Wednesday, 12 January 2011

Ricomincio da qui

Red 

Finalmente, il lieto fine.
Dopo lunga e forzata separazione, le vacanze natalizie appena finite mi hanno vista riunita al mio amato giradischi.
Per citare Kubrick, questo è il mio fucile. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio.

E' un giradischi portatile, un po' retrò nelle forme. Forse l'audio non è dei migliori, ma tanto non ho amplificatori che mettano ancora più in risalto eventuali mancanze di qualità.

Così ieri sera, mentre cercavo di dare una parvenza di ordine e organizzazione alla mia camera, ho acceso il giradishi e mi sono ascoltata, nell'ordine, "Once Around" dei The Autumn Defense, "Strict Joy" dei The Swell Season per poi terminare in bellezza con Fabrizio De André in concerto con la PFM.

Strano, pensare a com'era la mi vita fino a dodici mesi fa, quanto sia cambiata per tornare ad essere grosso modo la stessa, almeno in superficie. Quando sono tornata a vivere in Inghilterra, mi ero ripromessa qualcosa di temporaneo, anche per quello non avevo voluto prendere troppo. Nemmeno sei mesi e sono già carica di roba, così mi trovo a sperare di non dover traslocare per un lungo periodo.
Sei mesi e ho più scarpe, più libri, più vestiti, più lana di quando sono partita. Ho pure una bici, formine per biscotti, e ora anche il giradischi e i 33 giri.

Ieri sera ho scritto una mail di sfogo ad un amico e ho riso, amaramente, pensando a quanto lo usi male, il termine "amico" in inglese. 
"Friend": quanta fiducia mal riposta, quante delusioni. Non capisco: l'inglese lo mastico, come si suol dire, ma quando si tratta di relazioni umane, diventa l'ennesimo ostacolo oppure fonte di abbagli e cantonate.

Così, mentre rimettevo su "Once around" un'altra volta, ho cancellato quella cartella che ancora conservava le mail, rigorosamente tutte in inglese, del mio ex. In realtà non mi ricordavo nemmeno più di averle ancora. Le ho rilette e mi sono stupita di quanto, con il senno, gli occhi e il cuore di poi, le nostre parole suonassero vuote, fredde, senza senso.
Le ho rilette e poi le ho cancellate senza che dispiacermene oltre misura. Non mi hanno lasciato niente, anche i ricordi sono blandi. Nessuna emozione troppo forte, per carità non sia mai, mi rimane la curiosità di capire se magari questa non sia la mia vera natura o se sia un semplice appiattimento delle emozioni per problemi di linguistica applicata.

Le ho cancellate e le ho eliminate dal destino, per liberare spazio nella casella mail, sperando di poterlo riempire con qualcosa di più significativo e sincero. 
Un nuovo anno e ricomincio da qui, così: con la mia poca pazienza, con nostalgia di "casa", con la voglia di prendere e partire, con i miei difetti (tanti) e pregi (pochi), con la speranza di migliorare le mie capacità di giudicare le persone o per lo meno limitare i danni.

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