Monday, 3 January 2011

il sistema sicuro

Sono in ferie da una decina di giorni ormai.
Prima di rendermene conto, sarà di nuovo ora di fare la valigia, sperando di non averla caricata troppo, e tornare a casa.
Quando questo pensiero è affiorato per la prima volta nella mia testa stamattina, ero seduta in un ufficio postale con il sistema informatico fuori uso, pieno di pensionati che aspettavano la pensione e impiegate di una cafoneria senza limiti che urlavano frasi in un italiano sconquassato e dialettale minacciando il poveraccio di turno.
Ci sono rimasta male, per diversi motivi. Oh sì, innanzitutto l'idea di vedere i giorni di libertà diminuire ed esaurirsi non rende felici nessuno.
Ma non è che questa certezza sia la parte più dolorosa di questa faccenda.
L'anno che si è concluso ha pensato a fare fuori molti sogni e aspirazioni, lasciando al loro posto una patina di cinico realismo. "A breve tornerò a casa..." mi sono detta, e non sono riuscita a rispondermi: "ma tu sei già a casa!". Perché questa volta a Torino non sono riuscita davvero a sentirmi a casa.

A viziare la gente, come mi ha detto SViN la scorsa settimana, succede che sebbene tutti sappiano che torno per Natale, a farsi vivi siano in pochi, i soliti noti insomma. Certo se incontro qualcuno per caso, la prima frase che mi tirano fuori è una velata accusa: "Ah, ma sei tornata per Natale! Ma perché non ti sei fatta viva?"
E che rispondo? "Guarda, l'avrei fatto, ma l'idea di organizzare un aperitivo così che tu mi possa tirare pacco non mi andava molto quest'anno".
I legami si vanno sfilacciando, per lo meno quelli meno resistenti. Non che ci sia nulla di particolare che mi leghi a Londra. E questo è il primo punto doloroso, rendersi conto che ciò che mi lega a quella vita lassù è il lavoro e una pinta (smetti di bere e nessuno ti calcola più).

Ma volessi pure tornare... a fare cosa? Che vita mi attenderebbe?
La notte di Capodanno non ho visto il discorso del Presidente della Repubblica, ma ieri sera ho visto Albanese rivolgersi alla nazione nei panni di Cetto La Qualunque:



 

"Gli italiani se ne fottono..."
Sì, è il sentimento diffuso che sembra essere calato sulla coscienza civile di questo paese, per ricoprirla così di uno spesso strato di melma e cemento.


Ma sì! Chi se ne frega della monnezza a Napoli! Tanto fra una settimana siamo punto e a capo, fra due sarà di nuovo sommersa, fra tre settimane i napoletani daranno fuoco ai cumuli, il TG4 parlerà di complotti comunisti, Libero dirà che è colpa di Fini e il Berluska manderà l'esercito... Ma chi se ne frega! Sono iniziati i saldi e allora via! Andiamo a intervistare il figlio di papà che ha appena speso 200 euro per un paio di scarpe!
Oppure proponiamo il solito servizio sulla gente che va a Cortina e a sciare!


Non ho sentito il discorso di fine anno, ma mi sono sorbita discorsi allucinanti di gente che definisce Marchionne l'unico che ha capito tutto del "sistema Italia". Ho sentito gente di cultura e intelligenza (relativa, a quanto pare) dire queste cose e non ho reagito, perché l'unica reazione umana sarebbe stata quella di mandare gente così amabilmente a fanculandia oppure, ancora più sinceramente, una bella immersione profonda nella vita vera.


Quello che mi ha fatto più male in questi giorni è stato questo continuo parlare del "sistema Italia": non più una repubblica, un paese civile, uno stato. No, No. 
Un sistema. 
Una torta azionaria i cui utili verranno spartiti dai soliti noti, senza che nessuno protesti o si scandalizzi, basta avere l'ultimo modello di cellulare o la felpa di Abercrombie e poi chi se ne frega.

 Leggo affermazioni di Marchionne, per il quale la Fiat produce anche senza Fiom, che i patti gli altri li devono rispettare ma Fiat no. Ma Fiat produce anche senza Marchionne, se è solo per questo. Solo che produce macchine che all'estero non compra nessuno, quindi nel momento in cui il "sistema Italia" smette di comprare e sovvenzionare il suo stipendio da super-mega-extra-mmmmannnagger, vorrei tanto capire dove andrà a produrre fuffa Marchionne!


Sento amici e conoscenti sostenere che l'assenteismo di Pomigliano fa diminuire il valore delle azioni fiat e aumentare di qualche euro il prezzo della punto... urca! roba da non dormirci più di notte, consumati dall'insonnia! O dalla fame?!?! 
Non è questo il sistema sicuro del sistema Italia?
Il sistema sicuro è pigliarli per fame, gli operai.
Senza lavoro, in cassa, mobilità, aspettativa.
Bisogna lavorare. E allora per quei trenta miseri euro in più al mese (che fanno la differenza, vero?), vuoi non rinunciare a diritti sacrosanti, malattia, pause pranzo, sindacati, tanto che importanza hanno? 

Oh sì, non sono io e nemmeno il mio amico di Capodanno che rinunciamo a tutto ciò per trenta euro al mese.
Io fra dieci giorni torno a vivere in un paese che i sindacati li ha ammazzati 20 anni fa, in un paese in cui il senso civile e di solidarietà si esaurisce in una ipocrita faccia di beneficenza ed elemosina che nasconde la mancanza di una benché minima base morale ed etica.

Il mio amico ha già ripreso la vita di tutti i giorni nella sua bolla di cristallo, il suo mondo di transazioni, cedole azionarie e "grandi uomini", convinto che gli unici per cui cambierà qualcosa saranno quelli di Pomigliano, Mirafiori, le tute blu insomma. Tanto adesso i quarantamila non marciano nemmeno più prima di essere presi per fame (e prendersela sappiamo tutti dove) pure loro.

1 comment:

  1. ... e tu torni a Londra... e noi rimaniamo qui... e quelli che non se ne fottono non fanno altro che star male e sentirsi impotenti perché questo "sistema" fagocita la resistenza... e.. ti ritrovi a pensare di andar via un giorno sì e l'altro pure, perché qui non è più "casa" per nessuno...

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