Saturday, 19 February 2011

Per Elena, con nostalgia

livre transito

Ieri Gramellini ha pubblicato un altro "Buongiorno" che mi ha dato davvero il buongiorno.
Anche mia mamma me ne ha parlato quando ci siamo sentite su Skype nel pomeriggio.

Gramellini prende spunto da una lettera, scritta da Elena. Torinese come me, vive da dieci anni a Londra, ha un marito un buon lavoro con uno stipendio altrettanto buono. Ma, dice Elena, non le basta. Vuole tornare, le manca Torino in tutte le sue sfaccettature, truzzi compresi. E per sentire nostalgia dei truzzi, bisogna essere proprio presi male, ammettiamolo.

Prosegue Elena: "Che strano, solo una lettera, la I che in inglese significa Io, fa la differenza tra Torno e Torino... Aiutami a riflettere, per favore".

L'articolo mi ha colpito a fondo, ha toccato un nervo scoperto e ha continuato a rigirarmi in testa e non solo a me, visto il numero elevato di commenti all'articolo (al momento ben oltre i trecento).
A me è venuta voglia di scrivere, a questa Elena. Chissà com'è, chissà se ci siamo mai incrociate di sfuggita, una di corsa verso la fermata della metro, l'altra a passo rapido verso la stazione dei treni. Chissà se anche lei non sopporta più la gente che ti dice "sorry" senza nemmeno guardarti in faccia.

Cara Elena, quella I, quella differenza tra torno e Torino, racchiude tante cose: insofferenza, ideali, illusioni, incertezza, ingenuità, istinto.

Poco meno di diciotto mesi fa io ero nella tua stessa condizioni e posso dirti che, in cuor tuo, tu l'hai già presa una decisione. Tu sai cosa vuoi ed è solo una questione di tempo prima che tu metta in pratica quella che ora è solo una nozione vaga e confusa avvolta nelle nebbie della malinconia e dei Murazzi alle prime luci del mattino.

Ma, mia cara Elena, non posso mandarti allo sbaraglio verso il tuo sogno, ti devo mettere in guardia, perché una cosa ho imparato a care spese. Londra non ti ha dato solo un buon lavoro e un matrimonio felice. Ti ha inculcato senza che te ne accorgessi di un'idea sovversiva per il nostro paese e per i portici della nostra città: la meritocrazia, l'idea che se hai le capacità per fare qualcosa te ne verrà data l'opportunità, senza pregiudizio alcuno, ma basandosi semplicemente sull'analisi oggettiva di quello che sai fare.

Tu pensi di tornare a Torino e adattarti a uno stipendio di mille euro al mese e vivere felice.
Non è così. Innanzi tutto, la possibilità di trovare un lavoro al rientro dall'estero e guadagnare 1000 euro non è così assicurata e certa. In più, Elena, sei sposata e qualsiasi addetto al personale non ti vedrà per una figura professionale con anni di esperienza all'estero da inserire in una società; no, ti vedrà come una possibile "sfornafigli", come è stato detto a una mia amica in un colloquio, e non saranno pochi quelli che valuteranno la possibilità di assumerti o meno in base alla tua risposta alla domanda: "Lei e suo marito avete intenzione di avere figli?"
Quando deciderai di tornare, perché mi sembra che non sia più una questione di "se" ma di tempi, corazzati bene Elena, o quella I si trasformerà in ira e infelicità e ti vedrai costretta a tornare indietro con le pive nel sacco, proprio come è successo a me: la malinconia non sarà passata, ma molti sogni sì.

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