Monday, 17 January 2011

La donna della domenica

La domenica è iniziata presto, il proseguimento del sabato sera. Dopo una cena un po' troppo pesante al "Four Seasons", uno dei ristoranti cinesi più decenti di Soho, ho deciso che il peso sullo stomaco, combinato alla temperatura insolitamente mite per essere l'una di notte di una sabato di gennaio, richiedeva una camminata verso a casa. Al bando il bus, mi sono incamminata: poco meno di 5 km, meno di un'ora di passeggiata e la possibilità di vedere Londra sotto una luce diversa. Ubriachi e ragazzotte brille seminude, gente in abito da sera e barboni, turisti a scattare foto al Big Ben, aspettando l'ora giusta... un generoso campionario di umanità, messomi gentilmente a disposizione da Londra.

Mattina con risveglio lento e colazione con biscotti secchi semplici preparati velocemente ieri sera prima di uscire. Non che avessi una voglia incontenibile di preparare dolci, ma volevo assolutamente inaugurare la nuova scatola porta-biscotti, regalo di Natale di Francesca. In teoria è una scatola per conservare cartoline e lettere, ma sia io che Fra siamo d'accordo: è più per biscotti, che  per lettere.

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Poi ho deciso di riprendere una vecchia sana abitudine che ho lasciato ammuffire per forse troppo tempo: la foto della domenica. 
Non sono mai riuscita a stare dietro ai "Project365", una foto al giorno per tutto l'anno. Non ho così tanto da dire e il rischio che diventi una serie di autoritratti e foto senza senso è troppo elevato per me.
Invece, qualche anno fa avevo deciso per un progetto "Sunday morning". Le regole erano poche e aperte alla discussione e modifica: a) dovevo scattare la foto di domenica mattina, o per lo meno di domenica; b) dovevo scattare una foto ogni domenica, ma anche no; e c) la foto doveva avere qualche significato, ma non era indispensabile che gli altri lo capissero.
Poi ho perso l'abitudine, mi sono stancata, sono tornata in Italia. Insomma, meno foto scattavo di domenica, meno ispirazione avevo, meno voglia di scattare foto mi restava addosso.
Forse anche per questo l'ultimo anno non mi ha detto nulla di particolare dal punto di vista delle foto. Ora non credo che le cose siano cambiate drasticamente, ma penso di avere un po' più voglia di scattare foto rispetto anche solo a un mese fa.
Però quando l'occhio mi è caduto sul libro e la matita per labbra che avevo appoggiato sopra (con l'intento fallito di truccarmi prima d'uscire per non sembrare una zombie), mi è subito venuta voglia di scattargli una foto.


letture domenicali


E' l'unico libro che ho comprato mentre ero in ferie in Italia. Ne ho ricevuti in regalo e in più mi sto abituando a questo concetto (un po' alieno per me) di usare di più la biblioteca invece che comprare libri.
Avevo però voglia di comprare un libro italiano lo stesso e la scelta è ricaduta su Fruttero e Lucentini. L'avevo letto alle superiori e ho pensato che rileggere "La donna della domenica" sarebbe stato divertente. E' una Torino che non esiste ormai più, anche se alcune tracce ne rimangono nella città e nei miei ricordi più "antichi".
Poi, insomma, non per dire, ma... è possibile che un tascabile in Italia debba costare più di dieci euro? Ormai non c'è quasi più differenza di prezzo fra alcuni tascabili e certe prime edizioni rilegate.
Ok, a dire tutta ma proprio tutta la verità, queste due sono due motivazioni collaterali. La verità è che ho comprato "La donna della domenica" perché è il primo romanzo italiano che mi sono trovate sotto le mani in Feltrinelli, quando ero ormai prossima a oltrepassare l'orlo della crisi di nervi. Una volta la Feltrinelli era uno dei miei negozi preferiti, non esattamente la libreria preferita, perché quella rimane, per motivi sentimentali, Paravia.
Ora invece mi da fastidio, quasi mi ripugna. Entrare da Feltrinelli è come entrare da Asda. Insalatiere, oliere, poster di Twilight, cioccolatini, e qua e là un libro, ma di Moccia o simile, che non sia mai che alziamo il livello culturale! Degli avventori ma non solo, visto che i commessi sembrano il più delle volte incapaci di dare risposte. Ti sanno dire dov'è il libro di "Cotto e Mangiato" o di qualche altra trasmissione televisiva, ma vivono bene anche senza sapere nulla di "Un'anima persa" di Arpino; che non sia più di moda, Arpino? Non avevano nulla di suo... o forse è estremamente popolare e avevano finito tutte le scorte!

Ora, ogni volta che apro "La donna della domenica" oppure me lo ritrovo fra le mani durante i traslochi da borsa a borsa, mi sale su un sentimento misto di tristezza, malinconia, gioia e soprattutto nostalgia per tante cose e per com'erano un tempo: la Feltrinelli, Torino, me stessa.
Migliori, peggiori, eravamo semplicemente tutte e tre diverse.

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