Monday, 7 March 2011

Libri, copertine e titoli

"What's that they told you
about a book & a cover?
Don't judge so quickly,
Is it too much too remember?
'Cause pictures lie, you know.
I'll show it's so.
Just give it one thought"

(Suzanne Vega, A book & a cover)

Vacanze di Natale. Mi aggiro confusa e vagamente irritata per la Feltrinelli: fra posate, scatole di latta e ukulele, cerco un tascabile che non costi come un libro rilegato. Spulcio qua e là, guardo le copertine, leggo i risvolti, apro a caso qualche pagina.

Un libro mi colpisce: "Le quattro casalinghe di Tokyo" di Natsuo Kirino. La storia sembra interessante, la descrizione della trama fa pensare a un thriller psicologico venato di umorismo noir e surrealismo giapponese.
La copertina ha qualcosa di accattivante: il riferimento alle casalinghe, la donna vestita di nero su sfondo verde, uno dei suoi sopraccigli leggermente inarcato, lo sguardo algido, tutto mi fa pensare a qualcosa come "Desperate housewives", in cui la disperazione è reale e tangibile.
Mi segno il titolo e il nome dell'autrice, decisa a comprare il libro al rientro in Inghilterra.

Gennaio, una piovosa domenica sera, mi metto alla ricerca del libro: ho lasciato l'agenda in camera e non ho voglia di muovermi dal divano.
Abbiamo il divano più scomodo del pianeta terra, una finta pelle di un colore tremendo, le barre verticali sono rotte e io sono praticamente sprofondata al centro con il mio iBook sulle ginocchia. L'opzione "alzarsi e salire di un piano per poi ridiscendere" non è nemmeno da prendere in considerazione.
Cerco di ricordarmi il nome della scrittrice ma niente da fare, non mi torna in mente. Allora provo a cercare "the four housewives of Tokyo". Niente da fare.

Dopo un po' di ricerche scopro che il titolo del libro è "Out". Nessuna menzione di Tokyo, men che meno delle sue casalinghe.

Ma a chi sarà mai venuto in mente di mettere in vendita il libro con il titolo "Le quattro casalinghe di Tokyo"?!?!?! Le protagoniste sono operaie, perché non "Le quattro operaie di Tokyo" allora?

Ma non si tratta solo del titolo; anche la copertina è molto diversa e mi fa sospettare che forse il tipo di marketing scelto in Italia non corrisponde esattamente al contenuto del libro.




Il volume inglese è più fedele nella scelta del titolo e della copertina: c'è qualcosa di inquietante nel titolo scritto sulla lama, quell'Out che riprende i kana giapponesi scritti in rosso sangue.
La punta del coltello poi, così vicina alla palpebra, dà l'idea di qualcosa di sinistro e angosciante, un dramma di vite di tenebra, senza alcuna luce a portare uno spiraglio di ottimismo.


Ho finito di leggere "Out" stamattina, in autobus. Non posso giudicare la versione italiana, non so se i cambiamenti siano stati solamente esterni: la versione inglese, sia nelle scelte estetiche che in quelle stilistiche del traduttore, mantiene per tutto il tempo uno sfondo piuttosto tetro, ansiogeno, tormentato.
C'era un bel cielo sereno stamattina: aria frizzante, per non dire gelata, e un sole che cercava timidamente di riscaldare Londra,
Quando ho richiuso il libro e mi sono ritrovata a scrutare per l'ennesima volta la lama del coltello e l'occhio, il contrasto fra le tenebre delle pagine e la luce di Londra sembrava tagliarmi a metà. Mi ci vorrà un po' per capire se mi è piaciuto o meno e per lasciarmelo del tutto alle spalle.


Non mi capita spesso, ma ogni tanto mi succede di leggere libri inquietanti, poco rassicuranti, tormentati. Mentre li leggo penso di non essere in grado di reggerli oltre, sento di dovere smettere prima che mi facciano del male. Eppure, appena richiudo le pagine su loro stesse, sento l'impulso irrefrenabile di riaprire il libro, continuare, vedere che capita. 
Libri come "Out" mi mettono in affanno, mi fanno pensare, mi agitano, preoccupano, incuriosiscono. E pensare che tutto ciò era nascosto da una copertina verde...

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