Tuesday, 1 March 2011

Helsinki, preconcetti e anni Ottanta

In Helsinki la temperatura massima prevista per oggi era -2°C.
Fantastico.
Meglio di ieri sera comunque, quando ad attendermi all'arrivo c'erano ben dieci gradi sotto lo zero.
E' un peccato non rimanere qua abbastanza a lungo da poter visitare la città, ma anche solo due giorni scarsi servono a qualche piccola lezione.
Lezione numero uno. Presente la cartina della Finlandia? La cartina geopolitica che ti fanno ricopiare alle elementari e alle medie, tutta verde e blu, e che ti dà l'idea di semplice pianura fra un lago e l'altro? La cartina che ti fa pensare a Helsinki come una tavola piatta poco sopra il livello del mare?
Bene, Virgi, scordati la mappa. 
Prima di tutto, se Helsinki fosse "poco" sopra il livello del mare, quando questo ghiaccia d'inverno, sommergerebbe la città.
Poi le strade sono in salita! O in discesa, a seconda di come la si vuole vedere. Insomma la città è in pendenza: nulla di drammatico come vicoli e caruggi di Genova, le strade scendono più lentamente, ma che strana sensazione riscoprire che il mondo è in rilievo!
I laghi poi ci sono, solo che non si vedono: sono ancora ghiacciati, una lastra bianca dove ogni tanto compaiono figurine in movimento, persone che hanno scelto di andare al lavoro con gli sci.
La monotonia della lastra è rotta ogni tanto da macchie di colore più grandi degli sciatori: gli isolotti con i loro alberi e le barche ghiacciate a metà dei laghetti.

Questo è il lago su cui si affaccia l'ufficio di Espoo, ad esempio:


in espoo

In un solo giorno, non ho solo rivisto la mia idea della geografia del sud della Finlandia. Ho anche avuto la tremenda riconferma che gli anni Ottanta stanno tornando di moda, nel caso i colori e i tagli degli abiti nei negozi e le tonalità degli ombretti non bastassero: stasera, in un ristorante piuttosto elegante e trendy di Helsinki, arredato secondo uno stile molto scandinavo e minimalista, alle mie orecchie sono giunte le note di una canzone. Mi è sembrata subito familiare, nota, ma ci sono volute un po' di battute prima che il mio cervello la identificasse: era la
Lambada.

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