Monday, 31 May 2010

somewhere over the weekend

Sometimes I wish I was stupid and selfish enough to live without a care. I can't, but there are moments when I just don't want to read, think and get upset. I just want to close the nasty world out and let the nice private small world have some time off.


And when I take a break, everything looks better, no matter what.
It might very well be because I've been spending the last 3 summers in rain and cold weather, but in the past days I've been suffering a little of low pressure, lower than my own feet if I have to rely on the messages my body has been sending to me recently. Even so I don't really care, as it's so nice to be able to be out and about with E.M. (ie Elaine Marley, ie my bike), enjoying the sunshine that filters through the green leaves of the trees alongside the avenues and boulevards of Torino.
Everything looks better when you have a quiet nice Saturday evening out with people you love. Nothing big or sensational, a quiet aperitif to say goodbye to  Vivi, as she's going away for 4 months: a drink, some food, chatting and laughing with some old friends, meeting new people, enjoying the wind breezing through. 

I sat with some friends on a bench in piazza Vittorio, one of the main town square, and just let my eyes roam around:  lots of cars speeding by, the lights of the church on the other side of the river, the Fibonacci string lit on the Mole Antonelliana.
There were family having an ice-cream, the girls with gravity-pull defying décolleté, teenagers that looked much older than I did back then... the wind breezing, the sound of laughters all around us. 

Torino has the power to make me feel so right in time and place sometimes.
So breathtankingly and painfully beautiful that makes me want to cry and laugh at the same time. 


The weekend is over and somewhere over the weekend BP made a fool out of itself. Again. Top kill operation has been killed. So far we had the dome then, if I remember right, it was the turn of the syringe to fail. Now after top kill, it's time for the Lower Marine Riser Package. I can't wait to read how this one will (fail to) stop the leaking.

BP says that they're talking about lessons learnt. Mr Suttles have been speaking about it: "We have been unable to overcome the flow from the well, so we now believe it's time to move on to the next of our options".

Geez, if it's not a copy of a standard Hollywood couple splitting up declaration: "We have been unable to overcome the differences, so we now believe it's time to move on to the next of our options". (but we remain good friends).

I remember reading on some blogs about a disaster scenario that involved hurricanes and tornadoes hitting the Gulf with the oil leak still present. Now I think it could be a future possibility for BP to explore: have a tornado hitting the oil leak and whisk it all away. Now, I'm joking, but I fear that somebody is seriously thinking about it.

Seeing a major oil company such as BP keeping such a criminal and irresponsible behaviour in facing a major spill in a country like USA (ie a country that should make you watch your steps as you don't want to upset them) is somehow surprising however: as much as they do care only for profit, I thought they'd be slightly more "smart" to keep disasters like this away from the eyes of the rich, in area that can be easily forgotten once the tv is off (dunno, the Niger Delta region, perhaps?)

Meanwhile, back in Italy, tax increases and cuts on funds for the social welfare (almost 32 years on this planet and I still have to be surprised by any govern cutting taxes and increasing the funds of welfare); an article on the Guardian sums up pretty well what the latest law by Berlusconi is doing to democracy.

What else? Right! (yet another) Homophobic attack in Rome (a 22 year-old has been attacked by 4 men, with the result of almost loosing an eye).

We still don't know which part of the State colluded with mafia in order to kill the judges Falcone and Borsellino 18 years ago (will we ever?).

Business as usual, I'd say.

Wednesday, 26 May 2010

Mani di pasta frolla

Sabato mattina ho preparato i biscotti per il photowalk analogico di Diecicento.

Impastata la frolla, messa velocemente in frigo, infornata e via!

Anzi no, perché prima ho stampigliato uno per uno i biscotti con il nome del gruppo. 

i biscotti diecicento


Direi che sono piaciuti ai prodi assaggiatori e, mentre ne parlavo con altri, qualcuno ha detto: "ah, è pasta frolla insomma!"


Ehm sì, è una frolla in effetti. Ecco il problema è banale e non è nemmeno un problema a voler dirla tutta, ma ho tempo da impiegare e perdere in una serie di seghe mentali, quindi portate pazienza, prometto che sarà breve e indolore. Oppure saltate fino alla fine del post dove c'è la ricetta.

Pasta frolla dicevamo... già, si fa presto a dire frolla! A guardare le ricette sembra semplice, perché gli ingredienti sono gli stessi. Sembra, perché se fosse realmente semplice ci sarebbe una sola, univoca e universale ricetta per prepararla. E invece mica funziona così: gli ingredienti, è vero, sono gli stessi, ma poi dosaggi, metodi e tempi aprono le porte a una serie infinita di combinazioni.
Poi ci sarebbe pure da tenere in conto le frolle con l'olio d'oliva, con la ricotta, le versioni per celiaci, quelle con o senza lievito, quella al cacao...
Solo farina o pure fecola? E la farina si setaccia? Uovo intero o solo tuorlo? Zucchero semolato, a velo o di canna?
Ho fatto il conto: al momento ho 8 ricette già provate di "frolla classica" e altre 5 ancora in attesa di un test, quindi sono almeno 5 photowalk assicurati.. Di quelle provate, la metà sono di famiglia. 
Per motivi di spazio e poca pazienza, io cestino le ricette che non mi piacciono, e a memoria sono sicura di aver cestinato almeno 4 ricette di frolla. 


A forza di provare e riprovare, sono arrivata ad alcune conclusioni: ad esempio, 
iniziare facendo la fontana con la farina fa molto rustico e genuino. Però meglio evitare una simile operazione se si vive in un bilocale-scatola di scarpe in Inghilterra, dove non c'è spazio sul piano della cucina e dove il minimo graffio sul tavolo corrisponde a una cinquantina di sterline sottratte alla caparra. Ragione per cui io ho smesso del tutto di fare la fontana e uso una ciotola bella e grande, con grande raccapriccio di mia madre.
Poi io il burro freddo non lo so lavorare. Strano perché a sentire tutti i miei ex ho delle mani-iceberg che sono quasi nulla a confronto delle temperature gelide del mio cuore (ma io avrei qualcosa da ridire su alcuni di loro e su dove e come potrebbero usare i termometri). 
A meno di non voler combinare casini per tutta la cucina, ho capito anche che è molto meglio che non tenti nemmeno di sabbiare la farina con il burro.
Io uso sempre il burro a temperatura ambiente, idea che sfiora l'eresia e che mi costerebbe una scomunica caso mai venissero a scoprirle alcune zie dei miei genitori.


Quindi, sì è (una) pasta frolla: è una delle due ricette di frolla che ho imparato in Inghilterra, una di Michel Roux e questa qua, che non mi ricordo di chi è, ma mi ricordo che l'avevo strappata da uno di quelle riviste che prendevo ogni tanto al supermercato (non mi ricordo più se era un Sainsbury's o un Morrison, di sicuro non un M&S), quindi è probabile sia stata scopiazzata da qualche libro.
E' leggermente burrosa, ma ne vengono fuori davvero tanti biscotti, quindi anche a mangiarne uno o due, non è un grave attentato alla linea (specie se li si mangia durante un photowalk, cioè quando si è in movimento!). E soprattutto non è detto che partendo dagli stessi ingredienti, ma lavorandoli in maniera differente non si ottenga qualcosa di diverso e magari pure più buono!


Questo però non è qualcosa che posso fare io, perché ormai vado in automatico, quindi ecco la ricetta, in attesa che qualcun'altro la provi e la porti al prossimo photowalk!


Ingredienti:
150 gr di burro (per me a temperatura ambiente)
130 gr di zucchero semolato
1 uovo
200 gr di farina 00
80 gr di maizena (in realtà la ricetta dice 280 gr di farina, ma io avevo sto mezzo sacchetto di maizena fra i piedi, quindi...)
limone (succo e scorza)

1 cucchiaino di lievito 


Lavorare il burro e lo zucchero a crema, aggiungere l'uovo, la scorza grattuggiata di limone, un po' di succo (non tutto, solo qualche goccia).
Una volta che l'uovo e il succo sono stati assorbiti, aggiungere la farina e il lievito (e la maizena in questo caso!) e, se l'impasto risultasse troppo secco, dell'altro succo di limone.


Formare una palla, avvolgere nella pellicola e mettere in frigo per almeno trenta minuti. Accendere il forno a 180°C, stendere la pasta a 5 mm e tagliare i biscotti. Metterli in una teglia e infornarli per 10-12 minuti: cotti più a lungo risultano più croccanti una volta sfreddati, altrimenti rimangono più soffici all'interno. Personalmente io amo la versione molto spessa e soffice.


Impastando tutto a mano e a temperatura ambiente, questo impasto ha il potere di trasferirsi sotto pelle: cotti sabato mattina, mi sembrava di sentirli traspirare ancora dalle mani domenica sera! :-D 

Monday, 24 May 2010

Io, mamma e i fratelli Gibb

Boom, l'estate è esplosa. Il che non mi spiace per nulla: dopo quasi tre anni a prendere pioggia sempre e comunque, indossare i sandali a metà maggio e dormire con la finestra aperta sono esperienze nuove e quasi estranianti.
Ancora non sono riuscita a trovata qualcuno in grado di condividere il mio entusiasmo per la pressione bassa, crollata ormai più in basso delle scarpe (anzi dei Birkenstock!), ma non demordo.

Sabato ho ancora acceso il forno per preparare dei biscotti, oggi non so se avrei avuto il coraggio di ripetere l'esperienza.
Poco importa, perché questo pomeriggio ho fatto una delle cose che preferisco fare in giornate come queste: sono andata al supermercato con mia mamma.

Sembra una stupidaggine dire che mi piace andare al supermercato. In più è anche abbastanza faticoso, visto che supermercati e centri commerciali mi fanno venire il mal di testa e poi devo riportare le buste pesanti, il fustino di detersivo e/o le bottiglie di acqua (e birra).

Ma questo perché il supermercato, la spesa e l'attività di portatore di bassa quota sono solo un corollario a ciò che amo: prendere la macchina e andare in giro con mia mamma. Io e lei abbiamo questo rituale, che dura da tempo immemore: in macchina si canta.

Quando abbiamo iniziato con il nostro rituale, io non raggiungevo il metro d'altezza e lei portava ancora un atroce taglio di capelli figli-della-disco fine anni Settanta.
Probabilmente la cosa è partita perché mamma ha letto su qualche rivista che cantare serviva a contrastare il mal d'auto (salvo poi scoprire che questo trucco era una delle tante boiate propagate da riviste di parapedagogia insurrezionale stile "Madre moderna per bambini inadeguati ai tempi che corrono" o "Cresci al meglio la tua perenne fonte di mal di testa, ansie e sensi di colpa"). Poi magari ha pensato che far cantare me e Adri avrebbe fermato o ritardato le domande: siamo già arrivate? perché non arriviamo mai? dov'è che se la deve ficcare la freccia il signore davanti?
Ovviamente non funzionava e così fra una canzona e l'altra rispondeva: no, perché siamo appena partiti, superil***o.

Con l'abbandono della Ritmo 60 SuperTeam grigio metallizzata abbiamo detto addio al registratorino portatile e siamo approdate all'autoradio, di quelle vere, con pure il lettore di cd! Roba seria che ci ha permesso di portare avanti il nostro hobby di cantare in macchina con alcune variazioni: addio alla cacofonia, con io che canto una canzone e Adri che ne canta un'altra e mia mamma che cerca di riportare la pace cantandone a squarciagola una terza! Era venuto il momento dei cd e di cantare dietro alle tracce musicali.

La collezione da viaggio è abbastanza retrò: Abba, Gloria Gaynor, Motown, Rod Stewart, Beach Boys e i nostri preferiti, i fratelli Gibb, alias i Bee Gees.
Ah, i Bee Gees vanno cantati a pieni polmoni, senza remore, fregandosene delle stonature e degli allarmi che partono, imitando il falsetto e i vocalizzi prolungati, cantando a turno nei ritornelli come facevano loro.
I Bee Gees stonati vanno cantati con gli occhiali da sole ben calati sul naso, i finestrini abbassati, una buona dose di mimica da parte del lato passeggero.
I Bee Gees stonati provenienti da una Fiesta rossa ferma al semaforo sono in grado di far abbassare il volume delle autoradio dei peggio tamarri, specie se magari la canzone in corso di rappresentazione è "Guilty" con Barbra Streisand o "Heartbreaker" con Dionne Warwick, che prevede quindi un'alternanaza di cantanti.

Cantare così, un po' da badola, mi rende felice, mi si riempie il cuore di allegria e dolcezza. Perché so che certe cose non cambieranno mai per fortuna.
Noi due continueremo a cantare e mamma continuerà a suggerire fantasiosi e alternativi metodi per impiegare gli indicatori di direzione, in luoghi altrettanto non convenzionali. Proprio come oggi pomeriggio.

Friday, 21 May 2010

ipse dixit

A sentire Silvio: "C'è consapevolezza che nella Ue abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità".

Al che mi sento di dire: ma parla per te! O se, proprio ti senti in vena di dire minchiate, prima fai a cambio di stipendio con un metalmeccanico Fiat e vivici, al di sopra delle tue possibilità.

Scusate, ma ora vado a chiamare il Flavio: doveva riportarmi il canotto e ancora non si è visto...

Wednesday, 19 May 2010

Unendo i puntini

Gli aRissoGatti rispettavano turni e priorità non solo per Cuore. La pacifica convivenza di 4 persone dai caratteri piuttosto particolari e a volte rumorosamente contrastanti si basa anche su piccole accortezze, come ad esempio ricordare che la scodella con i non-ti-scordar-di-me appartiene a mia mamma; o il mio sacrosanto diritto di allungare le gambe sotto il tavolo, anche se dall'altro lato c'è seduta Adri; o la spartizione della Settimana Enigmistica.


La Settimana è parte delle spese fisse di casa: anche in Inghilterra la compravo ogni tanto. Quando tornavo in Italia, mamma comprava dei doppioni più e il blocco Enigmistico, come regalo di bentornata.


Il grosso della spartizione è sempre stata fra me e mia mamma, ma guai avessimo rubato la pista cifrata ad Adri o scovato le differenze prima di papà! Anche il cruciverba in prima pagina spettava a papà, perché questo gli dava pure la possibilità di ritoccare la foto in copertina. 
Le cornici concentriche a mia mamma, quelle senza schema e il bartezzaghi a me, una crittografata a testa, chi fa gli anarebus rinuncia alla pagina della sfinge, il resto a chi arrivava prima.


Diventare grande con il Corvo Parlante e la Susi non può che avere degli effetti sulla psiche (non necessariamente dannosi, ma pur sempre definitivi), mi sono sempre posta domande sulla strana vita del signor Brando (suspence!) e ho capito sin dalla prima lettura che se io fossi il giudice, il sistema giuridico italiano sarebbe spacciato.
Per anni abbiamo fatto tornei di scala 40 con i mazzi di carte che mia mamma ha vinto in un concorso settimanale. Oggi mentre curiosavo nelle libreria, ho visto un libro che non avevo mai visto: incastrato fra "I segreti del Wok" e "Corso pratico di riflessologia" c'era un romanzo di Thornton Wilder.


"L'ottavo giorno", pubblicato da Garzanti nel 1967. Al fondo un etichetta color blu.
Dono de La Settimana Enigmistica. 


dono de

Sunday, 16 May 2010

iCookie

It happens every springtime: punctual like a Swiss train, I loose sleep. 
I don't know whether it's the impact of the change of season or some form of trick induced on my body by some evil subconscious part of the mind.
Not that I really care for the reason why in these days, as I am way too focused on the result at hand: I don't sleep, can't sleep, won't sleep.
(Note to self: get a new eye-bags concealer. ASAP!)

As I said, it happens every year: I remember being sleepless as a small child as well. It was quite annoying back then too. At the time, I shared the bedroom with my sister: it's a Sunday morning, some light is filtering through. The street we lived back then was quite noisy but no noise could be heard. It felt that even the loud bus number 75, that stopped just in front of our house, was in some sound-insulated bubble. The whole house was quiet and dark: my sister was sleeping, no sign of life is coming from my parents' bedroom either. On the other hand, I was wide awake, round eyes, by now well adjusted to darkness.
And it's 7 a.m.

The first few times it happened I woke up my parents, because I thought I was ill. They told me not to worry, I was only crazy, and sent me back to sleep. Only that I couldn't fall back asleep. I would lay in bed, try to close my eyes, count back from one hundred to zero as I read somewhere that most of the times people fall asleep before reaching the end of the countdown. No final countdown for me, and I would just toss around in the bed, getting more and more annoyed with the part of my brain that didn't want to turn off.

Since then things didn't change a lot. In these days, when sleep doesn't arrive, I do the same things I used to do back then: I lay in bed, count backwards several times, and then I just get up. I tip-toe to the kitchen, get some water or tea, then I try to distract myself by reading.

In the last week I went through more books than in the last 2 months. Only that I read any book I can lay my hands on. On Friday, as the peppermint was brewing, I read "Bugs Bunny and the giant carrot": well, read it again, as it's one of my childhood book that Sara is using to learn how to read. It's the story of how Bugs Bunny grows a giant carrot in order to win the giant carrot contest and by doing so starts having tender feelings for the carrot, up to the point of loving it as its own child. Then Bugs Bunny wins the contest and, being a rabbit, well, eats its own child to go on and have more children. When I was a kid, the story didn't have such a twisted prospective though.

Problem is that most of the times reading is not distracting enough. Insomnia makes me think a lot. By itself thinking is not such a bad thing, but the lack of sleep impacts on the level of quality of my thoughts.
To be sincere, I verge on complete, utter, blatant idiocy. And not only that, but I follow up on my moronic ideas during daytime!
On Wednesday night I went through the rules of 2 different fantasy rugby, because I thought it'd be nice to have our own Pack Sabaudo fantasy rugby for the next world championship. Clearly something my brain would normally struggle with, let alone at 3 in the morning!

One night I woke up at five and thought I could bake something for breakfast: I started reading a recipe book my mum got me for Christmas, a huge book about cookies and by the time I decided what to bake, i.e. lemon cookies, it was breakfast time already.

Normally I don't give up on my nights thinking. Yesterday I print out the rules of the fantasy rugby as I read better on paper than on screen. 
You may think cookies are not such a fool idea to have. Well, they are quite a brilliant and tasty idea, but become quite foolish when combined to a second idea: cookie cutters. I was sorting the cookie cutters and wondering why the shapes are always the same, flowers, teddy bears, stars... b-o-r-i-n-g.
Why couldn't I bake Tardis cookies? Well, a police box shouldn't be as hard to shape as, dunno, a flower or a fruit. In the very right moment I thought so, my eyes fell on the iPod and by looking at the logo I wondered if I couldn't shape an "apple-cookie-cutter" myself.

(Some reaserches on the web and not the right tools later...) 

iCookie

Yes, I can shape an "apple-cookie-cutter" myself. It took me good part of Saturday afternoon, a huge migraine, some small cuts, several swearings, and the suspect that, with a better search, I could have fond somebody selling a much better looking cookie cutter.

Friday, 14 May 2010

I&R and cookies

When I read the title of the post on Liz's blog, I had to agree: a man that bakes at home can be seen as something unusual or amazing. When I see a man willingly doing the ironing or cleaning after cooking, that'll be the day I've seen them all.

Then a doubt started forming in my mind: hang on a second, a colleague? A colleague that has previously baked some insanely delicious brownies? That got to be James!

Yes, it's James and after having my doubt cleared away by Liz and James himself, a second doubt arrived: mmmh, is he trying to replace me as "cookie master"? Oh I know, I know: life goes on, I don't work there anymore, they still need to eat sweets and it's very irrational and cruel of me to demand of them to survive on the apples Chris brings in (that generally balance out those KFC take-outs or pub lunches, now that I recall) or the Morrison's donuts, but hey! Beth's round table is my queendom! Hands off!

I shared some jokes about it with Beth, Vasi and James, but afterwards, my mind kept going back to the cookies. You see, before going to the States, I never had eaten any cookie and that's because to me the word "cookie" has always identified one specific type of sweet treat, the kind that looks like these:

Cookies

Having always used the British word "biscuit", I've always thought of cookie as a type of biscuit, while a bit of research here and there on the internet taught me that the difference have to deal with American English and British English and that cookie is something, biscuit something else and even biscotti is not only the Italian plural noun, but how the cantuccini are called in North America. Furthermore the origins of the word cookie is Dutch. 

I remember I bought my first cookie in the cafeteria at Motorola: I saw them on display, and I thought that they were just like the one I saw in the movie. Well, that was the over whole general impression I had of US in the first days of my staying: everything looked like in the movie, kid mowing the lawn and rifle stall in the middle of Walmart included. So I had to buy the cookie and give it a try: it was edible but not delicious, with a distinctive industrial e-number after-taste that, once kicked in, didn't leave no matter the amount of water and tea I drank afterward.

Home-made cookies, on the other hand, are a whole different matter. The traditional chocolate-chip is my favourite, I'm quite a traditionalist; however, if I feel a bit blue, I might indulge in a double chocolate chip cookie.
The recipe James gave to Liz is perhaps a bit high on the calories count, sugar, fat and all the rest, but it is definitely interesting, something I never really tried.
So, with all the rain and thunderstorms of the past days (and today doesn't look any better), my queendom at stake, and a recipe I so wanted to try, it was just a matter of time and getting the ingredients before I gave it a go and bake some. Not a long time as yesterday morning I went to the supermarket and by the time Sara was back from nursery, the chocolate-chip cookies were ready on the table for her afternoon snack.

Chocolate-chip cookies

So here is the recipe, blatantly copied and pasted from Liz's blog, with just some tiny changes in red.

Ingredients:
100g condensed milk (yep, condensed milk! I've used it when I made fudge but never for cookies)
350g self raising flour (sifted)
225g unsalted butter (softened)
225g caster sugar
175g good quality chocolate (cut into chunks)
(it works quite well with 200 g as well: I was so busy explaining my mum about cookies, biscuits and biscotti that I didn't realize I had chopped 2 whole chocolate bars, I couldn't throw it away, could I?)

(Makes about 20 cookies.)
Cream the butter and sugar together. Softening the butter really helps here, it's a right pain otherwise.

Now add the flour, condensed milk and chocolate. You'll need a big mixing bowl for this as it makes quite a lot of mixture. It also takes a surprising amount of effort but it's worth it. I'm not sure if the dough is supposed to be eaten but it tastes almost as good as the finished cookies.

Roll the mixture into a thick sausage shape, about 12 inches long (that would be 30 cm), and wrap it in clingfilm. Store it in the fridge for 30 minutes to chill. Alternatively you can keep it in the freezer and have cookies whenever you like. (That's what I did, but baked them straight after 30 mins)

To bake, cut slices and pop them onto a greaseproof baking tray (I cover mine in baking paper as the chocolate gets everywhere) and put them in a pre heated oven at about 180 degrees (160 for a fan oven). They take 12 to 14 minutes apparently but generally take them out when they've just started to brown.

Once finished leave them to cool before moving them as they tend to be very soft and fall apart easily. The recipe reckons they keep for about a week in an air-tight container. I've had cookies made from frozen dough and they're still really good.

Wednesday, 12 May 2010

Bah! Humbug!

I misplaced my bicycle bell: I clearly remember packing 2 bike bells (both freebies: one I got during the Nokia cycle-to-work week and one from  the London Freewheel) into some Woking Informer pages one Saturday at the end of October 2009. Now they're both desaparecidos.
I can't find them: I searched the whole flat, went through all the boxes I had sealed down in the basement. Checked again and again. I haven't had time to go and get a new one, but I think I'll have to very soon. A bike bell is as vital as good brakes, especially in a country (i.e. Italy) where morons (i.e. Italians) open the car door without bothering to check whether a ciclyst or biker is coming on the way. Only of today I risked crashing of this sort 3 times, and I just biked to the bank, less than 10 minutes away from my place!
Moreover, I fear and hope that buying the bell will have a "lit a cigarette at the bus stop" effect; not sure if this is just a mirror translation from Italian, but normally when you've frozen for 20 mins at the bus stop waiting for your bus to arrive, the bus will arrive in the very right moment you lit a cigarette. Classic, but I so hope that buying the beell will make the other 2 reappears: then I'll place all of them on the bike, so to be able to ring first (and after I'll keep insulting the moron, obviously).
However, going through my stuff a second time lead me to uncover some forgotten treasures, such as:
1. a compilation of Mongolian shepards traditional songs. What's gotten into me when I saw it in a shop and decided I had to buy it? I don't want to know it. In case the moment I do arrives, please let me know the name of a good analyst.
2. the book "Corso di Storia" volume V, an history high-school book, dating back to 1888. I don't know how it got into our basement: perhaps somebody in my family bought it on some used books stall. Impossible it belonged to my ancestors, as back in 1888, all of them were busy working in the fields and could barely sign with a cross.
3. a Mr. Humbug pin badge that immediately ended up on the camera bag.

Mr Humbug Sweets

Candy is not my favourite kind of sweets nowadays: I moved to heavier stuff, like biscuits, cakes, muffins, croissant...
But once in a while candies are really nice. And when I see a candy stall in a market or during a festival, it's very hard for me to resist the call of mermaids.  My favourite type is without doubt the traditional candy by Leone:

Violetta, anice o brutti ma buoni?

They traditionally comes into this yellow box and have different flavours: Liz likes the "Principe di Napoli", Beth is more for cinnamon, I personally love the violet and the light mint ones. I love them so much and since I found out that I can go to their store in Collegno and buy half kg package I can use to refill my tin box... well, let's just say I once asked my sis to bring the tin and the package home with her, so to resist the temptation! Needless to say, the tin is back, but I have no news about the half kg of orange candies I gave her...

As a kid, however, I loved candies: I could enter into the shop, spend some time evaluating what I wanted to have and, even more important, it was something I could afford with my savings, which made me feel a "grown-up"... I depend on me! Up until the beginning of high school I used to stop in a bakery on the way back home after class: it was a small shop that had a even smaller section dedicated to candies. 
The owner was a lovely old lady that didn't mind if we asked her a single candy. Most of our parents were unemployed at that time, as I used to live in an area where 95% of people were working in FIAT or factories related to it that were shutting down back in the '80s.
She knew that most of the time we didn't have a lot of money with us, so she wouldn't look at us as if we were beggars when we asked her 1 liquorice whirl or one fizzy cola. 30 lira a candy, 25 lira each if you bought more than one. 
When asking for a single candy, you had to put the money on the counter and then stretch the hand: the lady would pick your candy with a pair of tongs and place it carefully in your hand. Sometimes I would save my money for the whole week and splash the money for a proper bag on Saturday: liquorice whirl, heart throbs, cola bottle, one or two marshmellows (the strawberry and the banana, but once in a while she would also get the twisted shaped) and one or two of those liquorice with the so-artificial looking fruit cream in the center (my favourite). The lady then would take out a small white paper bag, take the tongs and wait for you to call name and number of candies. Then she would carefully close the bag and ask you if you want to save them for later, because if so she would seal the bag with some tape. She made the kids like me feel somehow important, as she would grant us as much time as to adults to take our decisions. She was kind and you could perceive it by the way she spoke and by the way she looked at you.

My family moved out of the area when I was in high school and I didn't go back there until I started working for Motorola, as the office wasn't very faraway. The bakery's still there but with a different owner and no candies. 
The memory of those candies and of the bakery lady has had such a deep impact on me that since then I always find those type of candies not as good as hers. Impossible, as they're all made in the same factories, but they lack in kindness, I guess. I still buy them, but they're just not at her candies level.

However, I can make a small exception when it comes to Mr. Humbug sweet shop in Greenwhich Market. Given that Greenwich was not exactly an easy commute from Surbiton and Woking, I can say I have been there quite often, sometimes taking the troubles of facing the ever-so-present engineering works on 2 different lines to just go and buy some candies (I would then cover it all up, with some excuses: museums, exhibitions, dinner with friends, photowalks, thai festivals...). Yes, the website has an online shop, but there is no point then: I like the atmosphere of Greenwich and really enjoy how the shop is run. Nobody is in an hurry, the shop assistants are kind and don't mind chatting, both with adults and kids.
Not to mention that once I dropped in at closing time and the guy behind the counter not only did not kick me out (as it happened in all the other shops when I set foot in at 17:30 or, even worse!, at 17:31), but waited for me to make up my mind and advised me on some kind of candies I never saw in Italy. That day I bought the pin. Quite glad I found it again, even only for the nice stroll down memory lane it granted me.

Monday, 10 May 2010

BP, basta pellicani, basta pensarci, basta petrolio...

Tre o quattro anni fa sulla Rai hanno trasmesso una delle più grandi boiate della cinematografia mondiale: un film catastrofico intitolato "The Core" o qualcosa di simile. Io ovviamente non mi faccio mancare nulla e, in preda a un attacco di masochismo puro, me lo sono visto tutto, pubblicità compresa.

Storia: il nucleo della terra si spegne. Che fare per evitare la distruzione del mondo? Semplice: gli USA mettono insieme un team di scienziati e piloti NASA, compresivo di bella squinzia complessata, scienziato incompreso, scienziato francese che dà un po' di internazionalità snob al tutto e fa sembrare gli yankee ancora più simpatici e vari ed eventuali che già si vede dalla faccia che non faranno una bella fine; costruiscono un razzo-talpa, simile in tutto e per tutto alla trivella usata per costruire la metropolitana a Torino, e ci caricano sopra qualche testata nucleare, ormai assurte al rango di panacea di tutti i mali, ovunque e comuque, dal centro della terra fino agli asteroidi cattivi che vogliono giocare a bowling con il nostro pianeta.


Era talmente assurdo, che faceva sembrare "Armageddon" un docu-drama.

Che bello sapere che l'assurdo si può comunque contenere a sceneggiature pazzoide messe insieme da un gruppo di nevrotici di L.A.

Ecco, almeno finché non si mette in mezzo la British Petroleum.
Sul loro sito quei furboni della BP definiscono il loro marchio con una frase ad effetto: Summed up by two words 'beyond petroleum' 
Oltre il petrolio, dite voi? Il nulla, aggiungerei io.

Sin dai primi giorni si è capito che questa storia ci avrebbe riservato chicche non male, da quando venne detto che si  pensava a contenere gli effetti inquinanti del petrolio sull'ecosistema del Golfo del Messico tramite degli incendi mirati... chiedendo ai pellicani di turarsi il naso e non respirare, ché nemmeno quello gli fa molto bene.

Poi è arrivata la storia della cupola, quella struttura che avrebbe dovuto chiudersi sul tubo della piattaforma per bloccare così la fuoriuscita di greggio. Non ha funzionato e Doug Suttles della BP si è aggiudicato con largo anticipo il premio "Facciatollissima 2010" dichiarando: "I wouldn't say it's failed yet. What I would say is what we attempted to do last night didn't work because these hydrates plugged up the top of the dome". Non è che abbiamo toppato, no no, è solo che non ha funzionato... 

A quanto pare sono talmente fiduciosi in questa cupola che hanno chiesto l'aiuto del pubblico a casa: avete un'idea? Speditela alla BP! Stasera al tg3 hanno parlato di reti di capelli umani, un tappo (!!!)... a questo punto allora rovesciamo tanto ma proprio tanto detersivo, un po' di perborato, impostiamo il Golfo del Messico sul lavaggio a 90° (tanto l'ecosistema ormai è già in posizione adeguata) e vediamo se ne esce bianco che più bianco non si può!

An OCD post

I started writing this post with the best intention: I wanted to write about the Diecicento photowalk at Lingotto I took part to on Saturday. Just like a school assignment, I planned it to be a descriptive, straight-to-the-point, no-frills facts-only post.

Right.
Again silly me and my plans.
The idea was to start talking about Lingotto. It went slightly out of hand, but the main concept is still there. Kind of...

Lingotto is the Italian word for "ingot", but it's not related to the building shape:it was the name of the main farm of the area, way before Fiat chose the place to build its factory. And quite an unique factory it was: there is a ramp connecting the 5 floors of the building and originally the finished cars would arrive on the rooftop to be tested... on the track.
More than Fiat, to me Lingotto means "The Italian Job". I love the film, the original one, not that crappy disgrace that will hopefully get forgotten soon (even though not soon enough): Michael Caine, Benny Hill, Raf Vallone... Mini Cooper and car chases all around Torino. I was fascinated by it as a kid, and keep enjoying it.

The Lingotto rooftop is in the car chase scene: you see the 3 mini coming up on the track and doing almost a entire lap around it.
I wanted to watch the scene again, so I searched for it on youtube (easier than searching for the DVD, that I know being somewhere in the flat...). On the related video list, there was a Lego video. I love Lego and in that moment I knew I was going to loose track of Lingotto, Michael Caine & Co. in favour of the colored bricks. That's how I ended up on this:


Before getting to it, however, I spent around one hour looking at several scenes from different movies and TV shows done with Legos: The Simpsons intro, James Bond, Matrix, Batman, 300 (and a yellow brick uttering "this. is. SPARTA!" is quite hilarious!), The A-Team and the list goes on and on.
By the time I got to the Monty Python and the Holy Grail, I had completely forgotten the reason why I was on youtube.

So where was I? Oh yes, Lingotto! Lingotto has changed a lot since then: it's not a factory anymore: no more cars coming out on the rooftop, instead there is a mall, a cinema, a supermarket, a convention centre, offices, some department of the University, an art gallery...
One of the helical stairs leads straight into the shopping mall:

up

From there, a lift takes you to the rooftop, at the entrance of the Pinacoteca Agnelli: the ticket for the gallery gives you the rigth to go on the rooftop track as well.
A chance we couldn't possibly miss: despite having lived in this city for most of my life, that was the first time I set foot there.

cartolina dal lingotto
On the rooftop, there is a restaurant and the conference centre that looks like a bubble with the helicopter port right next to it.

It was fun, really fun! Perhaps it would have been ever better if we had a mini to race with, but for this time walking the whole track was enough.

The bends on the track are quite steep, to get on the top one really needs to climb: I was standing on one of the bend, and when I looked down at my legs I noticed I was leaning a lot. To have a better idea, have a look at this picture, taken by Diego (and while you're at it, have a look at his photostream too: he's really good!). It was very hard to understand how to keep the camera straight and not bending, because all the parameters were off.

As we were there already we decided to stop at the art gallery, where there was...

everything

Well, not exactly everything, there is more or less the budget for running Italy for 2 years in a collection of paintings and sculptures and the first exhibition of the Museum of Everything.

I'm not entirely sure whether I understood the museum of everything. I enjoyed it because it was puzzling, slightly mad, no completely mad. I left with the impression that some time in a mental institution, spanning from few months up to a lifetime, is a mandatory step for the career of a modern artist.

The one that impressed me the most is Alexander Lobanov: a whole room of self portaits with guns, pistols and rifles all around. This evening I watched the documentary about him shot by French director Bruno Decharme. 

I wanted to finish it this afternoon, but between Michael Caine and everything I still haven't written about going out for a photowalk again, how much I enjoyed it and the idea it gave me. And guess what? I'm not going to, at least for now, because it's way beyond midnight and even Cinderella is fast asleep by now.

Sunday, 9 May 2010

mom is not the word

Few days ago Francesca told me she wanted to get a small present for her mother since today is Mother's Day. I thought it was already gone, but that's because I was thinking about Mother's Day in UK, which is celebrated on a different day from Italy and, if you're curious, you can get a lenghty explanation of the reason on wikipedia.

My family never liked this type of celebration. Nothing upsets my dad as questions like: "What did your daughters get you for Father's Day?" or "Are you going to buy roses to your wife on Valentine's Day?".  
Same goes for my mother. 
"Any plans for Women's Day? Are you going to celebrate?"
"What the f*** is there to celebrate? The fact one woman can't walk alone and without fear in a street at night, the salary discrepancy between sexes, the absolute lack of real parity in careers?" would be her standard reply.

So no wonder it escaped my mind. Anyway, as I decided to bake some cookies (in Italian they're called Wien Cookies, not sure in English), I shaped some of them to look like this:

mom cookies

I showed them to my mother. 
"Oh, you made the WoW cookies!"
"They're not WoW cookies, they're MoM cookies, I baked them for Mother's Day."
"No, that is not an "M", it's a "W""
"Are you blind? Yes, you are, we both know that, look better: M-O-M"
"M's legs are straight, those are inclined, thus it's a W. Luckily it's your dad teaching Sara how to write and not you!"
"That's the weakest reasoning ever!"
"I'm your mother, I made you and I can unmake you. Now shut up and gimme that biscuit!"
(She likes to say that: in Italian it's "io ti ho fatta e io ti disfo" and she can sound and be very menacing when she says it).
"Mmmmh, happy mother's day? Ok, I shut up"
Nothing changed, Q.E.D.

So, if interested, here's the recipe for the MoM/WoW Wien cookies. It's the one I've learnt at the course of bakery/pastry held by Nanni and Romano.

Ingredients:
300 gr flour
150 gr butter
40 gr of egg whites (around 1 egg white)
200 gr icing sugar
a pinch of salt
vanilla 
(2-3 spoons of bitter cocoa powder to add to half of the mix if you want to have chocolate cookies too)

Preheat the oven at 190° C.
Cream the butter and the icing sugar together and slowly pour in the egg whites (that don't have to beaten). Add the flour, salt and vanilla and mix until smooth. 
Line a tray with greaseproof paper. Then fill a piping bag (with a star nozzle) with the mix and squeeze it to form the desired shapes of the cookies.
Bake it for 15 minutes and leave it to cool on a wire rack.

Saturday, 8 May 2010

Il dettato

Mia sorella ha imparato a scrivere a quattro anni: io tornavo dalle elementari e dovevo fare i compiti, lei ancora all'asilo si annoiava, perché voleva giocare. Mi ricordo ancora, come fosse oggi, noi due sedute per terra, intente a scrivere su un pezzo di cartone la parola "mela", la parola che mi avevano insegnato il primo giorno di elementari: la emme enorme seguita da una e lillipuziana, mentre la elle aveva preso il volo nonostante la a cercasse di tenersela accanto e riportarla a terra.

Quella magia, quell'incanto, quel fremito di anarchia della scrittura come atto fisico è un piccolo rituale che si ripete per me ogni volta che impugno una penna, fosse anche solo per riempire le parole crociate senza schema all'ultima pagina del settimanale che vanta innumerevoli tentativi di imitazione.

Si ripete ogni volta che Sara scrive qualcosa. Sta imparando a scrivere, ha incominciato lo scorso anno, a quattro anni pure lei. Ha iniziato con il suo nome, poi è passata al cognome, si è specializzata nella scrittura di "per nonno" e "nonna è una regina".

La scorsa settimana abbiamo completato insieme due cruciverba illustrati per bambini: mica roba da nulla! Se da un lato c'erano parole semplici come "gatto" e "bici", dall'altro c'erano pure "acqua" e "gnomo".

"Zia, zia perché bisogna scrivere acqua con la cq?"
"Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare »
"Eh!?!?!?"
"Perché ce lo impone una regola ortografica e perché se la scrivi con la kappa sei una truzza."

"Ah ok!"
(Non volevo dirle "perché è così", ma forse è ancora un po' presto per Dante)

Oggi pomeriggio, suo nonno le ha fatto un dettato, ma è stata Sara a scegliere il tema del dettato, cioè una parte della sua canzone preferita:

il dettato

Friday, 7 May 2010

Oh the irony!


 Ho strabuzzato gli occhi quando l'ho visto: pensavo a qualche attività di volantinaggio o da svolgere a casa per integrare le magre pensioni fornite dall'INPS. Non è esattamente così.
Eh, già già, non ci sono più le baby pensioni di una volta...

Thursday, 6 May 2010

Desperately seeking bike bell

i'm better off by bike

Al momento del trasloco, avendo deciso di lasciare la bici in Inghilterra, avevo provveduto a smontarne i pezzi salienti e riutilizzabili: la pompa per le ruote (che proveniva dalla dotazione della prima bici di mia sorella, una graziella rosa per bimbi), il faretto anteriore e il campanello. Il faretto posteriore è rimasto attaccato invece, anche perché qualche simpaticone ha pensato bene di spaccarmelo una volta che l'avevo lasciata parcheggiata davanti al Leisure Centre di Woking. 
Ricordo di aver avvolto tutto in un "Woking Informer" recuperato all'ingresso e inscatolato, insieme al casco, tutto il corredo. 

Oggi ho comprato una nuova bici. Trattasi di olandesina base con ruota da 26, colore verde scuro, si chiama Elaine Marley, in onore del governatore di Mêlée Island, e in quanto modello (per l'appunto base) privo di campanello, sono andata in cantina a recuperarlo. Il piano era veramente diabolico nella sua semplicità e basilarità: scendere in cantina, aprire lo scatolone contenente l'equipaggiamento da ciclista della domenica, richiudere tutto e montare il campanello.

Dopo una mini partenza falsa dovuta all'aver temporaneamente smarrito le coordinate GPS dell'ubicazione delle chiavi della cantina, sono scesa e ho recuperato la pettorina catarinfrangente (3 in realtà, non sapevo decidermi su quale colore preferissi), i guanti a metà dito, il fanaletto, la pompa per le ruote... ma del campanello nessuna traccia! 
Sparito! Volatilizzato! Mi sembrava impossibile, allora ho iniziato ad aprire anche gli altri scatoloni.
Niente. Sparito! Volatilizzato!
In compenso ho trovato: un Wall-E che un tempo conteneva cioccolatini, un anellino da piede, una cintura, uno di quei fastidiosi campanellini che si attaccano ai cellulari e che provvederò ad attaccare al mio nokia il prima possibile, una borraccia, un pezzo della Dirkon che avevo iniziato a costruire poco prima di traslocare, un tasto di questa macchina per scrivere trovata per strada a Swansea che avevo iniziato a trasformare in anello e poi lasciato lì (forse è giunto il momento di portare a termine un po' di questi lavoretti di bricolage).

Domani torno in cantina alla ricerca del campanello: potrei comprarne uno nuovo, lo so. Anzi, so che alla fine ne dovrò comprare uno nuovo; magari di quelli a trombetta che fanno poti-poti! Ne ho sempre desiderato uno, ma non ho mai avuto il coraggio di comprarlo, va a capire il perché. Però mi scoccia non trovare qualcosa che ricordo chiaramente di aver messo via, o quanto meno credo di ricordare. E soprattutto mi preoccupa la valanga di altre cretinate che potrei trovare al suo posto...

Tuesday, 4 May 2010

e cinque

1...2...3...4...5...
Reduce dalla festa di compleanno di Sara, tremo al pensiero che fra meno di un mese mi toccherà il bis con Davide.
Fra i compiti istituzionali della zia a tempo pieno ricade pure quello di partecipare alle feste di compleanno con tutto il parentado, gli amici, a volte le fidanzate di passaggio degli amici - al che è consigliabile non chiedere mai e poi mai che ne è stata di quella simpatica, sai quella che c'era l'anno scorso al posto di sta qua- e orda di bambini del vicinato compresi nell'offerta. 
E' mio diritto, dovere ed immenso piacere fare un regalo che lascerà basiti gli altri bambini. Meno male che Sara è preparata e sa che la zia si rifiuta di regalarle: barbie (*azzo avrà sempre da ridere? Allora lo stereotipo della bionda stupida ha qualche fondamento di verità!), winx (delle barbie che si fanno d'acidi e pensano di essere fatine), bratz (ah se ne potrei dire su 'ste bratz), etc. etc. 
Ecco, mai dovessi regalare una Barbie la regalo a Davidino, tanto per mandare nel pallone la parte più tradizionalista della famiglia. "Noooo, ma così ci cresce su male! Regalagli i Power Rangers" ("giusto, così fanno compagnia a Ken e sai poi come si divertono tutti insieme!", mi verrebbe da rispondere, solo che mi sentirei in colpa a sapere di aver provocato infarti a zie e bisnonne)...
Le ho regalato, orrore e raccapriccio, due libri che sono finiti subito a lato, insieme ai vestiti donati dagli altri zii e dai nonni. Reazione comprensibile, dato che tutta l'attenzione era concentrata sulla Barbie Raperonzolo (sic!), la winx non-mi-ricordo-più-quale-magia (doppio sic!) e una Barbie Biancaneve (e vabbè, ma allora!). Purtroppo anche le tre pulzelle hanno dovuto capitolare di fronte al regalo dei regali: il kit tatuaggi di Hannah Montana.
Non lo sto inventando! Esiste davvero, probabilmente costa uno sproposito e non so più chi l'ha regalato a mia nipote, che probabilmente aspetta solo che mia sorella si distragga un secondo per provare le sue doti artistiche sulla fronte del fratellino. O sulla cameretta ridipinta da poco, dipende da cosa le ispira più distruzione.
Quando ho visto Riccardo, il cuginetto di Sara, sventrare letteralmente la scatola all'urlo di "Puah, un gioco da femmine" ho intuito che sarebbe andata a finire male... le amichette di Sara, ormai delle esperte tatuatrici,  a giudicare dall'abilità e velocità nell'eseguire tatuaggi, hanno tatuato Sara, per prima perché era la festeggiata: quando l'ho rivista stamattina sembrava un maori all'acqua di rose, con tanto di fiorellini, note musicali, chitarre, cuoricini, farfalle e chi più ne ha più ne metta lungo le braccia.
Poi si sono tatuate loro a vicenda, e sono successivamente passate a Riccardo e Leonardo che si sono fatti tatuare la chitarra, ma con l'inchiostro blu da maschio. Dopo è toccata a mio cognato, che si è presentato al lavoro stamattina con una serie di stelline verdi che nemmeno nei peggio bassifondi di Marsiglia se ne vedono più di tatuaggi simili.

Abbiamo passato una buona mezz'ora a discutere del dilemma senza apparente e logica spiegazione che ci attanaglia ormai da quando è nata Sara: com'è possibile che mio padre sia visto come un semi-dio da tutti sti bimbi? E' un musone, acido come una zitella se non di più, li tratta a pesci in faccia e loro pendono dalle sue labbra! Anche Elisa, che a malapena 8 mesi, lo vedeva per la prima volta sorrideva solo a lui...

Fra i miei compiti istituzionali non ricade invece la preparazione del cibo, visto che mia sorella prepara già di suo abbastanza per provocare indigestione a un'orda di cavallette. E non sto scherzando: ha spadellato 4 torte, un numero imprecisato di chili di salatini, pizzette, focacce e focaccine e, avendo paura che qualcuno potesse avere ancora fame, ha aggiunto pure due confezioni formato famiglia di patatine.
Non devo nemmeno fare la fotografa, perché c'è già un numero sufficiente di macchine digitali e un numero eccessivo di bambini che rischiano di fare la doccia alle suddette macchine con l'aranciata. 

Come tutte le feste in famiglia, è stata una gran cagnara: gente che urla, bimbi che corrono, le solite domande (cosa fai? cosa non fai? perché? e il ragazzo?)... Ogni anno mi dico che è l'ultima volta, che non mi paga nessuno per sottopormi a un pomeriggio simile, pur sapendo che non c'è via di uscita.
Perché so che va fatto per il quieto vivere prima di tutto e anche perché Sara ci tiene. Magari non ti considera che per due nanosecondi, ma sono due nanosecondi importanti per lei. 
Perché so che sono momenti che, per fortuna e purtroppo, non tornano; al muro ho appeso una foto che le hanno scattato in ospedale: nemmeno 48 ore, dormiva serena, coricata su un lato, con il pugno sinistro chiuso. 
Ora non è più tanto pacifica, è diventata un torrente di parole e storie che sembrano uscire senza sosta dalla sua bocca. Ha gli occhi furbi e ogni tanto mi fa uscire dai gangheri, perché fa finta di non capire o perché usa suo nonno per poter fare le cose che i suoi genitori le vieterebbero altrimenti.
Eppure quando dorme è come cinque anni fa: serena, coricata su un lato, con il pugno sinistro chiuso.

Saturday, 1 May 2010

Incubo

Eppure non ho mangiato pesante ieri sera!
Non ho bevuto.
Non ho assunto sostanze stupefacenti o medicinali che potessero alterare il mio stato di (sub)coscienza e/o provocare allucinazioni.
Nulla di tutto questo a giustificare la mia attività rem di stanotte.
Forse il subconscio voleva mandarmi un messaggio...
Forse è bene che io fissi un appuntamento con il mio strizzaneurone di fiducia Sigismondo Frodo...

Sta di fatto che stanotte...

Turuturuturu tuuuru turuntun tututun zazà! Sigla di apertura di Studio Aperto.
Conduttrice con occhi spiritati, e parlantina concitata: "Buongiornoebenvenutiaunanuovapuntatadistudioaperto!Lenotiziedelgiorno:
Cronaca: ennesima catena di rapine ad opera dei soliti clandestini che vengono in questo paese per rubarci le donne e il lavoro.
Politica: meno male che Silvio c'è e ci difende dall'ennesima catena di rapine ad opera dei soliti clandestini che vengono in questo paese per rubarci le donne e il lavoro. 
Colleghiamoci ora con la redazione per gli aggiornamenti sulla lite Belem-Corona!
Grazie redazione, non esitate a chiederci la linea in caso di novità.
E mentre tutti gli italiani seguono con trepidazione gli sviluppi di questa vicenda ecco un altro servizio di Silvia Vada con domande imbecilli rivolte a ragazzini delle elementari e immancabile musica di Benny Hill!
Stragi del sabato sera anche di lunedì mattina! Intervista alla moglie del morto: ci dica, lo conosceva bene? Vi amavate? Può condividere con noi sciacalli un suo ricordo intimo e personale?
Cambiamo decisamente argomento: Benedetta Parodi ci insegna in 2 minuti come preparare la Sacher... cotto e mangiato!
Grazie grazie Benedetta, una Sacher così farebbe gola anche ai nostri amici a quattro zampe! Per occupare i restanti quindici minuti di telegiornale ecco a voi:
- L'ennesimo servizio sul cane abbandonato/maltrattato/in canile con in sottofondo musica strappalacrime e primo piano sugli occhi tristi del cane (che io darei l'ergastolo al padrone che l'ha abbandonato e maltrattato solo per il fatto di essere la causa primaria di simili servizi televisivi).
- La classifica dei cani più intelligenti con in sottofondo la solita canzoncina scema, sì, la conoscete pure voi, quella che fa "doggie doggie! woof woof! I remember my old doggie! woof woof!"
- L'articolo sull'amato cagnolino della pseudo soubrette del momento, normalmente un volpino spaccamaroni (con in sottofondo la solita canzoncina scema, sì, la conoscete pure voi, quella forse un po' fastidiosa, che fa "doggie doggie! woof woof! I remember my old doggie! woof woof!") oppure un chihuahua psicopatico (con in sottofondo la forse ancora più fastidiosa canzoncina del chihuahua che tanto ci ha rotto i maroni qualche estate fa).
Sono avanzati cinque minuti in cui potremmo mandare in onda un servizio di interviste a gente che ha appeno speso 3000 euro in via montenapoleone, lampante prova che la crisi non esiste ma bensì è un'invenzione dei cattocomunisti farabutti, oppure un servizio sulle caramelle mou, ah no, su Mou l'allenatore dell'Inter. Alla fine però abbiamo deciso di trasmettere la solita canzoncina scema.
Mah sì che la conoscete pure voi, quella davvero fastidiosa che fa "doggie doggie! woof woof! I remember my old doggie! woof woof!".
Una buona serata e alla prossima tragedia su Studio Aperto!
Doggie doggie! woof woof! I remember my old doggie! woof woof!
Doggie doggie! woof woof! I remember my old doggie! woof woof!
Doggie doggie! woof woof! I remember my old doggie! woof woof!  

Credo mi ci vorrà ancora un po' a recuperare dal punta di vista psicologico dopo un simile incubo.
Probabilmente stanotte avrò paura di prendere sonno, non so se riuscirei a sopravvivere a una seconda edizione!
Però cerco di applicare il Pollyanna-pensiero, pensare positivo... Poteva andarmi peggio, sì sì! Poteva andarmi molto, ma molto, ma molto peggio: potevo capitare nel TG1 di Minzolini!!!