì pomeriggio, per esempio, la preparo: sabato è in programma la tombolata dell'epifania (in clamoroso ritardo, causa varicella di Antonio): impallo la pasta, la schiaffo in frigo, faccio un cruciverba e risolvo un sudoku, accendo il forno, imburro la tortiera, tiro fuori la palla di pasta dal frigo, trullallero-trullallà...
"Maaaammaaaa, mammina caraaaaa! Dov'è la marmellata?"
"Quale marmellata?"
"Quella di lamponi."
"E' finita. Però ce n'è di quella alle arance e di quella al kiwi."
"Kiwi?"
"Sì, kiwi. Usa quella!"
"E' buona?"
"Macchè! Mi fa schifo, non so mica che pensavo quando l'ho comprata, ma per lo meno così me la finisci, no?"
Ecco. Appunto. Certo. Ma secondo voi posso portare a una tombolata dell'Epifania con amici una cosa che mi è stata praticamente descritta come schifezza?!?!
Se la vostra risposta è stata sì è perché mi ritenete più cattiva di quanto io possa mai essere.
Infatti per la torta della tombolata ho ripiegato sulla marmellata di arance, ma ho anche fatto delle crostatine alla marmellata di kiwi, ma le ho lasciate a casa per noi. Beh, per me e papà, visto che mia mamma ha il rifiuto categorico di tutti i dolci che contengano cannella, e devo dire che, per quanto la marmellata faccia davvero schifo, una volta cotta a e mischiata con l'impasto super speziato della Valdatorte, la crostatina non era affatto male.

E così ieri sera ci siamo mangiati un'altra Valdatorte, che però è anche la solita Valdatorte al medesimo tempo; un lato diverso della stessa fetta, ecco.
Nonostante tutte le mie preoccupazioni, che mi colgono ogni volta che la preparo, la torta è piaciuta. E sono piaciuti anche i biscottini sparati con la sparabiscotti da Sara (la ricetta la trovate qui, sul blog di ComidaDeMama, solo che io ho usato la farina di mandorle al posto delle nocciole perché, beh, indovinate che altro non mi sono accorta di non aver comprato? Esatto, le nocciole insieme all'ennesima ma temo inutile cura di fosforo).


Saturday, 16 January 2010

Omnia munda mundis

Lettera di San Paolo a Tito, 1-15
Sono andata a recuperare la Bibbia dei miei (atei sì, ma mica per questo ci chiudiamo a riccio, rifiutando di conoscere ciò che è diverso da noi), rischiando di rovesciarmi l'enciclopedia in testa, perché mica ho pensato che potevo andare a cercarla su internet. Vabbè, colpa del mix di stanchezza, altri pensieri per la testa e il miraggio di un bagno caldo e rilassante.
Comunque, il passaggio dice:
Tutto è puro per i puri; ma per i contaminati e gli infedeli nulla è puro; sono contaminate la loro mente e la loro coscienza.
Rimane impressa solo la prima parte, merito e colpa del Manzoni.
Però oggi pomeriggio ho letto questa notizia e non ho potuto che chiedermi: ma che porcume ha in testa certa gente, a cui devo per giunta pagare stipendio e pensione!?!

Wednesday, 13 January 2010

abitudini e dubbi

Da quando sono tornata a casa, intesa come Torino ma anche come "questa casa non è un albergo? Dove vai? Quando torni? Fai tardi? Ti ubriachi? Ma che te lo chiedo a fare...", ho preso tutta una nuova serie di abitudini. Ad esempio non lascio nulla di fragile o importante ad altezza nipoti e sono tornata a dividere la Settimana Enigmistica con i miei. Al mattino faccio colazione con mia mamma e mi adeguo alle sue abitudini: mentre aspettiamo che il latte per il caffelatte sia pronto, mia mamma passa in rassegna il Televideo. Della TV a mamma potrebbe fregare men che meno, ma toglietele il televideo e lei sbarella. Non ne controlla solo uno, no, no! Quello nazionale della Rai per news ed eventi sismici (ti sa dire il grado della più piccola scossa registrata sul globo), quello mediaset per vedere se alle news Rai si sono dimenticati qualcosa, poi televideo di Rai3 per le previsioni meteo del Piemonte, perché non le basta mettere il naso fuori casa, no! Deve anche sapere quanti millimetri di pioggia sono caduti a Lanzo nel corso della giornata e a che quota è previsto lo zero termico, altrimenti è meglio girarle al largo per tutto il resto del giorno.
Agli inizi per me era un po' difficile sopportare la tv accesa di prima mattina: ho bisogno di un inizio di giornata calmo e silenzioso. Appena sveglia i suoni e i colori sembrano ferirmi i sensi e la tv sembra fatta apposta per infierire sulle mie orecchie e sui miei occhi. Poi mi sono abituata: riesco a fare quasi tutto ad occhi chiusi (tranne il momento di versare latte e caffè nelle tazze) e filtro i suoni per captare solo la voce di mamma.
Stamattina tuttavia ero più sveglia del solito, merito dell'insonnia suppongo, e ho ascoltato di più. Al lavoro, mentre ascoltavo la radio, il dubbio che mi si era sorto in mattinata si è riproposto: ma perché in Italia tutti i telegiornali e trasmissioni radio di attualità devono leggere i giornali?
Non si tratta di leggere solo i titoli, no, no, ora i commentatori e giornalisti leggono interi articoli!
Che io dico, cavoli! Ho imparato a leggere a sei anni, c'è davvero bisogno che tu, o sommo giornalista o saccente dj, mi legga (male, il più delle volte: signori miei, la punteggiatura non è un solo un'accozzaglia di segni grafici, dovreste usarla per dare ritmo alla lettura) quello che è scritto su questo o quest'altro quotidiano. Potrei capire se leggessero articoli su notizie che non sono riportate dagli altri quotidiani, se è un commento interessante o divertente, macchè! La notizia è sempre la stessa e per quanto possa essere vista da punti di vista e prospettive diametralmennte opposti, c'è davvero bisogno di passarci un'ora?
Insomma, a parte innervosirmi, a che serve questa lettura ad alta voce? A riempire un lasso di tempo che altrimenti rimarebbe vuoto? A incoraggiare la gente a comprare il giornale una volta usciti di casa per leggere giusto giusto quell'articolo? A impigrirci ulteriormente, così fra un po' non solo smetteremo di leggere i giornali, ma anche di ascoltare chi ce li legge?

Tuesday, 12 January 2010

Un sabato no...

Sabato scorso era un giorno no, presente?
Un giorno proprio no, di quelli che ti alzi col piede sbagliato, non c'entri la pantofola e inizi la giornata con un gelido incontro pianta del piede e pavimento.
Di quelli che perdi il bus per andare al lavoro e la pioggia cade più forte giusto in quei dieci minuti che aspetti alla fermata.
Di quelli che quando fai per aprire l'ombrello nel pomeriggio non ti si rompe un'asticella dell'intelaiatura. No, no, due se ne rompono di asticelle, e si rompono giusto in tempo perché ti arrivi addosso una bella ventata mista di aria e acqua, entrambe gelide.
Di quelli che torni a casa e la prima cosa che ti senti dire è che il Toro è stato di nuovo mazzuolato senza pietà.
Di quelli insomma che arrivi alle sette di sera e dici a te stessa: "Mah, quasi quasi me ne vado a dormire e aspetto arrivi domani".
Il letto e una buona dormita ti sembrano la soluzione migliore, anzi l'unica in grado di mettere in pari i conti con l'oltraggiosa fortuna.


Ecco, sembrano, ma non sono l'unica soluzione. Perché sabato sera ho trovato un altro modo per portare a pareggio il bilancio della giornata: sono andata al cinema.
In questo caso non solo sono andata in uno dei miei cinema preferiti (sala 1 del Massimo: ottimi sedili, buona acustica, riscaldamento alla temperatura giusta e tanto spazio per allungare le gambe) ma ho pure visto un  bel film: Soul Kitchen di Fatih Akin.


Ambientato ad Amburgo, narra delle vicende di Zinos e delle persone che roteano attorno all'universo in miniatura rappresentato dal suo ristorante, che da per l'appunto il nome al film. Da lì parte tutto un intreccio di storie, surreali, divertenti, di quelle che ti fanno uscire dalla sala con un bel sorriso stampato in faccio ma anche con una parte del cervello impegnato a pensare un po' su a quello che è stato detto nel film.
La musica e la cucina sono un elemento fondamentale eppure non centrale della storia: le persone, le loro vite e i loro sentimenti lo sono. Il tutto reso alla perfezione da una colonna sonora micidiale (di quelle che ti fa battere il piede a tempo e venire voglia di andare a ballare subito dopo), grande sceneggiatura, ottima fotografia e regia e un gruppo di attori fenomenali.


Sabato scorso poteva essere un giorno no e invece io l'ho fregato all'ultimo minuto. Tiè!


Sunday, 10 January 2010

Biscotti Miranda

Christmas is over.
I took all the decorations down from Guinness, now happily not a Christmas Cactus anymore, got back to a bank-holiday free lifestyle. Time to put into action all those new year's good resolutions that this year I haven't even taken the bother to think about.
But if I ever made up my mind to live a healthy lifestyle and shred some pounds (or would stones be better?), well, let's say I would have crashed even before setting off.
Last Friday I went to meet lovely Miranda, the daughter of Maluni & Angelo M. There was pizza and red wine (a match made in heaven), Barbara brought a chocolate & peaches cream and I thought the best way to go was to bring the gluten-free desserts (so Vivi could eat them without running any danger).
Yep, desserts as in more than one, a chocolate apple cake and some biscuits, named after Miranda.
As she's not even 3 months old, she had to pass down the offer, so we all had to eat some of them.
Tough life.

i biscotti Miranda™

I used a recipe taken from a Christmas present ("Piccola Pasticceria") and modified it to make it not only gluten-free, but bakeable and edible as well.

Ingredients:
250 ml single cream
150 gr sugar
200 gr rice flour
100 gr potato starch
80 gr cornflour
1 tsp baking powder
2 tsp cinnamon
1 pinch salt

Mix in a bowl the single cream with the sugar, the cinnamon, the baking powder and a pinch of salt. Add the rice flour, potato starch and cornflour and knead the dough to be not tough nor sticky.
Form a ball, wrap it with cling film and let it rest in the fridge for at least 30 minutes.
Preheat the oven at 200°C.
Roll the dough out on a floured surface (around 0,5 cm high). Cut out the biscuits with a cookie cutter and place them on a tray.
Bake for around 10 minutes, until the biscuits are golden coloured. Let them cool on a wrack and eat.

Saturday, 9 January 2010

Mio fratello, Rino e Mariù

Mio fratello è figlio unico
perché è convinto che esistono ancora
gli sfruttati malpagati e frustrati
mio fratello è figlio unico sfruttato
represso calpestato odiato e ti amo Mariù
mio fratello è figlio unico deriso
frustrato picchiato derubato e ti amo Mariù
mio fratello è figlio unico dimagrito
declassato sottomesso disgregato e ti amo Mariù
mio fratello è figlio unico frustato
frustrato derubato sottomesso e ti amo Mariù
mio fratello è figlio unico deriso
declassato frustrato dimagrito e ti amo Mariù
mio fratello è figlio unico malpagato
derubato deriso disgregato e ti amo Mariù

Perché di fratelli figli unici ce ne sono tanti in Italia...

Wednesday, 6 January 2010

Fiabe stravaccate - ottava e ultima parte

"Perché è l'ultima parte?"
"Perché la storia finisce qua."
"Perché?"
"Perché è l'Epifania che tutte le feste si porta via, è passata la festa, gabbato lo santo."
"Cioè?"
"Cioè è ora di tornare all'asilo."
"Noooo, non dire così che mi fai commuovere. Io voglio stare sempre con te."
"Dici così solo perché non c'è il nonno, ruffiana"
"Sì, ma io non mi chiamo mica Ruffiana, io sono Sara!"


"Convincere Pip ed Henry fu un gioco da ragazzi per Klaus.
La stagione fredda, il buio, il gelo e la neve rallentavano di molto le attività dei liberi professionisti al confine con la legge: per quanto scaltri erano ben attenti ad evitare colpi di freddo, torcicollo, sciatalgie e acciacchi vari.
I cinque mesi invernali si riducevano in una linea criminale piatta: nulla di nulla, solo noia, quindi la proposta di Klaus risultò più che appetitosa. Certo il bottino non sarebbe stato un granché, nonostante la ricompensa proposta dal signor Smith era più che eccellente e inoltre gli avrebbe assicurato una via d'uscita dalla noia e dalle solite chiacchiere da bar sul clima e sui grandi ladri del passato.


Il piano per entrare in casa e impossessarsi del manoscritto venne messo a punto e in azione nella stessa sera. Chi ha tempo non aspetti tempo, disse Pip, che tanto amava utilizzare frasi fatte e proverbi.
Henry avrebbe disattivato il super mega impianto di allarme degli Geischeleton, l'ultimo modello del "Gautidant-Elbali 2000" per un arco di tempo sufficiente a Klaus di calarsi dal camino. Una volta entrato in casa, Klaus avrebbe recuperato il libro e sarebbe uscito utilizzando il sistema fognario che passava nella tenuta, guidato da Pip fino all'uscita.
In seguito si sarebbero incontrati tutti insieme a casa di Winnie per riconsegnare il libro al signor Smith.
La sera della vigilia, la casa degli Geischeleton era deserta: la famiglia non festeggiava mai a casa, ma al gran galà del vischioso valzer degli gnomi.
Quando Klaus entrò c'erano comunque le luci accese: avevano lasciato l'albero di Natale tutto illuminato e ai suoi piedi c'era un piccolo carillon da cui usciva musica natalizia se caricato. Gli ci volle un po' per trovare il libro: la biblioteca era enorme, c'era ogni tipo di libro che uno potesse immaginare o desiderare. 
Lo trovò incastrato fra una copia del Piccolo Principe in cimbro e le Pagine Gialle dell'Isola che c'è ma non sembra.
Al momento di dirigersi verso l'ingresso delle fogne, Klaus si fermò di colpo. Dalla sala proveniva un suono. Una musica! Jingle Bells!!! Klaus si sporse un po' e per la sorpresa perse l'equilibrio. 
Il rumore che la sua quasi caduta causò fece girare l'uomo nella stanza: della stessa età di Klaus, magrolino, con un completo giacca e cravatta blu con cuciture rosse a vista, completato da sbuffi di passamaneria sul bavero, il tutto completato da un paio di scarpe vintage da giocatore di bowling.
Non poteva che essere lui... "Nick!" un urlo sfuggì a Klaus per la sorpresa e la gioia.
"Veramente sarebbe Nicole House il famoso stilista, detto tutto insieme. Ma tu Klaus puoi chiamarmi Nick. Ci crederesti mai?!?!? Torno, faccio il figliol prodigo e secondo te c'è qualcuno ad aspettarmi? Ma figurati! Tutti a un pulcioso ballo! Tu, piuttosto, che ci fai qua?"
"Io, ecco, insomma... oh beh, cavolo! Sto compiendo un furto su commissione" confessò Klaus.
"E di cosa?"
"Di questo manoscritto."
"Sei un ladro?"
"Sì, ma questo è l'ultimo colpo. Voglio diventare un landscape gardener!"
"Oh, ma è meraviglioso! Una professione così poetica! Esprimere pensieri ed emozioni con tulipane e dalie!"
"Già, ma ho bisogno di compiere quest'ultimo colpo, mi capisci vero?"
"Klaus, guardami: non sarei quello che sono se non fosse stato per tuo merito! Penserai mica che vada a fare la spia! Piuttosto che ne pensi di fermarti per cena? Possiamo ordinare qualcosa da mangiare e bere del sidro."
"No, grazie Nick, ma vedi, mi aspettano nelle fogne e l'ultima volta che abbiamo bevuto sidro questa casa è andata a fuoco."
"Eh già, non hai tutti i torti. Preferiresti del tè? Tanto per parlare dei bei tempi andati e raccontarci che è successo in questi anni, mentre aspettiamo che tornino i miei... Mmmh, no, forse è meglio che tu non aspetti che tornino i miei: potrebbe non essere la mossa più furba per un ladro"
"Hai fatto tutto tu, ma hai ragione. Piuttosto se ti va, puoi farmi compagnia nelle fogne"
"Con queste scarpe?!?! Sai quanto mi sono costate? Piuttosto usciamo dal retro, no?"


Fu così che senza infangare le scarpe di Nick, dopo aver recuperato due bottiglie di sidro di annata e mandato Henry a recuperare Pip, che tutta la combriccola si ritrovò a casa di Winnie, salvo poi essere dirottati alla piola dalla stessa Winnie: passare il Natale in casa le ricordava i troppi litigi che vi avevano avuto luogo e questo naturalmente le metteva tristezza. Senza contare che a casa tirava una forte corrente fredda a causa del buco sul tetto lasciato dall'esplosione dell'ultima pozione di sua invenzione, pozione che aveva comunque ampi margini di miglioramento.
Diedero a Nick il tempo di cambiarsi con un completo di sua creazione più consono all'atmosfera natalizia e poi il resto è storia. Fu una grande festa di Natale e tutti si divertirono molto. Compreso Klaus che dopo aver tenuto un po' il muso e letto il famoso manoscritto si gettò nella mischia quando partì la sua canzone preferita, "Waterloo" degli Abba.
"Allora," gli chiese il signor Smith fra una piroetta con Winnie e l'altra, "che ne pensa del libro?"
"Le confesso" rispose Klaus, "che preferisco di gran lunga l'enciclopedia agraria..."


Per anni si parlò dello strano furto di Natale: quando gli Geischeleton tornarono a casa, trovarono la porta aperta, il sistema d'allarme a pieno regime, i bagni intasati, la biblioteca incasinata, mentre mancavano all'appello un volume della biblioteca stessa e due bottiglie di sidro.
Per anni si parlò della grande festa di Natale: un gruppo di scatenati tirò tardi facendo fuori tutte le scorte di sidro, esibendosi in spettacoli di acrobazie pirotecniche e improvvisando duelli di insulti pirateschi.
Ma ancora più a lungo si parlò di Jack ManoVerde, il migliore giardiniere mai esistito in quel di Geischeleton. Fine."


"Contenta?"
"Sì zia, ma domani ricominci, giusto?
"..."

La torta della befanina Sara

what is left


Ebbene sì, come dice Paoletta sul suo blog, non esiste forse dolce più inflazionato della torta di mele. Ma sono stata invitata a pranzo e dopo questa esplosione di panettoni, assalti al pandoro e dagli al salame di cioccolata, vuoi non portare qualcosa di diverso?


Decisa la torta, realizzarla è stata tutto un altro paio di maniche: non tanto per la ricetta, ma perché la torta non l'ho fatta io. Beh, non solo io, l'ho fatta insieme a Sara. La mia dolce, loquace per non dire logorroica, schizzinosa nipote.


Il burro non le piace. "Yuck, non mi piace il burro, no no no, puzzapuzzapuzza", quindi fino a lì ho mescolato io. Poi però tutto il resto l'ha fatto lei ed era un esplosione di frasi assurde tipo: "Mmmmh, ma queste uova sono una migliore dell'altra", "Guarda zia come questa farina si mescola bene bene", "Certo che con queste mele verrà un capolavoro!", "La cannella è stato un colpo di genio, vero?"


Commenti a go-go pure quando la torta è in forno, ma una volta sfornata e raffreddata, secondo voi Sara l'ha assaggiata? 
Ma nemmeno per scherzo! Ha preso un pezzo minuscolo da una delle mini torte che avevo fatto per i miei e senza nemmeno masticarla se n'è uscita con un "Ma zia, questa è proprio una schifezza!"
"Ma non l'hai nemmeno assaggiata, Sara!", è sbottato mio padre.
"Beh, nonno, ma la torta ha il burro, quindi è ovvio che sia una schifezza"


Per mia fortuna l'altro nipote è di tutt'altra pasta e mi ha rincuorato il fatto che gli altri che l'hanno assaggiata l'hanno apprezzata. Forse è perché non hanno problemi (con il burro) come mia nipote?


Ingredienti:
170 gr farina
30 gr fecola di patate
160 gr burro
170 gr zucchero
3 uova
4 mele
1 bustina di lievito
cannella


Preparazione:
Montare il burro con lo zucchero finché non si ottiene un composto spumoso.
Aggiungere le uova una alla volta, poi il lievito e la cannella (io ne ho messe 3 cucchiaini abbondanti), 2 mele grattugiate e per ultimo la fecola e la farina.


Mettere in una teglia, ricoprire con le altre due mele tagliate a fettine e spolverare con zucchero e cannella.


Cuocere a 180°C per una cinquantina di minuti. 

Tuesday, 5 January 2010

per questa sera...

Tanto perché non ho nulla da fare, ecco qualche informazione sparpagliata, tanto per riflettere un po', magari arrabbiarsi, forse sorridere per il giorno in cui in teoria bisognerebbe sbaraccare tutto e tornare alla vita reale (che poi di cose da fare ne ho, ma il mio buon proposito per l'anno nuovo è procrastinare di più e mi pare di aver rimandato già abbastanza).


Preoccupante pazzia: che il mondo si stia davvero trasformando completamente nella fattoria orwelliana. Si va dai controlli sempre più folli ad opera della polizia britannica alle associazioni americane che se la prendono con James Cameron perché nel suo ultimo film il personaggio di Sigourney Weaver fuma. 
Poi vabbè, l'Irlanda ha introdotto una legge che punisce la blasfemia. Chiamatemi Torquemada che facciamo prima e con un minor impatto monetario.


Meno seriamente, ma non troppo: David Tennant se n'è andato, sostituito da Matt Smith, ma non sarà per niente facile per il ragazzino, rimpiazzare Doctor Who (ah, e già mi viene nostalgia).


Non l'avevo mai notato prima, ma Zapatero assomiglia a Mister Bean. Guardare per credere.


Ho dato un'occhiata all'oroscopo serio: ammesso e non concesso ne esista uno "serio", quello di Rob Brezsny è unico e io tento sempre di fare i compiti a casa.


Ora il dovere mi richiama all'ordine: ho fatto fare il tagliando alla scopa; in quanto Befana tremendis non porterò che carbone vero, un po' come fece mia nonna per punire mio cugino (che in un solo anno aveva: rotto due bmx, dato fuoco all'asfalto mentre tentava in realtà di dar fuoco a un formicaio e messo petardi sotto il letto dei miei nonni, sotto il posacenere di latta di nonno e soprattutto nel putagè). Io, essendo davvero cattiva, lo porterò già usato e ridotto a brace.

Sunday, 3 January 2010

3parole: Dtt, Margaret ed Epifania

Non so se l'ho già detto, di sicuro me ne sono già lamentata a voce.
Cioè che mi manca di più dell'Inghilterra (eccezion fatta per gli amici) è la televisione. Certo c'erano boiate come le soap (East Enders, Coronation Street e altri bestiari umani) pure lì, ma in complesso i palinsesti sono degni di tale nome.
L'avvento del digitale terrestre comunque mi ha aperto le porte a molte rivelazioni e conclusioni.
Ad esempio che caso mai non ci bastasse la merda che le rete nazionali ci propina, possiamo sempre vederle in replica con un'ora di ritardo sui canali +1.
Scommetto che qualcuno sente l'impulso irrefrenabile di vedersi le repliche del Giro d'Italia del 2008 oppure del campionato italiano di slittino! Sorbole, non c'è che da dirlo, mamma Rai ha il canale per ogni evenienza!
A Natale ti sei lasciata sfuggire l'osservazione che "è da un po' di tempo che non vedo più Tutti insieme appassionatamente"? Non c'è problema: qualcuno ti deve aver sentito, perché fra Rete4 e Iris ti è l'hanno ripropinato a ore differenti almeno 4 volte.
Fra canali con repliche della gente in studio che commenta la gente allo stadio, il canale di agricoltura, quello che vende gioielli, orologi, capolavori del nuovo Picasso, arricciacapelli, creme miracolose e auto, ci sono anche alcuni canali che a volte non sono male. Ad esempio ci sono due canali, SuperCinema1 e SuperCinema2 che danno solo film.
A essere precisi danno solo un certo numero di film, a programmazione continua fino a esaurimento: delle pellicole o degli spettatori, a scelta. Ad esempio hanno dato e continuano a dare "Vatel" di Joffé oppure "Ad ovest di Paperino". E poi un altro film che ho sempre beccato a pezzi: all'inizio quando stavo per uscire, a metà con Sara che poi voleva spegnessi la tv per andare a giocare, alla fine con l'ultima scena che sfuma nei titoli di coda. La cosa mi dava molto fastidio: film drammatico in bianco e nero, degli anni Quaranta, di quelli che per lasciare un messaggio non hanno bisogno di tre ore e chissà quanti triliardi di dollari in effetti speciali, il tipo di film che piace a me insomma, e non riesco a vederlo.
In più nei brevi stralci che ho visto, c'era qualcosa di vagamente familiare. Gli attori forse? Non riuscivo mai a soffermarmi abbastanza a lungo per capirlo. 
Negli ultimi giorni sono riuscita a vederlo dall'inizio alla fine e sì, erano gli attori che mi ricordavano qualcosa.
Un chiodo fisso che ha continuato a martellarmi in testa per un po' fino a quando... Eureka! Ho capito!
Una breve ricerca su internet e ho scoperto vita, morte e miracoli di tutte le persone che hanno lavorato a quel film.
Ancora non mi capacito di come non abbia potuto accorgermi subito che l'attore principale era Glenn Ford; però ho trovato la chiave per scoprire il titolo del film, non grazie a lui, ma grazie alla protagonista.
Aveva un viso familiare e me ne sono ricordata solo mentre controllavo la buca delle lettere.
Era questo viso,


Il viso della giovane ragazza ebrea che scappa dai nazisti per mezza Europa e innamorata di Glenn Ford è il viso di Margaret Sullavan! La Margaret che non lo sa ma ama James Stewart in "The shop around the corner"!!!
Ieri sono riuscita a vedere dall'inizio alla fine "So ends our night", film del 1941 tratto da un romanzo di Remarque. L'ho gustato ancora di più sapendo cosa stavo guardando.
Un'epifania, ecco cos'è il sorriso di Margaret.

Friday, 1 January 2010

Jack and the real heroes

What makes a TV series a successful TV series? How the production can keep on filming, without being axed due to poor ratings?
Well, as "24" is concerned, the core idea is a winning one: 24 episodes, each episode runs for 60 minutes and depicts the events of exactly 60 minutes, the whole series is about one single day in the life of governemnte Jack Bauer, a government agent.


Then there are the usual elements that we, the people, seem to adore: treacheries and tortures, brutal murders and massive, devastating explosions. And here comes the hero, Jack Bauer.
Jack is a bit of a J.B. Fletcher of the secret intelligence: wherever he goes, whatever he busies himself with, be sure that a deadly terroristic plot masterminded by the evilest wrong-doers known to human kind will ensue. Some times you just get the feeling this sort of attacks is plotted just in time to ruin his long awaited day-off. But it doesn't matter as he's an hero and will manage to do anything.
Casting Kiefer Sutherland as Jack Bauer, moreover, was a spot of genius as he fits the role. Moreover, I bet the production saved some money for his double, as I seem to remember he just needs to be a bit tipsy to jump at a Christmas tree.


I don't remember how many series have been made so far, I think 6 or 7. Yet, not so many months ago I found a much better 24 hours series. 
It's called "24h Berlin" and it's a documentary (that can be watched for free, if you got an account at The Auteurs): different crews follow some of the people forming the population of Berlin over a day, starting at 6 a.m. of September 5th 2008 to finish at 6 a.m. of the day after.


There are no explosions. No torture, no murders.
There's just life: people waking up, going to sleep, working and studying, partying and loving. Babies are born, old lives are getting one day closer to the natural end, some people are destroyed, some are cared and saved.
The young single mother and the middle-age unemployed one, the young teacher and the fisherman, the homeless junkie and the old lady with Parkinson: everybody lives a normal, in many ways uneventful day and the simplicity of it looks so hard and tiring, yet so appealing and fascinating. 


"A simple life, a great life", that's comment about the day of 80 year-old Margarete: now find something more heroic than that, Jack, if you can.

Fiabe stravaccate - settima parte

"Non erano mai stati una famiglia nella norma, non avevano mai festeggiato il periodo natalizio secondo canoni della tradizione: niente piatti tipici, nessuna tavola a cui sedersi per ore e ore, niente grandi riunioni di famiglia, al massimo Rudolph che si riversava sulla tavola completamente rintronato dall'alcool e Winnie che cercava di rianimarlo a forza di mestolate selvagge. L'albero di Natale era stato bandito da Winnie che aveva paura Klaus volesse ripetere pure a casa l'exploit compiuto a casa degli Geischeleton. Più che regali, ci si scambiava insulti o piatti volanti da un lato all'altro della cucina: poteva sembrare un modo di fare barbaro, contrario a qualsiasi crisma di ipocrisia imperante nel periodo natalizio, ma di sicuro risolveva il problema di chi dovesse lavare i piatti. Klaus pensava di essere pronto a qualsiasi Natale, eppure mai e poi mai avrebbe potuto immaginare di trascorrerne uno simile a quello che si trovava a vivere in quel preciso istante.
Seduto al tavolaccio di una piola, braccia incrociate, si guardava intorno come un bambino che si era perso ai grandi magazzini. 
Il bambino Klaus si aspettava che la mamma venisse a reclamarlo per riportarlo in un mondo sicuro e conosciuto. Ma nulla di questo sarebbe potuto accadere, non fosse altro perché Winnie era troppo presa a vorticare fra le braccia del signor Smith al suono di "I'm coming out" di Diana Ross.
"Ma siamo tutti figli della disco, Klaus! Nel tuo caso poi, non immagini quanto..."
"Mamma!"
"Ma ha ragione, Klaus! Anche se quanto darei per sapere che sono nato da una notte di passione che ha avuto Ella Fitzgerald come colonna sonora! O Marvin Gaye! Born thanks to the grapevine!" Detto questo, pure Nick, datosi una sistemata alla cintura di festoni natalizi che teneva ben chiusa la cami-presepe, si gettò nelle danze, trascinandosi dietro Rudolph e raggiungendo gli altri sulla pista da ballo improvvisata spostando sui lati alcuni tavolacci.
I suoi genitori, il signor Smith, Nick, Henry il Pirata e Pip il Verme erano impegnati in un enorme lento collettivo e Klaus si ritrovò suo malgrado a sorridere.
Gettò uno sguardo sul manoscritto e sorrise pensando che un Natale simile non sarebbe stato possibile se non grazie a quelle pagine giallognole e raggrinzite: due giorni prima aveva dubitato della sua esistenza, ma dopo tutto quello che era successo..."


"Che era successo, zia?"
"Se smetti di saltarmi sul ginocchio, magari te lo dico..."
"Perché?"
"Perché è infiammato, fa male e non è bello saltare sulle ginocchia degli altri. Salta sulle tue di ginocchia, amore della zia."
"Allora ti faccio il massaggino, così stai subito meglio! Funziona con Cicciobello-malato"
"No, ahia, lascia stare il ginocchio!"


"Dopo tutto quello che era successo, come stavo dicendo prima di essere così dolorosamente interrotta, Klaus non si stupiva più di nulla.
Quando il signor Smith ebbe terminato il suo racconto, nella sera dell'antivigilia, il silenzio calò sulla casa di Winnie. Il signor Smith fissava Klaus, Klaus fissava fuori dalla finestra.
"Non si preoccupi, signor Smith! Il mio Klaus le darà sicuramente una mano a recuperare il maltolto!"
Klaus non si preoccupò minimamente di contraddire sua mamma: non avrebbe fatto nessuna differenza, perché oramai Winnie era proiettata in orbita nella costellazione degli apostrofi rosa e lui non aveva voglia o tempo di andare a riprenderla.
Rimase a guardare la neve che cadeva piano e che, testarda come poche, era riuscita a conquistarsi il davanzale, centimetro dopo centimetro.


"Lei sa dell'incidente avvenuto qualche anno fa dagli Geischeleton? Il suo libro è stato probabilmente divorato dalle fiamme quel giorno..."
"Intende l'incidente causato da due ragazzini alla loro prima sbronza che hanno per sbaglio dato fuoco alla casa? Ne sono perfettamente a conoscenza, ma il libro in quegli anni non era ancora stato portato a casa dal signor Geischeleton. Al momento si trova nello studio della nuova casa e..."
"Non sono interessato", replicò Klaus, "gli ultimi mesi mi hanno fatto capire che voglio cambiare vita"
"Ah sì?"
"Ma va?"
"Sì, ho capito che fare il topo di appartamenti non fa per me, non è quello che voglio fare"
"Ma perché, tesoro mio?", intervenì Winnie, "sei sempre stato così portato, il migliore a detta di molti"
"Questo non è importante, mamma. Magari ci ho messo troppo tempo, ma finalmente ho compreso che in questa professione ci sono per lo più finito trascinato dagli eventi: il fatto che io sia bravo non cambia una verità importante, cioè che quello che faccio non mi piace più di tanto. Da grande io voglio fare il landscape gardener!"


"Il lan-che?" fu la replica perplessa e contemporanea di Winnie e del signor Smith.
"Il landscape gardener! Curare i giardini: non un semplice taglio dell'erba e seminare fiori, ma creare le forme, gli accostamenti di colori, dare forma alle siepi, usare un giardino come la tela di un pittore, e semi e bulbi come i colori della tavolozza. Voglio un futuro di giaggioli, begonie e gladioli!"


"Ma è fantastico! Potresti iniziare curando il mio giardino, a una cifra simbolica ovviamente!", disse entusiasta Winnie.
"Credo anch'io sia una buona idea, se questo ti rende felice, ma ti chiedo come favore di fare un ultimo lavoretto per me. Se recuperi il manoscritto, farò in modo che tu possa aprire la tua attività di artista dei ciclamini."


Klaus ci aveva pensato un po' su e aveva deciso che messo a segno quest'ultimo colpo, avrebbe appeso al gancio passepartout e grimaldello, per imbracciare il falcetto e lo spruzza-verderame.
Il signor Smith gli aveva fornito la planimetria della villa e varie informazioni sui sistemi d'allarmi e Klaus aveva subito capito alcune cose importanti: il colpo non sarebbe riuscito a metterlo a segno da solo, avrebbe avuto bisogno di una via d'entrata diversa da quella d'uscita per via degli allarmi, e che il nero smagriva ma non così tanto e quindi avrebbe dovuto iniziare una seria dieta il prima possibile.


Trovare qualcuno che l'aiutasse non fu un problema. Klaus lavorava da solo il più delle volte, non amava affidare la propria fedina penale ad altri, ma se proprio c'era bisogno di complici, allora si fidava di solo due persone: Henry il Pirata e Pip il Verme. Henry e Pip erano una coppia di "tuttofare", come loro amavano definirsi. 
Henry doveva il suo soprannome al fatto che girava con un balzano completo da pirata a cui mancava solo cappello e benda sull'occhio. Giravano voci che gli fosse stato donato da un vero pirata dei Caraibi, che l'aveva voluto ricompensare quando Henry era riuscito a ritrovare il suo amuleto portafortuna, un pollo di gomma. La gente lo considerava pazzo: spiccava nella folla, con la giacca blu con gli alamari a forma di timone e un pappagallo sulla spalla, costantemente affamato di cracker. Al sidro preferiva il grog e parlava come se fosse cresciuto al porto di Marsiglia. In realtà era un genio dell'elettronica capace di mettere fuori uso ogni sistema di allarme e programmare il decoder del digitale terrestre in maniera permanente.
Pip il Verme era un piccolino svelto, capace di intrufolarsi e strisciare via, scappando a tutti i controlli. Anche lui aveva una doppia vita. Pochi potevano dire di conoscerlo come Pip il Verme: talmente sfuggente, molti pensavano fosse un personaggio inventato. In realtà esisteva eccome, sotto le mentite spoglie del signore delle acque, uno dei tecnici più esperti del sistema idrofognario dell'intera regione.


Fu così che, la mattina della vigilia di Natale, dopo aver fatto un paio di telefonate, Klaus comprò una scatola di cioccolatini al grog e come fosse la cosa più fortuita di questo mondo si incontrò per scambiarsi gli auguri con Pip ed Henry, farsi un bicchierino e invitarli a cena per la sera stessa, perché la vigilia non va mai passata da soli..."


"E poi zia?"
"E poi, devi sapere che Henry il Pirata e Pip il Verme, devono il loro nome a due racconti che la tua mamma ha scritto quando era ancora una bambina. Pip era un bruco che andava a scuola e che poi è dovuto stare a casa perché gli era venuto il morbillo, mentre Henry era un pirata con le orecchie di latta."
"Questo cos'ha a che fare con Klaus?"
"Nulla, come nulla a che fare il fatto che "signore delle acque" è il nomigliolo affibiato a un amico da Paoletta: tanto per farti capire che non tutte le scemenze che ti dico sono farina del mio sacco."
"Ma Klaus?"
"Eh, a Klaus pensiamo nella prossima puntata"