Friday, 5 August 2011

libri e sconti

Everyday I write the book


Lo scorso Natale sono capitata (per un fortuito e inaspettato caso, non c'è bisogno che lo dica) da Feltrinelli. Appena entrata ho deciso che mi sarei comprata un libro: l'idea si è conficcata fra i neuroni come un chiodo, MA ho anche deciso che non avrei speso più di dieci euro.
Facile, vero?
Due ore. Ho vagato per due ore come un'anima in pena fra gli scaffali, finendo ogni tanto ad domandarmi perché ci fossero insalatiere in vendita. Probabilmente i commessi avranno pure iniziato a sospettare che volessi far su qualche libro.
Non lo sapevo (o inconsciamente avevo deciso di non volerlo sapere), ma la condizione che mi ero posta era un enorme iceberg contro cui ero in palese rotta di collisione.

I libri che volevo costavano più di dieci euro, quelli che costavano meno li avevo già letti o non mi interessavano (ed erano scontati almeno del 15%).

Così, ormai pronta a lanciarmi oltre l'orlo della crisi di nervi, ho comprato "La donna della domenica" e sono uscita svelta, cercando di mettere quanta più distanza possibile fra me e il mal di testa fra tascabili e nuove uscite.

La sensazione di frustrazione che ho provato si è ripresentata qualche giorno fa, leggendo una notizia sui quotidiani.

È infatti apparsa la notizia dell'approvazione della legge di regolamentazione del settore editoriale che entrerà in vigore il primo settembre.

La nuova legge impone un tetto massimo agli sconti sui libri del 15%, salvo alcuni casi particolari. Si può scontare un libero fino al 20% per le fiere del libro o per offerte destinate alle OGN e fino al 25% se a scontare sono gli editori stessi.

In più non sarà possibile applicare nessuno sconto durante il periodo natalizio.

Guardo il mio Oscar Mondadori che forse si sente triste e solo fra gli altri libri, per la maggioranza inglesi o comprati ancora quando il prezzo era espresso solo in lire. 


Se l'intento è quello di tutelare i piccoli commercianti che non possono permettersi di fare gli stessi sconti delle grandi catene di distribuzione, non sono del tutto convinta che questo approccio migliorerà la situazione

I libri costano più in Italia che in Inghilterra e, a leggere le statistiche, più che in buona parte d'Europa.
Gli italiani sono già fra i popoli che leggono in media di meno e, dovendo confrontarsi contro quella cosa che per alcuni politici non esiste ma c'è e si chiama crisi, magari sono un po' più cauti nell'acquisto di libri (poi uno potrebbe controbattere che però i soldi per l'ultimo cellulare si trovano sempre ed è una questione di priorità, ma non è questo il punto, almeno per ora) e ora si troveranno a dover pagare di più i libri, senza che nelle loro tasche entrino più soldi. 

Poi cercando notizie qua e là su internet ho scoperto che sugli e-book in Italia viene applicata l'IVA del 20%, piuttosto che del 4% applicato sui libri, perché sono considerati "contenuti digitali", ma ciò nonostante le limitazioni sugli sconti verranno probabilmente applicati anche su di loro.


Il problema rimane che gli italiani non leggono, né in formato cartaceo né digitale, guadagnano una miseria e ora si troveranno a pagare di più i libri, perché l'ipotesi che le case editrici ribassino i prezzi (dopo che sono raddoppiati con l'arrivo dell'euro) è pura fantascienza.

Allora cosa fanno legislatori, editori, librai e compagnia bella? Gli struzzi! Ma sì, nascondiamo la testa sotto la sabbia e facciamo finta che nulla sia cambiato.

Il mercato dell'editoria è cambiato, l'ingresso di Amazon e realtà simili ha significato una trasformazione delle modalità di acquisto e fruizione dei libri. Ha portato con sé anche un ingresso diretto di scrittori nel mercato senza passare attraverso le case editrici. E non mi si venga a dire che l'hanno potuto fare perché hanno fatto ricadere i costi sul mercato inglese, perché è nascondersi dietro a un dito.
In più non è tutto rosa e fiori nemmeno qua e ci sono diversi detrattori del nuovo formato e discussioni sul pericolo del formarsi di una condizione di monopolio, ma almeno una discussione c'è: nessuno ne nega il diritto ad esistere perché non è certo trincerandosi dietro un protezionismo oligarchico che si può pensare di rispondere in maniera effettiva a una sfida simile.
Invece di rimettersi in gioco, ecco che noi ci chiudiamo a riccio.
Ci sarà sempre gente che preferisce un libro di carta a uno virtuale, ma questo non significa che per tutelare gli uni si finisca per trasformare in un salasso monetario l'acquisto di ebook agli altri.
Il protezionismo a manetta non permetterà certo alla libreria di Via Monginevro di vendere di più o ai piccoli editori di crescere. Semplicemente falsificherà il mercato e, a lungo andare, finirà per azzopparlo del tutto: tiene conto dell'offerta ma è completamente cieco rispetto alle condizioni e possibilità d'acquisto della domanda che, non si trova di certo incoraggiata a consumare di più in questo modo.

A luglio ho comprato un altro libro a Torino, "Racconti matematici": era scontato e ho pure usato i buoni che avevo ancora sulla tessera punti. Ho smesso di comprare libri nella libreria dietro casa quando mi sono resa conto che era al di sopra delle mie possibilità economiche e non credo che questa legge mi farà cambiare idea. Se mi viene imposto di scegliere, fra le librerie e i libri, io scelgo i libri


3 comments:

  1. Sorry about that strange comment on my blog earlier this week. My daughter was on the computer and when she read what you wrote about using a spy pen as medical equipment, I said, maybe you can stick it up your ass, but I meant, stick it up one's ass -- hope you didn't take it the wrong way. She just typed what I said in her mischevious way. Hope everything is Ok. will send you an email soon. x

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  2. Liz, your family is hilarious!

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  3. We had such a scheme in Britain up until a few years ago. Getting rid of it was a very good thin IMHO. :(

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