Saturday, 29 January 2011

Ernst, Hurbinek e la memoria rubata

Ieri sera, ho rivisto dal sito di La7, lo spettacolo di Marco Paolini, mandato in onda il giorno precedente, in occasione della giornata della memoria.
L'ho rivisto pure stasera: ho continuato a pensarci tutto il giorno ed ero ormai troppo coinvolta dall'esercizio della memoria per far finta di niente. 
"Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute" andava in onda dal "Paolo Pini", l'ex-manicomio (anche se "ospedale psichiatrico" suona più politicamente corretto) di Milano: ripercorreva le vicende dell'Aktion T4, il programma nazista che fra il 1933 e il 1945 (ben dopo la conclusione della II Guerra Mondiale!) sterelizzò prima e stermino in una fase successiva di persone affette da malattie genetiche, malformazioni fisiche, problemi psichiatrici.
Si stima che duecentomila persone siano state uccise dal programma T4: vecchi e bambini, uomini e donne. Sono state le cavie di tanti esperimenti, esercitazioni di logistica e omicidio volte allo sterminio. In "piccola scala", con camioncini che prelevavano i pazienti dagli ospedali e li portavano a morire nelle prime camere a gas, i nazisti si sono fatti le ossa e si sono preparati così ai carri merci piombati e ai forni di Birkenau.


Paolini racconta un pezzo di storia, mettendo insieme tutti i pezzi, interrogandosi e interrogando il pubblico: io che avrei fatto? Al posto dei medici di famiglia, delle ostetriche, delle infermiere, degli psichiatri che hanno collaborato volontariamente a uno sterminio, io come mi sarei comportata?


Paolini mette paura perché, anche non attualizzando la storia, mette in luce pericolosi segni in comune con quello che capita nel mondo e in Italia al giorno d'oggi. I parametri con cui veniva valutata l'utilità delle persone, il rischio di cercare un capro espiatorio in tempi di ristrettezze economiche e l'affidarsi ciecamente e senza spirito critico a chi si presenta con una soluzione facile e demagogica sono elementi comuni a tutte e due le epoche.
Il giorno della memoria è un giorno come gli altri, tante frasi fatte da dimenticare il giorno successivo, ma Paolini non te lo concede il lusso dell'ignoranza.


Ci mette dei nomi. Ci mette delle vite. Rimette al centro una memoria cancellata e dà la responsabilità a chi lo ascolta di farsene carico.
Come fai a dimenticarti allora che l'ultimo bambino a essere ucciso si chiamava Riccardo e aveva 4 anni? Specie quando sai che la guerra era finita già da diverse settimane.


E poi c'è Ernst Lossa: com'è possibile dimenticarsi di quegli occhi che ti fissano dallo schermo, gli occhi di un bambino vivace, un monello che si rifiuta di morire ma che non ce la fa contro una bestialità più grande di tutte le sue forze.


La memoria non è qualcosa di statico. E' viva, va vissuta attivamente, è responsabilità individuale e collettiva. E' il dovere di guardarsi indietro, senza la giustificazione e consolazione dell'essere "brava gente", confrontarsi con ciò che è successo e imparare. 


La memoria è coscienza civile.
La memoria è il monito di Primo Levi.





"Hurbinek, who was three years old and perhaps had been born in Auschwitz and had never seen a tree; Hurbinek, who had fought like a man, to the last breath, to gain his entry into the world of men, from which a bestial power had excluded him; Hurbinek, the nameless, whose tiny forearm - even his - bore the tattoo of Auschwitz; Hurbinek died in the first days of March 1945, free but not redeemed. Nothing remains of him: he bears witness through these words of mine."

1 comment:

  1. Concordo. Il rischio è quello di una commemorazione rituale, senza nessun riferimento all'oggi. Troppo comodo compiangere le vittime di settant'anni fa e non scorgere di fronte a noi gli stessi orizzonti che prepararono quelle atrocità.

    Grazie per questo suo accorato intervento.

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