Wednesday, 2 November 2011

Concerti e futuro

Fra "Art of Almost" e the "Whole love" non so quanto sia passato. Minuti, ore, musica e poesia.
La Roundhouse a Chalk Farm è una delle mie sale preferite, un posto suggestivo adatto a perdersi fra le note.

Primo punto positivo della serata: nessuno mi ha chiesto di smettere di cantare. Anzi!, per una felice concatenazione di eventi, fra il raffreddore e le orecchie tappate a causa del volo, ho sentito il concerto in stereofonia, filtrando buona parte delle voci circostanti. Quindi, a ben pensarci, potrebbero avermi chiesto di smettere di cantare, ma io non li ho sentiti: non dico che d'ora in poi tenterò di ammalarmi 3 giorni prima di un concerto, ma nella sfiga generale ho avuto il mio momento "à la Pollyanna" e ho trovato un lato positivo nella sfiga generale.

Come da tradizione, anche questo concerto si è rivelato una fantastica opportunità per studi e ricerche socio-antropologici. Non fossi stata troppo impegnata a cantare "Ashes of American flags", probabilmente mi sarei potuta interrogare sul motivo per cui il tizio accanto a me abbia deciso di andarsene a metà concerto.

C'era un ragazzotto non troppo ubriaco che tentava di fare colpo sulla ragazza accanto a lui. Purtroppo lei non era altrettanto ubriaca e lui sembrava in grado di dire le parole sbagliate e fare le cose meno azzeccate, con il solo risultato di farla innervosire sempre più. Ah, l'amour!

O il motivo per cui il tizio con il cappellino abbia deciso di piazzarsi proprio dietro al ragazzo-armadio in prima fila; a parte il desiderio di scassargli le scatole, può esserci stata anche una lieve vena suicida dietro le sue azioni?
Insomma, se vuoi un posto in prima fila, mio caro ragazzo-cappellino, arrivi presto e non passi due ore a bere al bar. E soprattutto non ti piazzi dietro al ragazzo-armadio! Insomma, l'hai visto? E' il triplo di te e con una delle sue mani potrebbe staccarti la testa e usarla per giocare a bowling con le costole, staccate con l'altra manina. Ti è andata bene che non era il buon SViN in prima fila: forse un po' più piccolo di ragazzo-armadio, ha di sicuro meno pazienza e si sarebbe fatto pochi problemi a usarti come sgabello per vedere meglio il concerto.


Quando ho comprato il biglietto per il concerto, ero ancora a Londra. Ancora non sapevo che di lì a pochi mesi mi sarei trovata in un altro paese.
Ero in una fase abbastanza tetra, non la peggiore ma comunque brutta abbastanza da sentire il bisogno di qualcosa di bello nel futuro a cui poter pensare. La promessa di qualcosa di migliore.
Per un po' ho lasciato il biglietto sulla scrivania, per poterlo guardare e potermi ripetere che c'era qualcosa di bello ad attendermi. Ora ho un altro biglietto appeso in bacheca. Lo guardo ogni tanto, una sbirciata veloce tanto per confermare che è ancora lì. E per pensare alle cose migliori che aspettiamo arrivino dal futuro, ricordandosi però che è meglio andargli incontro e non rimanere pietrificata sul posto...


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