Monday, 8 August 2011

Clash over the weekend

La parola "riot" associata a Londra a me fa venire in mente una sola cosa: "White riot", 1977, Clash.
Giusto ieri ho riascoltato buona parte della discografia dei Clash. 

E' stato un bel week-end: iniziato venerdì sera con una visita alla Royal Academy of Arts per vedere "Eyewitness: Hungarian Photography in the 20th Century", per poi tornare a casa alle due di notte, un po' brilla dopo una serata passata con amici fra Stockwell e Clapham Junction.

Un weekend tranquillo, senza troppi scossoni: ho riletto un racconto di George Orwell, fatto a maglia, scritto delle lettere, messo in ordine le foto sul computer (o per lo meno ho iniziato!).
Ieri pranzo fra coinquilini da Estrela, il nostro ristorante portoghese di fiducia, passeggiata lungo il Tamigi. Abbiamo parlato degli scontri a nord, sì: la zia di Iria abita non troppo lontana da quella zona, abbiamo commentato che sembra quasi impossibile che sia successo. Ma poi abbiamo cambiato argomento, c'erano cose che sembravano più urgenti e interessanti a cui pensare e di cui parlare.

Tornati a casa, tutti un po' con quella malinconia da domenica sera, abbiamo fatto ancora due chiacchiere e la serata è scivolata via.
In camera mia, ho chiamato i miei, preparato il borsone per la palestra, e finito di ascoltare i Clash ovviamente. Le ultime note di "I'm not down" sono scemate placide, fuori non c'era nemmeno troppo traffico. Prima di dimenticarmene ho mandato un sms a Ema per tranquillizzarlo: tutto tranquillo, sono lontana dalle zone degli scontri, Tottenham è dall'altro lato di Londra. Cavoli, quattro anni a Londra e ho dovuto controllare sulla mappa dov'era: sì, è a nord, ma per me sopra Stoke Newington è tutta nebbia!

Stamattina suona la sveglia e io penso a "The Magnificent Seven", sempre i Clash, ottima colonna sonora per iniziare la settimana... Controllo le notizie con gli occhi ancora socchiusi e capto una parola.
Brixton. The Guns of Brixton? I Clash? No. Brixton, la fermata della metro successiva alla mia. Brixton e il mercato dove vado a fare la spesa di sabato. Non la Brixton del passato, ma quella di oggi.

Gli scontri e le razzie sono proseguite anche stanotte e si sono estese. Non solo più Tottenham, ma anche Islington, Enfield, Walthamstow e Brixton.  E sembra che abbiano tutte le peggiori intenzioni di proseguire pure oggi.
Nessuna protesta, nessuna rabbia sociale che esplode, solo razzie e saccheggi: a meno che la protesta non si esprima a colpi di sneakers nuove prese da JB Sports, un bel 42 pollici ultrapiatto da Curry's e la cassa di Nando's (vuota, perché qualcuno dovrebbe spiegare ai saccheggiatori che i soldi non vengono mai lasciati in cassa a fine giornata).

Il cielo di Lambeth era rumoroso stamattina, pieno di elicotteri che controllavano dall'alto Brixton. Io sono andata al lavoro e nulla mi è sembrato diverso, perché, nella pelle di leopardo che è Londra, il mio autobus non passa da nessuna parte colpita dalle violenze. Almeno per ora.

Chi ancora non è in vacanza oggi mi ha cercato dall'Italia, per sapere come stavo. Mi ha fatto sorridere per un momento.
Come sto? Bene, nonostante tutto, ho i miei problemi a cui pensare e in una città enorme come Londra è facile dimenticarsi di ciò che succede solo due vie più in giù. 
La giornata è passata tranquilla, fra gente che distrugge la città e gente che invoca il ritorno della forca: l'apogeo della civilizzazione, insomma.

Come starò domani? Spero bene, nonostante tutto. Magari meglio. Per ora torno ad ascoltare i Clash. Ci manca solo più che, dopo Twitter e i social media, accusino pure loro di essere la causa di tutto! 

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