Friday, 14 January 2011

Il valore del "tubo"

Probabilmente è tutto dovuto all'aver aspettato il 33 giri così a lungo; e dopo ho dovuto ancora aspettare di recuperare il mio giradischi; comunque sia, sto consumando "Once Around". Non solo a casa: al momento va a ciclo continuo sull'iPod, perché nel vinile c'era un buono per scaricare la versione elettronica dell'album che ho subito utilizzato.
Fra le canzoni, ce n'è una che si intitola "The swallows of London Town". Il ritmo, la melodia, la voce di Pat Sansone, il testo, tutto sembra complottare a mio favore perché me ne innamori ogni volta che l'ascolto, lasciandomi poi a rimuginare sul fatto che una canzone simile non passerà mai alla radio, figuriamoci su emtivì.

In più, prendendo la metro almeno due volte al giorno, mi riconcilia con lo stress da pendolare compresso:


"Well, the swallows came to land here in London town

And now they're fighting for the spaces in the underground
Are they still fascinated by the life they've found?
Since the swallows came to land here in London town

Strange afternoon
Thinking of you
As the rain comes down"

Anche stamattina ascoltavo questa canzone, quando mi è tornato alla mente un mio conoscente che si lamentava (lo fa per professione: è un "serial whiner") del fatto che la gente in metro è fredda, asociale, slavata e noiosa e, visti questi tratti del carattere dei londinesi, non riesce ad attaccare bottone quando si sente in vena di fare quattro chiacchiere.
Quando me l'aveva detto, non ci avevo fatto troppo caso, oggi invece ci ho pensato un po' su: ero schiacciata sulla Victoria a Vauxhall, eppure la gente cercava di entrare sul treno lo stesso. L'addetto agli annunci incoraggiava la gente sulla carrozza ad occupare tutto lo spazio e non fermarsi sulle porte perché "you never know, you might meet the man or woman of your dreams inside the vehicle, so don't pass up on the chance!".

Abbiamo sorriso e ridacchiato tutti, poi ognuno è ripiombato nel proprio micromondo silenzioso: chi leggeva, chi giocava sull'iPod, chi si truccava, chi dormicchiava. Pure io sono tornata alla mia musica.
Sono fredda, asociale, slavata e noiosa? Probabile ma, a pensarci sul serio, non è solo quello.
Il punto centrale è che non sono sulla metro perché non ho niente di meglio da fare. Attaccare bottone?!? Ma sei fuori? E' mattina presto e non ho bevuto il mio solito caffè doppio, ho sonno, e il tutto è aggravato da un leggero ma persistente mal di testa al solo pensiero del posto in cui andrò a rinchiudermi per almeno le otto ore successive per poter avere a fine mese di che pagare l'affitto e l'abbonamento alla metro. E ho anche messo le scarpe che mi fanno male in punta.
No, davvero, non sei tu, sono io, scusami molto, etc. et., ma preferisco fare l'asociale piuttosto che spedirti amabilmente a quel paese. Lo faccio per il tuo bene, vedi?


La metro non è fatta per attaccare bottone all'ora di punta. E' fatta per andare da una parte all'altra di questa città tentacolare, approfittando del tempo per fare altro, altro che non devono essere per forza chiacchiere vuote.

Non è tempo sprecato!
In "Come un romanzo" Pennac afferma che la metropolitana è l'assennato simbolo del dovere di vivere, la più grande biblioteca del mondo, dove dilatiamo il nostro tempo per vivere leggendo. Oppure ascoltando di strani pomeriggi seguendo la Luna per la metropolitana...



"Ooh, strange afternoon
Following the moon
Through the underground"

 


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